Palazzo d’artista / Artist’s Building

Inaugurata a Padova la nuova sede dei Family Banker Office della Mediolanum con gli interventi di Ma

Silenzi assolati / Sunlit Silence

FORTE DEI MARMI • NEGLI SPAZI DEL FORTINO UNA GRANDE ANTOLOGICA DI WALTER LAZZARO NEL CENTENARIO D

Bella da svenire / So Beautiful as to Faint

di/by Lorella Pagnucco Salvemini Bella, talmente bella da svenire. Non sono solo le parole di un inn

 

Palazzo d’artista / Artist’s Building

agosto 1, 2014 in iNEdicola, iNRete

Inaugurata a Padova la nuova sede dei Family Banker Office della Mediolanum
con gli interventi di Marco Nereo Rotelli

di/by Marco Chiuso

To plunge in the deep. Conoscere Padova per William Shakespeare significava tuffarsi nel profondo. Nursery of arts la definì il bardo, giusto quando stava per diventare anche culla delle scienze, grazie a Galileo. “Non senza invidia sento il suo ritorno a Padova, dove consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età. Goda di codesta libertà…” scrisse in una lettera a un filosofo.Città delle arti, delle scienze, del pensiero e della libertà. Questi sono i fili che tessono tanta parte della sua identità. E questi sono i fili che intrecciano il nuovo intervento urbano che va a ospitare, e che qui vi presentiamo. Una piazza, uno spazio di lavoro. Tra i due, un diaframma sospeso, quasi un sipario: i pieni e i vuoti che si alternano in facciata ricordano le ombre prodotte dalle pieghe del drappo. In luogo del velluto, un mosaico di un blu profondo in cui il nostro sguardo si tuffa, in un’intuizione d’infinito. Il senso cosmico di quest’opera di Marco Nereo Rotelli emerge nella sottile scritta in tessere dorate vergata sulla superficie: lux.

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The New seat of the Mediolanum Family Banker Offices with artwork by Marco Nereo Rotelli, inaugurated in Padua 

To plunge into the deep. For William Shakespeare, knowing Padua meant plunging into the deep. The bard called it the nursery of arts, just as it was about to become the cradle of science, thanks to Galileo. “It is not without some envy that I hear of your return to Padua, where I spent the best eighteen years of my life. Enjoy this freedom…” he wrote in a letter to a philosopher. This is a city of the arts, sciences, and freedom of thought. These are the threads that are so deeply woven into its identity. And these are the threads that weave through the new urban project that it is hosting, and which we present here. A piazza, a working space. Between the two is a suspended diaphragm, almost like a theatrical curtain: the alternating solids and voids in the facade are reminiscent of the shadows produced by the folds of drapery. In place of velvet, there is a deep blue mosaic into which our gaze plunges in an intuition of infinity. The cosmic meaning of this work by Marco Nereo Rotelli emerges in thin writing in golden tiles laid across the surface: lux. 



 

Silenzi assolati / Sunlit Silence

agosto 1, 2014 in iNEdicola, iNRete

FORTE DEI MARMI • NEGLI SPAZI DEL FORTINO UNA GRANDE ANTOLOGICA DI WALTER LAZZARO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

di/by Luciano Caprile

Per chi proveniva da piazza della Scala il primo impatto artistico con la mitica via Brera è stato per tanti anni un grande dipinto di Walter Lazzaro, collocato nella vetrina del suo vecchio studio milanese. Si trattava di una barca sospesa nel silenzio, un silenzio assoluto da intingere nel sole accecante che declinava la delicata tonalità della spiaggia nel respiro trattenuto del mare da prolungare nel conseguente riflesso del cielo. Questo richiamo della Versilia catturava l’attenzione generalizzata dei passanti ben al di là di un prevedibile agguato della curiosità. Si traduceva immediatamente in un nostalgico ambiente interiore. Non a caso l’emblema dell’omaggio che Forte dei Marmi dedica dal 12 luglio al 28 settembre al maestro romano è una Versilia silente del 1977 che offre il medesimo impatto percettivo ai visitatori. A impreziosire ulteriormente l’evento giunge la contemporanea celebrazione del centenario della nascita di Lazzaro e di quello del Comune che  nella circostanza accoglie le sue opere al Fortino. Quell’opera emblematica, che costituisce il biglietto da visita di Lazzaro, trova gli agganci più prossimi nel de Chirico metafisico e nel Morandi delle nature morte scaturite dalle bottiglie e dai barattoli allineati sui ripiani dell’angusto atelier bolognese di quest’ultimo.

