Dal centro all’infinito /
From the Centre to the Infinite

NEL CUORE DI MILANO LE SORPRENDENTI MOLLE DI LISA BORGIANI di/by Melania Gazzotti   Dopo essersi mi

Marmo e acciaio, la verità delle cose /
Marble and Steel, the Truth of Things

PISTOIA • AL MUSEO MARINO MARINI LA PERSONALE DELLO SCULTORE ALESSANDRO GIORGI di/by Francesco Mut

È nata ARTEiN World
ARTEiN World is born

A FORTE DEI MARMI IL BATTESIMO DELLA NUOVA PUBBLICAZIONE di/by Lorella Pagnucco Salvemini Estate, te

 

Dal centro all’infinito /
From the Centre to the Infinite

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

NEL CUORE DI MILANO LE SORPRENDENTI MOLLE DI LISA BORGIANI

di/by Melania Gazzotti

 

Dopo essersi misurata artisticamente con numerosi spazi in Italia e all’estero – ricordiamo le installazioni veronesi Treccia di Giulietta, Molle su Scala Della Ragione, Molla in Adige e Molle su Ponte di Veja, gli interventi a Nan Tang Lao Jie a Ningbo in Cina, a Villa Godi Piovene in provincia di Vicenza e nel Palazzo Ducale di Sessa Aurunca (CE) – Lisa Borgiani si confronta ora con uno storico e centralissimo luogo di Milano. Il cinquecentesco Loggiato di Palazzo dei Giureconsulti, che si trova in Piazza dei Mercanti a pochi passi dal Duomo, diventerà dal 1° al 18 settembre teatro di un nuovo progetto dell’artista veronese. Protagoniste saranno ancora una volta le molle, ormai diventate cifra stilistica di Lisa, che dialogheranno con l’armonia rinascimentale delle doppie colonne del porticato. Le sinuose strutture a spirale, imponenti e lievi allo stesso tempo, si offriranno per più di due settimane alla vista dei numerosissimi passanti con tutta la loro forza evocativa data dai molteplici significati simbolici di questa forma ma anche dalla sua ricorrente presenza in natura…

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IN THE HEART OF MILAN, THE SURPRISING SPRINGS OF LISA BORGIANI

After having taken the measure of numerous spaces in Italy and beyond—as in her installations in Verona, Juliet’s Braid, Spring on the Scala della Ragione, Spring in the Adige and Spring on Ponte di Veja; and in Ningbo, China at Nan Tang Lao Jie, as well as at Villa Godi Piovene near Vicenza and the Ducal Palace in Sessa Aurunca (CE)—Lisa Borgiani is taking on the challenge of a historic location in central Milan, the Renaissance-era Loggia at the Palazzo dei Giuriconsulti, in Piazza dei Mercanti, steps away from the Duomo. From September 1 to 18, the piazza will become the stage for a new project by the Veronese artist, who will again employ the springs that have become the stylistic marker of her work, to dialogue with the Renaissance harmony of the double columns lining the portico.The sinuous spiral structures, both imposing and evanescent, will offer themselves up to the gaze of innumerable spectators in all their natural evocative power and symbolic implications…

 

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Marmo e acciaio, la verità delle cose /
Marble and Steel, the Truth of Things

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

PISTOIA • AL MUSEO MARINO MARINI LA PERSONALE DELLO SCULTORE ALESSANDRO GIORGI

di/by Francesco Mutti

 

La materia che si fa idea, l’idea che diventa matrice. Alessandro Giorgi, intrigante figura storica dell’architettura italiana, è altresì sapiente scultore, in grado di percepire slanci e riflessioni dell’umana natura; e di tradurne l’essenza nel nobile marmo che è fatica e ingegno, nel freddo acciaio che è fermento e progresso. Nel rispetto di una disputa secolare con la natura più alta del creato, la sua è materia leggera ai limiti delle capacità, trasparenze vibranti che tramutano la pietra in fogli e tessuti, il metallo in parabole incorrotte oltre l’aulico e il cardinale. Indirizzato verso la creazione di un universo sensibile – visivo, tattile, cognitivo, mnemonico – che sia plausibile nel proprio compimento, Giorgi plasma però un’estetica figurativa assoluta quale fondamentale pretesto concettuale…

