Sinfoniche voluttà ● Symphonies of voluptuousness

ll punto sulla scultura di Pablo Atchugarry in occasione della mostra a New York. Per lui il marmo è una sostanza viva e sensibile. Una voce da ascoltare e trasferire nell’anima. Per coniugare lo spirito della classicità alle più profonde pulsioni emozionali.

A reappraisal of Pablo Atchugarry’s Sculture on the occasion of his New York exhibition. For Atchugarry, marble is a living, sensitive substance.
A voice to listen to and to transfer into the soul. To marry the spirit of the classical world with the deepest emotional impulses.

di/by Luciano Caprile

Pablo Atchugarry

  • Pablo Atchugarry  L’artista al lavoro / The artist at work

Si conclude il 17 dicembre “Heroic activities”, una importante mostra di Pablo Atchugarry alla Hollis Taggart Galleries in Madison Avenue. L’ultima apparizione newyorchese del maestro uruguayano ha chiamato come sempre in causa il materiale nobile della scultura, il marmo, da volgere in visione estatica, in esaltazione concettuale, in magia contemplativa. Infatti, sia che egli incida e plasmi il bianco statuario di Carrara o il rosa del Portogallo o il grigio Bardiglio, escono dalle sue mani voluttà sinfoniche che coniugano lo spirito della classicità alle pulsioni emozionali suscitate dallo stato di grazia di ogni tempo.
Parafrasando il titolo dell’esposizione statunitense, la sua è veramente una “attività eroica” dal momento che egli non teme ancora oggi di sollecitare col suo gesto collaudate memorie di antichi panneggi, salvo poi rivolgere il seguito del racconto non alla concretezza di una figura da rappresentare ma alla nostalgica fuga di un sogno da inseguire nel corso di una evoluzione aerea che idealmente prosegue al di là dell’opera.

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“Heroic activities”, an important Pablo Atchugarry exhibition at the Hollis Taggart Galleries in Madison Avenue, ends on 17 December. This latest New York appearance of the Uruguayan artist as always involves marble, that most noble of sculptural materials, to be transformed into ecstatic vision, conceptual exaltation or contemplative enchantment. Indeed, whether he is carving and moulding the white statuary marble of Carrara, the rose-coloured marble of Portugal or the grey of Bardiglio, what emerges from his hands are symphonies of voluptuousness, combining the spirit of the classical world with the emotional impulses aroused by the state of grace of every age.
To paraphrase the title of the US exhibition, his is truly a “heroic activity” in that he is still not afraid, today, to arouse tried and tested memories of ancient draperies with his work, only to direct what follows this narrative not to the concrete form of a figure to be represented but to the nostalgic flight of a dream to be pursued in the course of an aerial evolution that continues in the abstract, over and beyond the work.

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Abbraccio totale ● Total Embrance

A colloquio con Enrico Benetta.

In conversation with Enrico Benetta

di/by Paolo Magri

Enrico Benetta

  • Enrico Benetta nel suo studio/in his atelier

Innamorato dei caratteri tipografici, fonde la capacità combinatoria delle parole con le tinte della tradizione veneta. Per lui scrittura e pittura sono un’unica cosa: il segno tangibile di una esperienza artistica assoluta.

A Montebelluna, nella campagna trevigiana, la soffitta di una vecchia casa colonica è invasa da lettere d’acciaio, tele, pennelli, sagome di legno, strutture in ferro. È l’atelier di Enrico Benetta, giovane artista la cui poetica fonde la capacità combinatoria delle parole con le tinte della tradizione veneta. Le opere sono esposte su un grande tavolo di legno, lo scenario perfetto per poter parlare d’arte. La tavola è imbandita, siamo stati invitati a un banchetto speciale.
Cosa rappresenta per te questo luogo?
Tutto. Qui mi sento bene, è il posto dove lavoro meglio. Era la casa dei miei nonni. Il sottotetto, dove ora ho lo studio, era destinato all’essicazione dei bachi da seta.Quando ero bambino questo era un luogo magico, colmo di oggetti  bizzarri, credevo vi fossero nascosti mille tesori. Salivo i gradini poco alla volta e, quando ero quasi arrivato, scappavo via impaurito. Ora mi sono impossessato di questo luogo, è qui che  l’ispirazione mi porta alla creazione.
Tu sei un artista giovane con alle spalle un’attività già decennale. Come si è sviluppata la tua poetica?
La mia fortuna è di aver sempre trovato persone che hanno creduto in me, dai miei genitori alla professoressa Antonia Ciampi, da Paola Dametto Buziol, e Mauro Casagrande, imprenditori illuminati, alle gallerie d’arte Russo e Tornabuoni. Ma se gli incontri sono stati determinanti, fondamentale è la convinzione di possedere delle qualità cromatiche, il senso dell’armonia e il bisogno di esprimere quello che sento. La mia poetica si è concretizzata da subito in una direzione precisa: l’innamoramento per il carattere tipografico.
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Having fallen in love with typographic fonts, he blends the combinatory power of words with the colours of veneto tradition. For Benetta, writing and painting are one and the same: the tangible sign of an absolute artistic experience.