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FORTE DEI MARMI • THE FORTINO HOSTS A GRAND RETROSPECTIVE ON WALTER LAZZARO FOR THE 100TH ANNIVERSARY OF HIS BIRTH

For those coming from Piazza della Scala, the first artistic impact with Milan’s legendary via Brera was, for many years, a large painting by Walter Lazzaro set in the window of his old studio. It depicted a boat floating in silence, an absolute silence infused with the blinding sun describing the delicate tones of the beach in the suspended breath of the sea, extending into the resulting reflection of the sky. This reference to Versilia captured the general attention of those walking by and was much more than a predictable trap for their curiosity. It immediately conveyed a nostalgic inner environment. It’s no coincidence that the work chosen to symbolize the exhibition that Forte dei Marmi will dedicate to Lazzaro from 12 July to 28 September is Silent Versilia (1977), which offers visitors the same perceptual impact. The event is made all the more special by the contemporaneous celebration of the 100th anniversary of Lazzaro’s birth and that of the Town hosting his works at the Fortino for the occasion. That symbolic work, which became Lazzaro’s calling card, finds its closest connections in metaphysical de Chirico and in Morandi’s still lifes springing forth from bottles and jars lined up along the surfaces of his cramped studio in Bologna.



 

Bella da svenire / So Beautiful as to Faint

agosto 1, 2014 in Editoriale, iNEdicola

di/by Lorella Pagnucco Salvemini

Bella, talmente bella da svenire. Non sono solo le parole di un innamorato al cospetto della sua adorata. Per la psichiatria, se l’incantamento è provocato da un’opera d’arte si tratta di una affezione vera e propria: la sindrome di Stendhal. I sintomi si potrebbero facilmente confondere con quelli indotti da malori più comuni come un calo glicemico, una pressione troppo bassa o troppo alta, un attacco di cervicali. Se non che tachicardia, vertigini, sudorazione improvvisa, ronzii auricolari, allucinazioni, perdita di conoscenza si manifestano sempre ed esclusivamente quando gli occhi si posano su un dipinto o su una scultura di straordinaria bellezza. La malattia non va presa sotto gamba. Per alcuni, può diventare così invalidante da richiedere ricoveri ospedalieri e lunghe cure psicanalitiche. In altri, il rapimento estetico può coincidere con una pericolosa forma di isteria, fino a sfociare nella distruzione del capolavoro tanto ammirato. La causa? La sensazione angosciante di non riuscire a contenere emozioni così potenti e diverse rispetto al proprio consueto vissuto personale. Una sorta di alluvione emotiva, per cui l’io viene travolto e soccombe.  Pare che colpisca persone particolarmente sensibili e, in linea di massima, chissà come mai stranieri. Gli italiani, a quanto pare, ne sono pressoché immuni, forse perché cinici, incuranti, o perché viziati da una millenaria convivenza con la bellezza che finiscono per non vedere più. Certo, a noi è difficile che accada di entrare in un museo e uscirne ammalati di nervi per un eccesso di godimento estetico. Se ci saltano i nervi è piuttosto per il contrario. Quante collezioni e mostre, come amanti fanfaroni, promettono un piacere che poi non mantengono, al punto che quasi ci piacerebbe prendere la malattia, magari in forma lieve, provare un leggero raptus estatico, avvertire un brivido fulmineo, per qualche attimo sentire un colpo al cuore. Come Stendhal, appunto. Annotava lo scrittore in visita a Firenze durante il Grand Tour del 1817: “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e dai sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. Una bella pagina di romanticismo. Con tali sentimenti e tale stile nel comunicarli, Stendhal si è assicurato un posto nei libri di letteratura. Quello che non immaginava, probabilmente, è che lo avrebbe ottenuto pure nei manuali di psichiatria.