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PISTOIA • AT THE MARINO MARINI MUSEUM, A SOLO SHOW BY SCULPTOR ALESSANDRO GIORGI

Matter becomes idea, idea becomes matrix. Alessandro Giorgi, an intriguing figure in the history of Italian architecture, is an equally skilled sculptor, capable of perceiving the impulses and reflections of human nature, and of translating the essence of noble marble, which combines labor with ingenuity, into cold steel, which stands for ferment and progress. In respect to a centuries-old debate with the highest nature of creation, his is a light material at the far edge of the possible, vibrating transparencies that transmute stone into leaves and textiles, metal into incorruptible parabolas beyond the courtly and the cardinal. Addressed toward the creation of a sensible universe—the visual, the tactile, the cognitive, the mnemonic—that becomes plausible in the moment of its completion, Giorgio models an absolute figurative aesthetic as a fundamental conceptual pretext…


 

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È nata ARTEiN World
ARTEiN World is born

agosto 12, 2016 in Editoriale, iNEdicola, iNRete

A FORTE DEI MARMI IL BATTESIMO DELLA NUOVA PUBBLICAZIONE

di/by Lorella Pagnucco Salvemini

Estate, tempo di pausa che concilia la riflessione. Per una volta, ripensiamo a noi, alla ormai  lunga storia di ArteIn. Quando appare, nel 1988, la rivista ha una veste editoriale modesta (64 pagine in bianco e nero, con una tiratura di 2.000 copie). Il primo numero, presentato a giugno alla Biennale di Venezia, esce con la copertina dedicata a Jasper Johns, che poi risulterà il vincitore del Gran Premio della manifestazione. Una casualità, ma che l’editore , Giancarlo Calcagni, e l’allora direttore Mario Penelope interpretano come una sorta di scoop, indicatore di buoni auspici. Neanche due anni, e la pubblicazione è interamente a colori, rinnovata nell’impaginazione, ampliata nei contenuti. Calcagni ne assume personalmente la direzione.  Ha le idee chiare. Vuole una rivista libera, intransigente, autorevole, sincera, ma anche frizzante, ironica, vivace. Vuole che sia indirizzata a tutti e non solo a un pubblico di addetti ai lavori. Con una lezione del genere, lo smarrimento seguito alla sua morte nel 2007 non doveva né poteva durare a lungo. Un anno dopo, accolgo, fra molti dubbi e ripensamenti,  la proposta di rilevare la proprietà. Siamo a  dicembre 2008,  tre mesi prima c’è stato il crollo delle Lehmans brothers. Avventurarsi in una impresa editoriale, oltretutto costosa e proprio in quel momento, ha le caratteristiche di una sfida impossibile. Le indagini di mercato, tuttavia, confortano:  quanto a presenza in edicola, ArteIn si trova già al secondo posto e, oltretutto, lo scarto con la concorrenza consta di qualche migliaio di copie. Da qui l’investimento in una maggiore visibilità, con punti vendita in 72 autogrill dell’intera rete autostradale italiana,  nei bookshop museali, nei club freccia rossa e potenziando la distribuzione in stazioni, aeroporti, centri storici. Dal 2011 la pubblicazione diventa bilingue (italiano/inglese), favorendo la presenza in edicola in altre 15 nazioni , fra cui Stati Uniti, Canada, Brasile,Australia, Hong Kong, Dubai, Marocco, Giordania oltre che nelle principali capitali europee. I dati che arrivano dal distributore estero superano le aspettative.  Evidentemente, la produzione artistica del nostro Paese  gode fuori confine di una attenzione maggiore rispetto a quanto non si pensi. Nel 2014, arriva  il momento di una ulteriore svolta: per cominciare, una nuova società, Italian Publishing, che dichiara fin dal nome la sua mission editoriale: diffondere sempre  più l’arte italiana nel mondo, ma anche, forte di una capillare rete di collaborazioni internazionali, portare in Italia l’arte del resto del mondo. A sostegno dello scopo, la pubblicazione inizia  a partecipare alle più importanti fiere d’arte straniere: Art Basel, Art Basel Miami e Hong Kong, a cui si aggiungono quelle di Bruxelles, Città del Messico, Dubai. Da qui, e siamo a oggi, l’esigenza di modificare il marchio  della rivista,  a sottolineare già con il titolo la vocazione internazionale dei contenuti e della diffusione.  Nasce, così, ArteIn World, che terremo a battesimo questo agosto alla Capannina di Forte dei Marmi. Un luogo, la Versilia, che sentiamo simbolicamente affine, dove troviamo innovazione e tradizione, modernità e storia, artisti locali  a fianco dei più affermati maestri nazionali e stranieri. Proprio come in ArteIn World.