The attic of an old country farmhouse in Montebelluna, in the Treviso countryside, is covered with steel lettering, canvases, paintbrushes, wooden moulds and iron frames. It is the workshop of Enrico Benetta, the young artist whose art blends the combinatory power of words with the colours of Veneto tradition. His works are displayed on a large wooden table, the perfect setting for a conversation about art. The table is set for a feast; we have been invited to a special banquet.


What does this place mean for you?
Everything. I feel good here; it’s the place where I work best. It was my grandparents’ house. The attic, where I have my studio now, was used for drying silkworms. When I was a child, this was a magic place, full of strange objects: I believed there were a thousand treasures hidden there. I would go up the stairs a few at a time and when I had almost reached the top, I would run away in fright. Now I have taken possession of this place; this is where I find inspiration to create.


You are a young artist but you have years of activity already behind you. How did your art develop?
My good fortune has been that I have always found people who believed in me: my parents, Professor Antonia Ciampi, Paola Dametto Buziol and Mauro Casagrande – enlightened businessmen – and the Russo and Tornabuoni art galleries. But while these encounters were decisive, the conviction that I could do things with colours, the sense of harmony and the need to express what I feel have also been crucial. My art took a precise path from the beginning, with my love for typographical fonts.

 

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Al funerale del Gran Khan ● At the Great Khan’sFuneral

di Lorella Pagnucco Salvemini

Il Gotha dell’arte inter-nazionale pare che ci abbiacreduto o, comunque, nelsuo stile, con posata nonchalanche, ha finto dicrederci. Maurizio Cattelanannuncia il suo definitivoritiro? E, allora, tutti di volataa New York per non man-care all’importante eventodella mostra–funerale, perl’ultimo saluto al grandegenio, all’artista italiano con-temporaneo più costoso delpianeta (al solito, prendendoil valore economico comeindicatore del valore estetico). Erano in molti a rendergliomaggio la sera dello scorso4 novembre al Guggenheim:una sarabanda di collezioni-sti potenti del calibro dell’americano Rubel, delgreco Joannou e della nostrana Patrizia ReRebaudengo; di fedelissimidal settore intellighenziaquali Bonami, Celant, Parkdella Morgan Library,Landesman di Artforum; dimercanti dal fiuto sopraffinocome Goodman, Perrotin,De Carlo. Tutti lì, alla cortedel Gran Khan dell’arte con-temporanea.  Eccoli, naso all’insù, sotto lasuperba cupola di vetroideata da Frank Lloyd Wrightnel 1949, dalla cui altezza di30 metri pendono ora, inuna intricata selva di fili ecorde, le 130 opere-provo-cazioni realizzate daCattelan in 21 anni di  onora-ta, rigorosamente scan-dalosa carriera. Non nemanca nessuna: il Papaabbattuto da un meteorite,Hitler in ginocchio, il bambo-lotto con la faccia di Picasso,lo scheletro del gattogigante, il cane impagliato. Ei selezionatissimi invitati perrivedere i lavori (nemmenoun inedito) a farsi venire iltorcicollo, perché lui hadeciso che i punti di vista inarte si cambiano così,mutando semplicemente(semplicisticamente?) il sup-porto espositivo: il soffitto inluogo  della parete. Più cheun vernissage, sembra il setdi “Scherzi a parte”.

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Arte povera. Di idee ● Arte povera. In ideas

di Stefano Zecchi

Stefano ZecchiL’arte povera è l’espressione politicamente corretta del ‘68. Erano quelli gli anni in cui la contestazione faceva terra bruciata intorno alle forme e alle istituzioni artistiche definite borghesi rappresentazioni del capitalismo. Poiché alla testa dei sessantottini si erano messi intellettuali di ogni specie della sinistra, ascoltati con devozione dai mezzi di comunicazione – quando non erano essi stessi responsabili della comunicazione – chi lavorava e viveva nel mondo della cultura non poteva far finta di niente. La conseguenza era un oggettivo disorientamento degli artisti (di tutti gli artisti, da quelli impegnati nell’attività musicale a quelli nel teatro, nella letteratura) nel comprendere la loro stessa identità di artisti, negata sia dai propri intellettuali di riferimento, sia da essi stessi in un autentico o ipocrita (a seconda dei casi) desiderio di mettersi in discussione.
Qualcuno ricorderà l’empito rivoluzionario dei sessantottini contro l’arte borghese, capitalista e
reazionaria e le loro violente contestazioni a istituzioni culturali come, per esempio, la Biennale di Venezia altrettanto borghese, capitalista e reazionaria.
Ma l’arte, come osservava Nietzsche, è la più autentica tensione metafisica dell’uomo, che ne definisce l’essenza, e non si lascia cancellare né da una rivoluzione sanguinaria né, tanto meno, da una fatta con slogan di figli di papà. Ma se l’arte è metafisica, gli artisti sono di carne e ossa e tengono famiglia. Come si fa, allora, continuare a fare gli artisti e a non deludere i propri paladini rivoluzionari sessantottini?