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Beautiful, so beautiful as to faint. These aren’t just the words of a smitten man upon seeing his beloved. In psychiatry, when the enchantment is caused by a work of art, we’re dealing with a full-fledged disease: Stendhal Syndrome. The symptoms could easily be confused with those brought on by more common conditions such as low blood sugar, blood pressure that’s too high or too low, or a sudden headache. Except that the tachycardia, vertigo, breaking into a sudden sweat, buzzing in the ears, hallucinations and loss of consciousness always and exclusively appear when our eyes settle on an extraordinarily beautiful painting or sculpture. This disease is not to be taken lightly. For some, it can become so crippling that hospital admission and lengthy psychoanalysis are warranted. In others, this aesthetic rapture can coincide with a dangerous form of hysteria, resulting in the destruction of the masterpiece that was so admired. What’s the cause? The distressing feeling of being unable to contain emotions so powerful and unusual compared to one’s ordinary personal experience. Something of a flood of emotions that carries away and overwhelms the ego.  It seems to strike people who are particularly sensitive and – oddly enough – mostly foreign visitors. Italians, it would appear, are largely immune to it, perhaps because we are cynical, indifferent or so spoilt from having lived with beauty for millennia that we no longer take any notice. Certainly, we’re unlikely to enter a museum and come out with a nervous breakdown from an excess of aesthetic pleasure. Rather, if our nerves are jangled, the reason is quite the opposite. So many collections and exhibitions, like blustering lovers, promise a pleasure that they don’t supply, to the extent that we almost wish we could get the illness, maybe just a touch of it – experience a slight fit of ecstasy, sense a sudden shiver, feel our heart leap for a few moments. Just like Stendhal. While visiting Florence during the Grand Tour of 1817, the writer noted: “I had reached the emotional point where one encounters the celestial sensations given by art and by passionate sentiment. As I emerged from Santa Croce, I had palpitations of the heart; the life was drained from me; I walked with the fear of falling”. Quite a romantic page. Such feelings and such style in conveying them would gain Stendhal a sure place in the literary books. What he probably didn’t imagine is that it would also earn him a place in psychiatry textbooks.

 

 

 

 

 

 

Due uomini, un solo artista / Two People, One Artist

agosto 1, 2014 in iNEdicola, iNRete

Gilbert & George: 40 anni di attività in mostra al Nouveau Musée National de Monaco

di/by Myriam Zerbi

Villa Paloma, detta ‘coquette’, la graziosa, dal suo primo proprietario agli albori del novecento, è sede del Nouveau Musée National de Monaco e apre giardino e terrazza a una vista dall’alto di tutto il Principato che lascia senza fiato. Nei suoi tre piani espositivi accoglie, fino al 2 novembre, 46 opere da una collezione privata, che coprono quarant’anni di attività di Gilbert & George, in un progetto concepito personalmente dagli artisti e coordinato da Cristiano Raimondi. Incontratisi nel 1967 alla St. Martin School of Art di Londra, entrambi studenti di scultura, Gilbert, nato in un piccolo villaggio delle Dolomiti, e George, britannico del Devon, hanno dato vita a un sodalizio d’arte e di vita, divenendo inseparabili nel duo “alchemico” Gilbert & George, “due uomini, un solo artista”. Rompono il concetto di scultura come oggetto e, precursori dell’idea che l’artista sia tutt’uno con l’opera, si trasformano, nelle performances degli anni settanta, in “sculture viventi” che cantano, mangiano, camminano, nella convinzione che nulla sia necessario, al di là dell’artista, per fare arte. Restaurata una vecchia fabbrica e adibita ad abitazione-studio nell’East End di Londra – zona un tempo popolare e malfamata, oggi mondo multiculturale e multietnico, ritrovo di artisti e intellettuali –, da sempre credono in un’“Arte per tutti”, diretta, spettacolare e immediata. Smesso di apparire come “sculture viventi”, continuano a utilizzare l’immagine di se stessi come soggetto delle loro opere, creando grandi collages fotografici – griglie formate dall’accostamento di diversi pannelli – per raccontare storie, delle quali appaiono testimoni, dove il reale della vita di ogni giorno incontra il visionario. Da Red Morning o Dirty Words Pictures (1977) a Shitty World (1994) narrano con foto-pittura la condizione umana nel privato e nel sociale, prima solo in bianco e nero, poi con l’aggiunta del rosso (pericolo, amore, paura) e progressivamente di altri colori, sempre ciascuno portatore di un senso o di un umore particolare. Sesso, morte, soldi, razze, religione, tutto entra nel loro mondo artistico, anche il sangue o le feci, le ‘parolacce’ scritte su muri, i crocefissi e i loro corpi nudi, ben lontani, nella concezione, dai nudi eroici della scultura greco-romana che hanno la stessa valenza delle loro figure nella grigia ‘uniforme’ di giacca e cravatta: nessun compiacimento virile, simbolo universale di vulnerabilità e fragilità dell’essere umano. Icone artistiche del nostro tempo, vincono il Turner Prize nel 1986 e nel 2005 rappresentano la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia. Le loro opere non nascono per essere aggressive o scioccanti ma per stimolare il pensiero e parlare a tutti, a Montecarlo come nell’East End di Londra. Con impatto visivo travolgente.