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IN FORTE DEI MARMI THE BAPTISM OF THE NEW PUBBLICATION

Summer, a moment of respite that encourages reflection. For once, we consider ourselves, the by now long history of ArteIn. Born with a modest look (64 pages in black and white, with a print run of 2000 copies), the first issue debuted in June at the Venice Biennale with a cover story dedicated to Jasper Johns, who ended up winning the exhibition’s annual Grand Prize. It was sheer luck on our part, but the editor Giancarlo Calcagni and director Mario Penelope interpreted the coincidence as a sort of scoop, an auspicious sign. In less than 2 years we went to full color, renewed the look and amplified the contents. Giancarlo Calcagni, a man of clear ideas, took over as director. He wanted a magazine that was free, intransigent, authoritative, but also sparkling, ironic, vivacious. He wanted it to speak to everyone, not only insiders. With such an example, the loss that followed upon his death in 2007 could not and would not last long. One year later, despite my doubts and hesitation, I accepted the proposal to assume the property. It was December, 2008, only 3 months after the collapse of Lehman Brothers. To run an expensive print periodical at that moment in time seemed an impossible challenge. The market research, however, was comforting: ARTEiN had already become the second magazine in its category, with only a few thousand copies in sales as the difference. We thus invested to achieve greater visibility, with sales points in 72 Autogrills spread across the Italian highway system, placements in museum gift shops and Freccia rossa train centers, and distribution in train stations, airports, and city centers. We went bilingual in 2011, expanding our presence in 15 more countries, including the United States, Canada, Brazil, Australia, Hong Kong, Dubai, Morocco, Jordan and the major European capitals. The data we receive from our distributor have exceeded expectations. Clearly, art produced in Italy attracts more attention than we had thought. Thus, in 2014, another advance: the foundation of another company, Italian Publishing, to declare starting from the name  the new mission, to spread Italian art throughout the world, but also, strengthened by a capillary network of international collaboration, to bring the art of the rest of the world to Italy. In support of that aim, the magazine has begun participating in the most important international art fairs: Art Basel, Art Basel Miami and Hong Kong, as well as fairs in Bruxelles,  Mexico City and Dubai. From this, and coming to today, the impulse to modify the trademark of the magazine, to adapt its title to signal the international perspective of our content and reach. Thus is born ArteIn World, which we will baptize this August at the Capannina in Forte dei Marmi. We have always felt symbolically akin to Versilia, where we find innovation and tradition, modernity and history, local artists side-by-side with acclaimed national and international masters. Just like ArteIn World.