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Il lungo inverno della cultura • The Long Winter of Culture

di Claudia Sugliano


Intervista in esclusiva a Jean Clair, in occasione della pubblicazione in Italia del Pamphlet che ha scatenato un terremoto nel mondo dell’arte.

In una bella, antica casa nel cuore della Parigi più autentica, una dorata giornata d’autunno illumina lo studio di Jean Clair:  montagne di volumi e cataloghi d’arte, scaffali di libri  e opere degli artisti a lui cari fitte sulle pareti, come pietre miliari di amicizie feconde, di indissolubili legami.
Il grande critico d’arte, dall’impressionante curriculum (conservatore del Centre Pompidou, direttore del Museo Picasso, nel 1995 direttore della Biennale di Venezia del centenario, curatore di mostre di successo, quali “Delitto e Castigo” al Louvre nel 2010), ha appena pubblicato in Italia, per Skira, “L’inverno della cultura”. È un graffiante, meditato pamphlet che, come sempre accade con le sue opere (“Breve storia dell’arte moderna”, 2004, e “La crisi dei musei. La globalizzazione della cultura”, 2008, sempre Skira, “La responsabilità dell’artista. Le avanguardie tra terrore e ragione”, 1997, ora ristampato da Abscondita) ha suscitato forti, spesso rabbiose reazioni e innescato accese discussioni.
Il suo ultimo lavoro ci porta nell’atmosfera raggelante di un “inverno della cultura”. Da che cosa nasce questa convinzione, e non ci sono spiragli di disgelo?
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Georges Mathieu ● Il gesto e l’immagine – Gestures and Images

Grande mostra di Georges Mathieu alla Agnellini Arte Moderna di Brescia in rassegna 25 capolavori realizzati dal maestro dell’astrazione lirica tra il 1948 e il 1969. Opere di straordinario equilibrio formale e di implicita potenza dichiarativa. già consegnate alla storia.

A big Georges Mathieu exhibition at the Agnellini Arte Moderna Gallery in Brescia on display are 25 outstanding works executed by the master of lyrical abstraction between 1948 and 1969. Works of extraordinary formal balance and imbued with great expressive power which are already engraved in history.

di/by Luciano Caprile

Georges Mathieu

  • Georges Mathieu Un ritratto dell’artista / A portrait of the artist

Pochi personaggi dell’arte internazionale del secolo scorso hanno saputo coniugare il personale comportamento col gesto da tracciare sulla tela: tra costoro assume un ruolo di preminenza Georges Mathieu. Negli anni ’50 e ’60 le sue performance di fronte al pubblico di ogni parte del mondo si traducevano nello spazio di un’ora o poco più in opere di straordinario, lirico equilibrio formale e di implicita potenza dichiarativa. La sua inimitabile pittura calligrafica (favorita e alimentata da lunghi pennelli da maneggiare come spade affilate in una sorta di danza propiziatoria) conquistava dinamicamente le grandi tele come se si trattasse di pagine da consegnare alla storia di ogni tempo. Leggi il resto di questo articolo »

Dalla parte di Dioniso – Following Dionysus

L’intensa, complessa avventura creativa di Cesare Berlingeri.

Cesare Berlingeri’s intense, complex creative adventure.

di/by Lorella Pagnucco Salvemini

CESARE BERLINGERI nel suo studio/in his atelier

  • Cesare Berlingeri nel suo studio/in his atelier

Fin dagli inizi – quando le tue tele, composte da strati di velo, erano invase dalla luce e da un senso di impalpabilità – hai scelto la via della nonrappresentazione. Sembra quasi non ti interessi il mondo visibile.