Gilbert & George Art Exhibition
Un progetto di / A project by Gilbert & George
coordinato da / coordinated by Cristiano Raimondi
Nouveau Musée National de Monaco
Fino al 14 novembre / Until 14 November
www.nmnm.mc 

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Gilbert & George: 40 years of creative work on exhibit at the Nouveau Musée National de Monaco

The gracious Villa Paloma, also called ‘coquette’ by its first owner at the beginning of the 20th century, is now the headquarters of the Nouveau Musée National de Monaco.Its garden and terrace have a breathtaking view from on high that takes in the entire Principality. Until November 2, its three floors of exhibition space will host 46 works from a private collection, covering 40 years of work by artists Gilbert & George, in a project conceived by the artists themselves and coordinated by Cristiano Raimondi. They met in 1967 at the St. Martin School of Art in London. Both were studying sculpture. Gilbert, who was born in a small village in the Dolomites, and George, who is British from Devon, came together in life and art, becoming inseparable in the “alchemical” duo of Gilbert & George, “two people, one artist”. They have shattered the concept of sculpture as an object and are precursors of the idea that the artist is one with his work. Since the 1970s, they have been transforming themselves into “living sculptures” in their performances, sculptures that sing, eat, and walk, in the conviction that nothing beyond the artist is required for making art. Having restored an old factory and equipped it as a studio and living space in the East End of London – once a poor and notorious part of town, and today a multicultural and multiethnic world of artists and intellectuals –, they have always believed in “Art for everyone”, direct, spectacular and immediate. Once they stopped appearing as “living sculptures”, they continued to use the images of themselves as subjects for their work, creating huge photographic collages – grids in which various panels are set side-by-side – to tell stories, to bear witness, where the real life of every day meets visionary life. From Red Morning or Dirty Words Pictures (1977) to Shitty World (1994) they use photo-painting to narrate the private and collective human condition, at first only in black-and-white, then adding the colour red (danger, love, fear) and gradually the other colours, each one with its own particular meaning or mood. Sex, death, money, race, and religion all make up part of their artistic world, which includes blood or faeces, the ‘dirty words’ written on walls, the crucifixes and their naked bodies, far from the conception of the heroic nudes of the Greek and Roman sculptures that have the same value as their figures in the gray ‘uniform’ of jacket and tie. There is no masculine complacency here, but a universal symbol of the vulnerability and fragility of the human being. Artistic icons of our time, they won the Turner Prize in 1986 and in 2005 represented Great Britain at the Venice Biennale. Their works were not created to be aggressive or shocking but to stimulate thought and speak to everyone, in Monte Carlo as well as in the East End of London, with an overwhelming visual impact.