Una città bella è anche sicura /
A City both Safe and Beautiful

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

LE PERIFERIE, OLTRE CHE BRUTTE, SONO ANCHE IRRECUPERABILI

 di/by Stefano Zecchi
Stefano Zecchi

In tutti i sondaggi emerge che tra le prime esigenze della gente c’è la sicurezza. Un’esigenza vera. Una città sicura è la città bella. Sembra un’affermazione provocatoria: cosa c’è di più inutile della bellezza, proprio da un punto di vista pratico, funzionale? Sicurezza dovrebbe significare  controllo della regolarità della vita degli abitanti, aumento delle forze dell’ordine per la vigilanza, giustizia efficiente. In tutto questo, cosa c’entra la bellezza? Pensare alla bellezza di una città vuol dire immaginare che il perimetro in cui si racchiudono le nostre esistenze abbia una capacità di aggregazione e di trasmissione di valori positivi di relazione. Si consideri con uno sguardo molto rapido quale sia il significato della bellezza in una delle numerose città d’arte. Cosa sarebbe Venezia senza la bellezza che chiunque le riconosce? Niente; o, se si vuole, un’altra realtà qualsiasi, anonima. La bellezza di Venezia racconta il senso di una civiltà, perché – Aristotele lo dimostra – l’arte spiega molto più e meglio della storia. Dunque, per capire Venezia si deve capire il perché della sua bellezza. La bellezza è sempre stata una forza progettuale, utopica, visionaria, mai dissolutiva, reattiva, distruttiva. È costruzione nel segno della massima qualità da realizzare. Si consideri, ora, sempre in modo molto rapido, cosa rappresenti, proprio da un punto di vista della qualità, la periferia di una grande città. Nel nostro vocabolario quotidiano la parola “periferia” indica, ormai, senza tante sfumature, un luogo di degrado, dove non si vorrebbe mai andare a vivere. Perché? Perché la bellezza di un luogo è alla base del coinvolgimento dei cittadini a partecipare alle ritualità collettive fondamentali per la vita di una città. Dove c’è bellezza, c’è storia, e chi abita in quella storia si sente uno dei tanti protagonisti che, nel corso del tempo, è stato in quella città. Questo sentimento genera rispetto; se c’è quell’educazione estetica che aiuta a comprendere il valore dell’ambiente che ci circonda, si è maggiormente consapevoli di quanto amore si debba avere per gli spazi pubblici in cui si vive. Difenderli, proteggerli, esaltarli sempre più nella loro bellezza. Quando la bellezza di una città viene sacrificata a favore della funzionalità ed economicità dell’abitare, i risultati si otterranno a danno sia dei principi elementari su cui si basa l’aggregazione dei cittadini, sia del loro reciproco rispetto che dovrebbe essere imposto dalla qualità del luogo. Le periferie urbane, sempre più luoghi della violenza e della volgarità, hanno una storia; c’è un pensiero che le ha volute, che ha creduto fosse importante costruirle per concentrare in luoghi economici, esterni al centro della città, i lavoratori, gli operai: la fabbrica e la casa; il luogo del lavoro e il dormitorio. In questo contesto, gli architetti – grandi celebrità – hanno pensato che si potesse sviluppare la coscienza di classe, lontano dal contagio borghese che vive nel centro della città. Così è sorta la cosiddetta città di Gropius a Berlino, una realtà abitativa disgustosa; così è nata a Marsiglia l’Unitè d’Habitation di Le Corbusier, una realtà abitativa invivibile; così il Corviale a Roma di Mario Fiorentino, impossibile descrivere le sua indecenza; così lo Zen a Palermo di Vittorio Gregotti, al di là del male. E l’elenco è purtroppo chilometrico, in cui spiccano architetti devoti all’ideologia di sinistra, che mai si sono sognati di andare ad abitare nelle periferie da loro progettate, preferendo, ovviamente, abitare nel borghesissimo centro storico, bello. Il degrado delle periferie è irrecuperabile, perché lì è impossibile far vivere la bellezza. Le periferie andrebbero abbattute, non c’è altra possibilità per rispettare le persone. Si dovrebbe, invece,  ripensare  le zone limitrofe cittadine nel segno di una bellezza che s’irradia a partire dal centro storico urbano. Non ci sarà mai città sicura, se non si riesce ad armonizzare nella bellezza i suoi luoghi abitativi, i suoi temi civili, religiosi, educativi.