L’unica possibilità che ha la pittura è dipingere l’invisibile, diceva Merleau Ponty. L’universalità dell’arte, penso, sta nella sua grande capacità di coniugare il visibile con l’invisibile, essere ossessionati da una forma e poi ripeterla ossessivamente affinché smetta di essere, nel mio caso, piega e diventi forma, luce, colore e perdersi in una fusione con l’opera, dove non si scorgano più né oggetti, né certezze ma un incanto originario intorno a ciò che resterà sempre invisibile. Leggi il resto di questo articolo »

Alberto Burri ● L’incanto della forma – The Enchantment of Form

Una trentina di lavori, datati tra gli anni ’50 e ’90, rivisitano la ricerca creativa di un artista straordinario. Capace di trasfigurare la materia, distillando un’aspra, quanto suggestiva poesia.

Approximately 30 works completed between the fifties and the nineties revisit the creative research of an extraordinary artist capable of transfiguring matter, extracting harsh yet eloquent poetry from it.

di/by Giovanni Faccenda

  • Alberto Burri, Nero e oro, 1993

Nonostante la considerazione critica e la fama ormai estese a livello mondiale, permane l’impressione, al cospetto della figura e dell’opera di Alberto Burri, che entrambe abbiano ancora da ricevere il riconoscimento di quel primato che tale è stato nell’arte del secondo ‘900. Insieme, forse, al solo Rothko, Burri è certo da considerare il protagonista più innovativo e pregiato tra coloro che ebbero a distinguersi, senza furberie o artificiosità di sorta, nel panorama internazionale a partire dal secondo dopoguerra. Una mostra esaustiva, densa di importanti contributi appartenenti alla migliore antologia del maestro umbro, è ora quella che la famiglia Mazzoleni propone con la lungimiranza che le conosciamo.

Da sempre, infatti, primario riferimento commerciale per quanto riguarda l’opera di Burri, la storica galleria torinese ha riunito per l’occasione una raccolta di opere davvero significative: una trentina di lavori, fra il 1950 e il 1993, attentamente selezionati per rivisitare i principali momenti della ricerca creativa di questo straordinario artista. Bello ed emblematico il titolo scelto quale sigillo dell’esposizione curata da Francesco Poli: “Alberto Burri. Dalla concretezza reale all’incanto della forma”. Riassume, con indovinata sintesi, un percorso espressivo sempre permeato dalla poesia che è nelle cose. Leggi il resto di questo articolo »

Lo spirito del tempo ● The Spirit of the Times

L’aderenza alla contemporaneità è il segno distintivo della 54ª Biennale d’Arte a Venezia

Adherence to contemporaneity is the distinguishing feature of the 54th Art Biennale in Venice

di/by Luciano Caramel


Il segno distintivo di questa 54ª Biennale di Venezia è, come del resto sempre dovrebbe essere, l’aderenza alla contemporaneità. Nel senso della frizione diretta col divenire dell’arte, linguistico, formale, e pure “tematico”, fuori di un’autoreferenzialità miope, entro lo spirito del tempo, antropologico, sociologico, economico e politico.

Contesto quest’anno difficilmente aggirabile per l’emergenza planetaria geopolitica dei drammatici rivolgimenti nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale, che si sommano alle trasformazioni e ai conflitti che da tempo tormentano territori importanti dell’Asia, dell’Africa centrale e del Sud Africa, come della Europa post sovietica (così la Polonia, l’Armenia, l’Azerbagijan, la stessa Albania). Eventi che hanno ripercussioni anche dirette sull’esposizione veneziana. Leggi il resto di questo articolo »

Meglio l’arte del Prozac ● Art is Better than Prozac

di Lorella Pagnucco Salvemini

E vissero a lungo felici e contenti (di conseguenza, anche sani). Il classico lieto fine dal mondo fiabesco trasmigra ora a quello reale. Con tanto di avallo scientifico. La notizia, curiosa, giunge all’inizio dell’esodo estivo. E stimola a rivedere il programma delle vacanze. Già, perché la scienza aveva insegnato ad annoverare in un corretto stile di vita alimentazione equilibrata, almeno sette/ otto ore di sonno quotidiane, moderata ma costante attività fisica, vita all’aria aperta a contatto con una natura possibilmente incontaminata. Dopo anni di yogurt, melatonina, palestra, vacanze negli agriturismo, quando non in campeggi improvvisati, fra scarafaggi, zanzare, a volte perfino vipere o cinghiali, si scopre che fatiche e rinunce sin qui praticate si dimostrano insufficienti. Il vero elisir arriva dalle attività culturali, non importa se si è attori o spettatori, creativi o fruitori. La novità è che non occorre essere artisti per trarre beneficio. Il risultato è uguale per tutti: l’arte fa bene alla salute, anzi benissimo. In oggetto non è la collaudata Arteterapia, che serve a placare il dolore di vivere di pittori, poeti e musicisti, o alla quale ricorrono i medici dell’anima per guarire i disagi emotivi, affettivi, relazionali di individui psichicamente disturbati. Leggi il resto di questo articolo »