 

Una lunga estate d’arte / A Long Summer of Art

agosto 1, 2014 in iNEdicola, iNRete

Gli appuntamenti più interessanti dell’estate versiliese a Forte dei Marmi, Pietrasanta e Seravezza

di/by Stefano Roni

È la prestigiosa collaborazione tra Galleria degli Uffizi e comune di Forte dei Marmi a produrre una delle più attese esposizioni d’arte dell’estate versiliese. “La Città degli Uffizi. Vie della scultura”, a cura di Giovanna Uzzani (Villa Bertelli, fino al 27 ottobre -  www.viedellascultura.it), è un progetto interessante, che punta a sottolineare la vocazione di un territorio – la Versilia – e di una regione – la Toscana – a instaurare un legame profondo e vitale con artisti provenienti da tutto il mondo. Legame che si traduce in patrimonio di esperienze, di conoscenze e di vicende umane così come in testimonianze dirette e tangibili, in opere d’arte che rimangono per arricchire il territorio e i suoi musei. Quindici gli artisti del novecento e della contemporaneità coinvolti nella mostra, rappresentati da opere provenienti dalla riserva degli Uffizi o selezionate fra quelle presenti sul territorio: Marini, Manzù, Messina, Moore, Vangi, Dazzi, Arman, Mitoraj, Barni, Bourgeois, Fabre, Nagasawa, Paladino, Pistoletto, Guidi. Come sottolineano gli organizzatori, “una mostra ristretta ma unica per la qualità delle opere esposte, per l’eccellenza degli artisti rappresentati e per l’accento posto sulla presenza di scultori provenienti da tutto il mondo accanto ad artisti originari del territorio apuo-versiliese”. Sempre a Forte dei Marmi, il Fortino di piazza Garibaldi ospita l’esposizione “Walter Lazzaro. Approdi silenti” (fino al 28 settembre – www.myfortedeimarmi.it) di cui si parla ampiamente nel servizio di copertina. A Pietrasanta un altro evento espositivo di rilievo, legato al 450° anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti. Ha per titolo “450 Michelangelo Mindcraft” (piazza del Duomo, complesso di Sant’Agostino ed ex convento di San Francesco, fino al 14 settembre – www.museodeibozzetti.it) e si articola in due sezioni: “Shadow, Dust and a Promise of Future – Ombra, Polvere e Una Promessa di Futuro”, che riunisce alcuni dei principali artisti internazionali (tra gli altri, Abramovic, Weiwei, Zen, Kapoor, Gormley) per dimostrare, a distanza di oltre quattro secoli, l’attualità delle tematiche affrontate da Michelangelo, e “Tempus Fugit. Flirting with Disaster” (sculture, dipinti e fotografie di artisti quali Hirst, Quinn, Beecroft, Haring, Castellani, Delvoye, Nevelson). Sempre a Pietrasanta, a Palazzo Panichi, “Dark Optimism. L’Inedito Sguardo di Lynch” (23 agosto-21 settembre – www.museodeibozzetti.it) con fotografie e litografie, in anteprima italiana, del controverso e poliedrico artista americano David Lynch. A Seravezza, nelle sale di Palazzo Mediceo (dallo scorso anno Sito Unesco) la mostra “Le vie del sole. La scuola di Staggia ed il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la macchia” (fino al 7 settembre – www.terremedicee.it), focalizzata sul periodo di metà Ottocento che fu cruciale per il rinnovamento della pittura di paesaggio in Toscana. Molto vivace anche la proposta espositiva nelle decine di gallerie private che animano la vita artistica versiliese. Fra le tante, segnaliamo Tornabuoni Arte (www.tornabuoniarte.it) che, dopo aver inaugurato a Firenze un nuovissimo spazio contemporaneo dedicato al lavoro di giovani emergenti, presenta a Forte dei Marmi una ricca selezione di artisti dell’avanguardia internazionale del XX secolo e di maestri del novecento italiano: Castellani, Ceroli, Dadamaino, de Chirico, Fontana, Pasquali, Pignatelli, Pintaldi, A. Pomodoro, Simeti. Sempre al Forte riflettori puntati sulla mostra che fino al 28 settembre Bel Air Fine Art (www.belairfineart.com) dedica a Salvador Dalí (con una grande installazione anche in piazza Garibaldi), così come sulla vivace programmazione d’arte contemporanea di Corsi Monteforte (in permanenza opere di Kostabi, Possenti, Faccincani, Monteforte, Lazzaro, De Luca, Magazzini, Veroni, Maccari, Bueno, Sazesh, Lodola e Sassu – www.cmartecontemporanea.com) e sull’installazione presso lo stabilimento balneare Costanza di un imponente David di Michelangelo in bronzo realizzato dagli artigiani della Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro. A Pietrasanta, infine, merita senz’altro una visita il nuovo spazio contemporaneo della Accesso Galleria (www.accessogalleria.com).