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WIDELY CONSIDERED MERELY UGLY, URBAN OUTSKIRTS ALSO RISK BEING LOST FOREVER

Polls show that living in safety is among people’s highest priorities It’s a necessity: a safe city is a beautiful city. It sounds like a provocative statement: after all, what is more functionally useless than beauty? Safety should mean control over the normal life of the inhabitants by increasing the numbers of the guardians of safety, improving vigilance and assuring efficient justice. What does beauty have to do with all that? Considering the beauty of a city means imagining that the physical parameters that enclose our daily lives have the ability to collect and transmit positive relational values. A quick glance reveals the importance of beauty in any of the many cities famous for art. What would Venice be without its beauty, evident to everyone? Nothing, for without that, it would simply be another anonymous place. The beauty of Venice bespeaks a sense of civilization, because, as Artistotle demonstrates, art explains values much more directly, and much better, than history. In order to understand Venice, we must understand its beauty. Beauty has always been a utopian, visionary, intentional force, never reactive, destructive, or disintegrative. It is creation focused toward the highest possible quality. Think about what the outskirts of a great city represent in terms of quality. In our daily vocabulary, the word “periphery”-outskirts-flatly indicates a place of decay, a place no one would ever want to live. Why? Because the beauty of a place is at the base of a citizenry’s commitment to participating in the collective rituals fundamental to the life of a city. Where there is beauty, there is history, and those who live in that history feel themselves protagonists of the history that city that has developed over many years. This feeling generates respect; if there exists the aesthetic education that helps people understand the value of the environment that surrounds us, we are more aware of how much love we should have for the places we live in. We want to defend our beloved places, protect them, and improve them in their beauty. When the beauty of a city is sacrificed in favor of functionality and economics, the results damage both the fundamental principles around which citizens gather, and their reciprocal respect, which the quality of their surroundings should reinforce. Urban outskirts, which are ever more places of violence and vulgarity, have their own history. Someone wanted those places to become that way, and believed it was important to build them that way in order to concentrate the workers, their homes and factories outside the city centers. In this context, famous architects believed that they could develop class consciousness, far from the bourgeois contagion of the town centers. Thus arose Gropius’s, repulsive so-called city in Berlin; thus was born Le Corbusier’s l’Unitè d’Habitation in Marseilles; thus Mario Fiorentino’s Corviale in Rome, in its indecribable indecency; thus Vittorio Gregotti’s Zen in Palermo, beyond the sea. The list, unfortunately, goes on for miles, full of names of leftist architects who would never have dreamed of going to live the the peripheries they designed, preferring insteaad the beautiful bourgeois central cities. The decay of the outskirts cannot be reversed, because beauty cannot live there. The structures should be knocked down; there is no alternative that is also respectful of people. Instead, we have to rethink the outer edges of our cities, conceiving them as extensions of the beauty that radiates out from the historical city center. There will never be a safe city without harmonizing the beauty of its residential areas, and their civil, religious and educational principles.