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The most interesting events of Versilia summer in Forte dei Marmi, Pietrasanta and Seravezza

The prestigious collaboration between the Uffizi Gallery and the town of Forte dei Marmi culminates in one of the most highly-anticipated art exhibitions of summer in Versilia, “La Città degli Uffizi. Vie della scultura”. This interesting project is curated by Giovanna Uzzani (Villa Bertelli, until October 27 -  www.viedellascultura.it), and aims at highlighting the vocation of a territory – Versilia – and a region – Tuscany – to create a profound and vital bond with artists from all over the world. This bond translates into a wealth of experience, knowledge and human stories as well as being a direct and tangible testimonial in the form of works of art that will remain in the region to enrich it and its museums. There are fifteen twentieth century and contemporary artists involved in the exhibition, represented by works from the Uffizi’s reserve or selected from those in the area, including Marini, Manzù, Messina, Moore, Vangi, Dazzi, Arman, Mitoraj, Barni, Bourgeois, Fabre, Nagasawa, Paladino, Pistoletto, and Guidi. As the organizers point out, “this exhibit is small but unique because of the quality of the works on exhibit, the excellence of the artists represented and the emphasis placed on having sculptors from around the world exhibiting  alongside artists from the Apuan-Versilia area”. Again in Forte dei Marmi, the fort, Fortino di Piazza Garibaldi, is hosting the exhibition “Walter Lazzaro. Approdi silenti” (until 28 September – www.myfortedeimarmi.it) which is widely mentioned in the cover story.

Another major exhibition in Pietrasanta is linked to the 450th anniversary of the death of Michelangelo Buonarroti. It is entitled “450 Michelangelo Mindcraft” (Piazza del Duomo, the complex of Sant’Agostino and the former convent of San Francisco, until September 14 – www.museodeibozzetti.it) and is divided into two sections: “Shadow, Dust and a Promise of Future – Ombra, Polvere e Una Promessa di Futuro”, which brings together some of the leading international artists (including Abramovic, Weiwei, Zen, Kapoor, and Gormley) showing, at a distance of over four centuries, how current Michelangelo’s themes are, and “Tempus Fugit. Flirting with Disaster” (sculptures, paintings and photographs by artists such as Hirst, Quinn, Beecroft, Haring, Castellani, Delvoye, and Nevelson). Also in Pietrasanta at Palazzo Panichi is “Dark Optimism. L’Inedito Sguardo di Lynch” (August 23 – September 21 – www.museodeibozzetti.it) the Italian premiere of the controversial and multifaceted American artist David Lynch, exhibiting photographs and lithographs. In Seravezza, at the Palazzo Medici (a UNESCO site since last year), is the exhibition “Le vie del sole. La scuola di Staggia ed il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la macchia (The ways of the sun. The Staggia School and landscape painting in Tuscany between Barbizon and the ‘macchia’ or mark” (until September 7 – www.terremedicee.it), focusing on mid-nineteenth century, a crucial period in the revival of landscape painting in Tuscany. There is also a very full slate of exhibitions in the dozens of private galleries that liven up Versilia’s artistic life. Worth pointing out is Tornabuoni Arte (www.tornabuoniarte.it). Having opened a contemporary new space in Florence dedicated to the work of upcoming young artists, now in Forte dei Marmi, it has a wide selection of international avant-garde artists of the twentieth century and twentieth century Italian masters such as Castellani, Ceroli, Dadamaino, de Chirico, Fontana, Pasquali, Pignatelli, Pintaldi, A. Pomodoro, and Simeti.  Again at the Forte, the spotlight is on the exhibition running until September 28 at Bel Air Fine Art (www.belairfineart.com) dedicated to Salvador Dalí (with a large installation in Piazza Garibaldi), as well as a full program of contemporary art by Corsi Monteforte (permanent collection of works by Kostabi, Possenti, Faccincani, Monteforte, Lazzaro, De Luca, Magazzini, Veroni, Maccari, Bueno, Sazesh, Lodola and Sassu – www.cmartecontemporanea.com). At the Constanza Beach facility, there is an impressive David by Michelangelo’s in bronze made by the artisans of the foundry, Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro. Finally, in Pietrasanta, it is well worth visiting the new contemporary Accesso Galleria (www.accessogalleria.com).