 

Hashtag, cronaca di un viaggio iniziatico /
Hashtag, Chronicle of a Voyage of Initiation

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

I NOSTRI INVIATI SPECIALI ALLA SCOPERTA DELLE TENDENZE CONTEMPORANEE

 di/by Michele Ciolino

Hashtag (#) cronaca di un viaggio nomade (Basilea, Zurigo, Iseo)La crew di # (Michele Ciolino, Stefano Leone, Claudio Francesconi), inviata speciale di Arte rivista e Artein, ha condotto un viaggio nomade tra Zurigo, Basilea e il lago d’Iseo. # è un format televisivo in onda su Arte Investimenti (868 di Sky, su youtube alla voce “hashtag produzioni”) che propone un innovativo approccio divulgativo all’arte contemporanea attraverso una “fruizione performativa”.
Artbasel 286 gallerie, 4.000 artisti rappresentati, 33 nazioni, 88 opere monumentali, 100.000 visitatori e 3 miliardi di $ di opere esposte, musei e fiere collaterali. Basilea è anche social a cominciare dalla gerarchia delle “tessere”: first choice, vip card e vip opening day two. A seguire i “comuni mortali…” 16.000 mq collegati alla fiera ospitano 88 lavori di dimensioni museali. Big galleries, big artists, big works, questa è UNLIMITED! Per raccontarla # ha scelto il suo big man, un lottatore di sumo. Tra i lavori visitati menzione per quelli che affrontano il tema dell’arte in chiave critica. Secondary, di Elmgreen & Dragset (due podi vuoti di battitori). Hans op de Beeck, The collector’s House (la casa pietrificata dei collezionisti). Whitehouse del dissidente Ai Weiwei. Opere performative di Balula (Mimed sculture) e Lima (Ascenseur). Una matita in equilibrio di Pippin. 3 progetti di Sol Lewitt, El Anatsui con le sue tende metalliche. Italiani: Isgrò ha cancellato l’Encyclopædia Britannica e i Microfoni di Zorio per una fruizione diretta.
LA FIERA
Sezioni: galleries, feature (emergenti), edition. Da Gagosian i mostri sacri del mercato: Koons (Gazing Ball scultura classiche con sfera lucida di colore blu), Stingel, Picasso ed altri capolavori. Tra le galleries italiane Tucci Russo, Continua, Tega, Artiaco, Minini, De Carlo, Scudo, Noero, Repetto, Giò Marconi, Zero, Invernizzi, Magazzino, Stein, O’Neill, Cortese, Supportico Lopez. In feature Tornabuoni e Lia Rumma.
MUSEI
Alla fondazione Beyeler Alexander Calder e Fischli/Weiss. Mostra che propone il tema del fragile equilibrio quale stato precario, felice ma temporaneo. I leggeri e poetici Mobile di Calder dialogano con le opere concettuali del duo. Al museo Tinguely le macchine giocose dell’artista del nouveau realism e M. Landy con la sua macchina che distrugge carte di credito trasformandole in disegni prefirmati.
ZURIGO
11esima edizione della biennale itinerante di arte contemporanea. What people do for money: some joint venture. Zurick-Zu reich, Zurigo-troppo ricca. Jancowsky curatore ha proposto ad ogni artista un elenco di mille professioni svolte nella città di Zurigo. Ognuno ne ha scelta una e ha collaborato con il professionista per la realizzazione dell’opera. Hanno spaccato le opere di Bouchet: 80.000 kg di feci e Cattelan che ha “fatto camminare sulle acque” un’atleta paraolimpica su una carrozzella che è rimasta ancorata al pavillion of reflections realizzato sul lago. È proprio il caso di dire What artists do for art? Il viaggio si è concluso nella virgola arancio pennellata sul lago d’Iseo. Qui oltre 1 milione di persone diverse hanno compiuto il miracolo. Hashtag ha voluto raccontare questa gente e quest’arte.

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OUR SPECIAL CORRESPONDENTS IN SEARCH OF CONTEMPORARY TRENDS

Hashtag (#) chronicle of a nomadic journey (Basel, Zurich, Iseo) The crew  # (Michele Ciolino, Stefano Leone, Claudio Francesconi special correspondents to Arte rivista and Artein, took a nomadic voyage from Basel to Zurich to Lake Iseo. # is a television broadcast on Art Investment (868 on Sky and youtube at “hashtag produzioni”) that proposes an innovative, popularizing approach to contemporary art through “performative enjoyment”.
Artbasel 286 galleries, 4.000 artists, 33 nations, 88 monumental artworks, 100.000 visitors and 3 billion dollars of on view, including museums and affiliated art fairs.
Basel is also social, beginning with the hierarchy of badges: first choice, vip card and vip opening day two. Then come the common mortals… 16.000 square meters of exhibition space display 88 museum-scale artworks. Big galleries, big artists, big works, it’s so UNLIMITED! To tell the story # chose its big man, a sumo wrestler.  Among the works seen, special mention goes to those who deal with critically with art. Secondary, by Elmgreen&Dragset (two empty debater’s podiums). Hans op de Beeck, The collector’s House (the petirified house of the art collectors). Whitehouse by Chinese dissident artist Ai Weiwei. Performance Works by Balula (Mimed sculture) and Lima (Ascenseur). A Balancing Pencil by Pippin. 3 projects by Sol Lewitt, El Anatsui with his metallic curtains. Italians: Isgrò cancelled l’Encyclopædia Britannica and The Microphones by Zorio for immediate use.
THE FAIR
Sections: galleries, feature (emerging), edition. At Gagosian the sacred monsters of the market: Koons (Gazing Ball , a classical sculpture with a shiny blue sphere, Stingel, Picasso and other masterpieces.  Among the Italian galleries: Tucci Russo, Continua, Tega, Artiaco, Minini, De Carlo, Scudo, Noero, Repetto, Giò Marconi, Zero, Invernizzi, Magazzino, Stein, O’Neill, Cortese, Supportico Lopez. In feature Tornabuoni and Lia Rumma.
MUSEUMS
At the Beyeler Foundation, Alexander Calder and Fischli/Weiss. An exhibit that proposes the theme of the fragile equilibrium of precariousness, happy but temporary. The light, poetic Mobiles by Calder dialogue with the conceptual works of Fischli/Weiss. At the Tinguely museum, the artist’s playful nouveau realism works, and  M. Landy  with his machine that destroys credit cards, transforming them into pre-signed drawings.

ZURICH
11th edition of the itinerant biennial of contemporary art. What people do for money: some joint venture. Zurick-Zu reich, Zurich too-rich. The curator Jancowsky gave each artist a list of a thousand professions practiced in the city of Zurich. Each artist chose one profession and collaborated with a person who practices that profession to create a work of art. They smashed the works of Bouchet: 80.000 kg of feces and Cattelan who made a paraolympic athlete “walk on water” on a wheelchair anchored to the pavillion of reflections created on Lake Iseo. It’s the moment to ask What artists do for art? The voyage concluded on the orange apostrophe designed on Lake Iseo. Over one million different people have performed the miracle. Hashtag wanted to tell the story of these people and this art.

 

 


 

Quando l’arte è davvero incontro fra i popoli /
When Art is a true Meeting between Peoples