 

Visioni e presagi / Visions and Omens

luglio 28, 2014 in iNEdicola, iNRete

La personale di Maria Cristina Carlini negli  Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo, Zagabria e Tirana

di/by Marco Chiuso

Crateri. Il nome attribuito dall’artista alle sue sculture erra tra la raffinata classicità greca e la geologia. V’è un potere visionario nell’estrema sintesi che le sue creazioni sanno precipitare, esaltato dalla monumentalità delle opere dell’ultimo periodo. Visionario, per la sua natura profetica. Se fu la filosofia greca a formulare la definizione di tecnica per la prima volta nella storia, e se pensatori del XIX e XX secolo l’hanno smascherata come vera essenza della civiltà occidentale, oggi ne è universalmente riconosciuta la potenza crescente. Ma rara è la consapevolezza che il paradiso della tecnica verso cui marciamo veste un’illusione, dal destino segnato. Con una sensibilità quasi istintuale capace di cogliere il senso di questo cammino e del suo traguardo, Maria Cristina Carlini plasma le sue sculture come un presagio. Le essenze intrinsecamente ostili al genere umano di tecnica e natura costituiscono il fulcro della sua poetica: alberi trasformati in scheletri metallici da catastrofi tecnologiche, boschi pietrificati da eruzioni vulcaniche, trochi in grès coperti di lava, legni bruciati per la furia devastatrice di cataclismi naturali. Così vicini risuonano versi leopardiani, così affini le potenti visioni del poeta recanatese, gigante del pensiero. Tanto che queste creazioni sembrano sorgere “su l’arida schiena del formidabil monte sterminator”. E come sui fianchi desolati del Vesuvio fiorisce la ginestra, e quale estremo simbolo di poesia profuma di dolcissimo odor il deserto che avanza, così su queste composizioni ritroviamo tracce gentili: incrostazioni d’oro, colature di smalti, ossidi, porcellane e preziosità liquefatte si riversano sui vasi squassati. Bellezze consolatorie, memorie tangibili di un’arte e una raffinatezza oramai perdute.Terra, fuoco, ferro, legno, elementi ricorrenti nella produzione dell’artista, formano il titolo della sua personale curata da Martina Corgnati, ospitata in quattro mostre presso gli Istituti Italiani di Cultura di Colonia, Strasburgo, Zagabria e Tirana, ciascuna con un repertorio di opere studiato ad hoc per ogni sede. Vi vengono presentati circa trenta lavori plastici, e quindici disegni a tecnica mista su carta, che rispecchiano le fasi iniziali di ideazione. Secondo lucide parole di Ernst Jünger in Eumeswil, “in epoche finali in cui la sostanza storica è esaurita e incapace persino di garantire l’ordine geologico della specie, si è sempre visto ricollegare al mito un’attesa cupa”. Quella praticata da Maria Cristina Carlini è un’estetica il cui carattere ancestrale sprigiona l’arcano.

Terra, fuoco, ferro, legno. Maria Cristina Carlini 

Progetto espositivo in occasione del semestre italiano di Presidenza europea
Exhibition on the occasion of the Italian semester of the Presidency of the European Union
A cura di / Curated by Martina Corgnati.
Istituto Italiano di Cultura di Colonia
Fino al 28 agosto / Until 28 August
Istituto Italiano di Cultura di Strasburgo
1 – 22 settembre / September
Istituto Italiano di Cultura di Zagabria
Dal 30 settembre al 30 ottobre / From 30 September to 30 October 
Istituto Italiano di Cultura di Tirana
Dal 27 febbraio al 31 marzo / From 27 February to 31 March 2015

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Maria Cristina Carlini’s solo exhibition in the Italian Cultural Institutes in Cologne, Strasbourg, Zagreb and Tirana

Crateri (Craters). The name that the artist gives her sculptures roves between refined Greek classicism and geology. There is a visionary power in the extreme synthesis that her creations are capable of generating, exalted by the monumental nature of the latest works. They are visionary due to their prophetic nature. While Greek philosophy may have formulated the definition of technique for the first time in history, and the nineteenth and twentieth century thinkers unmasked it as the true essence of Western civilization, today it is universally recognized as the growing power. But it is rare to find the awareness that the paradise of the technique toward which we march hides an illusion, marked by fate. With an almost instinctive sensitivity that can grasp the meaning of this journey and its goal, Maria Cristina Carlini shapes her sculptures like an omen. The essences of technique and nature that are intrinsically hostile toward the human race, are at the heart of her poetics: trees transformed into metal skeletons by technological disasters, woods petrified by volcanic eruptions, stoneware trunks covered with lava, wood burned by the devastating fury of natural disasters. Thus verses by Leopardi resonate so closely, such an affinity with the powerful visions of the poet from Recanati, a giant of thought. So much so that these creations seem to rise onto “the arid ridge of the formidable murderous mountain.” And just as broom flowers on the flanks of Mount Vesuvius, and whose extreme symbol of poetry smells like the sweet odour of the desert that advances, so on these compositions we find genteel traces: gold encrustations, dripping glazes, oxides, porcelain and liquefied exquisiteness poured onto shaken vessels. Consoling beauties, tangible memories of an art and refinement that has been lost.Terra, fuoco, ferro, legno (Earth, fire, iron, wood), elements that recur in the artist’s work, form the title of her solo exhibition, curated by Martina Corgnati, housed in four exhibitions at the Italian Cultural Institutes in Cologne, Strasbourg, Zagreb and Tirana, each with a repertoire of works studied ad hoc for each specific venue. On exhibit, there are approximately thirty sculpted works, and fifteen mixed media drawings on paper, which reflect the early stages of conception. According to the lucid words of Ernst Jünger in Eumeswil, “In the final periods in which the historical substance is exhausted and unable even to guarantee the geological order of the species, we have always seen the dark wait reconnected to the myth.” Maria Cristina Carlini’s practice involves an aesthetics whose ancestral nature exudes the arcane.


 

Come una preghiera / Like a prayer

giugno 6, 2014 in iNEdicola, iNRete

GRANDE MOSTRA DI PABLO ATCHUGARRY AL MUBE DI SAN PAOLO

di/by Luciano Caprile

Affronta il marmo cercando di indagarne le potenzialità, i suggerimenti. Non si avvale di un disegno preparatorio: traccia direttamente alcune linee indicative sul blocco da sbozzare. La meraviglia si svelerà in un continuo, quotidiano divenire il cui approdo conclusivo è oscuro allo stesso autore che nel bianco statuario di Carrara o nel rosa del Portogallo insegue una vena, una difformità tonale da considerarsi non come un intralcio al gesto della mano ma come il suggerimento di un tragitto privilegiato per la creazione.

Pablo Atchugarry mette dunque in pratica il concetto michelangiolesco secondo cui l’opera è già all’interno della materia informe: occorre estrarla togliendo il superfluo. Nel percorso di escavazione e di sublimazione strutturale Pablo non dimentica le radici figurative in cui è maturata la sua avventura artistica tra la fine degli anni settanta e gli inizi del decennio seguente: certe immagini drammaticamente espressive si sono trasformate in volumi prevalentemente ascensionali che suggeriscono l’idea di un panneggio grazie a un felice connubio tra classicità e astrazione…

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PABLO ATCHUGARRY IN A MAJOR EXHIBITION AT THE MUBE IN SÃO PAULO

He takes on the marble, seeking to investigate its potential, discover its clues. He has no need for a preparatory drawing: he traces some rough lines directly onto the stone to be hewn. The marvel will be revealed in a process of continuous, daily becoming, the final destination remaining hidden to the artist himself. In the white statue marble from Carrara or the pink marble of Portugal, he chases after a vein, a difference in tone, not to be considered a hindrance to the movement of his hand, but rather a hint at a fortunate route to creation.  

Pablo Atchugarry thus puts into practice Michelangelo’s concept, in which the work is already inside the unformed material: one needs to pull it out, discarding what is superfluous. While excavating and rendering the structure sublime, Pablo has not forgotten the figurative roots in which his artistic adventure came to maturation between the late 1970s and the early 1980s: certain images, dramatically expressive, were transformed into shapes reaching primarily upward, suggesting the idea of drapery in an inspired combination of classical aesthetics and abstraction.