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

MARCO NEREO ROTELLI AL PALESTINIAN MUSEUM

 di/by Paolo Magri

I muri emergono dalla terra, ne hanno il colore, la consistenza, un edificio figlio della roccia e degli ulivi, costruito tra il serpeggiare delle terrazze coltivate, a cavallo tra il verde ocra della macchia mediterranea e il cielo azzurro della Palestina. Posto sulla sommità di una collina, il nuovo Museo Palestinese a Birzeit, vicino a Ramallah in Cisgiordania, ha aperto le porte il 18 maggio in presenza del presidente Mahmoud Abbas. Un’istituzione indipendente dedicata alla promozione della cultura e della storia palestinese, finanziata da da più di 30 famiglie palestinesi e istituzioni private, incluse la Al-Qattan Foundation, la Banca della Palestina, e i fondi Arabi per lo sviluppo sociale e economico. Il museo, progettato dagli irlandesi Heneghan Peng architects e circondato dai giardini della paesaggista giordana Lara Zureikat, è un museo transnazionale, un hub in grado di far incontrare i palestinesi locali e quelli della diaspora, un’istituzione che vuole trascendere dai confini politici e geografici e dare una risposta positiva alle problematiche scaturite dal conflitto israeliano-palestinese. Marco Nereo Rotelli, classe 1955, artista internazionale impegnato tra l’Europa, gli Stati Uniti, il medio Oriente e la Cina, ha inaugurato il museo di Birzeit con una spettacolare installazione luminosa. L’artista veneziano ha proiettato sui muri dell’edificio parole e immagini sul tema dell’identità, utilizzando versi di poeti palestinesi, tra cui Mahmoud Darwish, dialogando con i vuoti e pieni dell’architettura, creando paesaggi, ottenendo, di figura in figura, una mobilità di linee che attraversano il tempo e i luoghi. Un percorso artistico, quello di Rotelli, iniziato sotto l’influenza di Emilio Vedova e approdato a un’arte totale che fonde pittura e supporto, riducendo il disegno a segno, a quell’elemento primo del linguaggio che veicola messaggi senza raffigurare direttamente gli oggetti: la parola. Rotelli traspone il disegno in scrittura. Dopo le installazioni sulla facciata del Petit Palais di Parigi nel 2000, il Bunker Poetico alla 49a Biennale di Venezia e l’installazione permanente del 2007 al Living Theatre di New York, con quest’opera Rotelli ribadisce che “l’arte è un territorio per costruire e rafforzare le radici dell’identità”. Con il pensiero l’artista trasforma l’edificio in una pagina di poesia, riscrive la tradizione di un popolo, la dedica alla diaspora degli uomini, alla forza della memoria. Per Rotelli dare un nome è tracciare un percorso cinetico: un’identità è vera se è in divenire. E l’arte è cultura, è segno dell’incontro tra i popoli.

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MARCO NEREO ROTELLI AT THE PALESTINIAN MUSEUM

The walls emerge from the earth, with the same color and consistency; an edifice born from stone and olive trees, built among the serpentine terraces of the landscape, in a color between ochre green, mediterranean scrub and the azure sky of Palestine. On the peak of a hill, the new Palestinian Museum in Birzeit, near Ramallah in the Palestinian Territories, opened its doors on May 18, with President Mahmoud Abbas in attendance. An independent institution dedicated to the promotion of  Palestinian culture and history, the museum was financed by over 30 private Palestinian families and institutions, including the al-Qattan Foundation, the Bank of Palestine (privately owned), and the Arab Fund for Social and Economic Development. Designed by the Irish firm Heneghan Peng Architects, the building is encircled by gardens created by the Jordanian landscape artist Lara Zureijat. It is a transnational museum, a hub for encounters between local and diaspora Palestinians, an institution that seeks to transcend political and geographic borders and offer a positive response to the problems flowing from the Israel-Palestine conflict.Marco Rotelli, class of 1955, an international artist on the move between Europe, the US, the Middle East and China, inaugurated the Birzeit museum with a spectacular luminous installation. The Venetian artist projected words and images evoking the theme of identity onto the walls of the building, using verse by Palestinian poets, including Mahmoud Darwish. The luminous verse dialogues with the projecting spaces and hollows of the architecture, creating landscapes of linear and figural mobility that cross time and space. Rotelli’s artistic itinerary began under the influence of Emilio Vedova, developing into a total art that blends painting with its support structures and reduces drawing to a sign, to a word, that first element of language that becomes a vehicle of messages, without directly representing objects. Rotelli transposes drawing into writing. After his installations on the façade of the “Petit Palais” in Paris in 2000, the Bunker Poetico in Venice and the permanent installation for the Living Theater in New York in 2007, in his new work Rotelli reminds us that “art is a territory for rebuilding and reinforcing the roots of identity.” With this thought, the artist transforms the building into a page of poetry and rewrites the tradition of a people, dedicating the work to the diaspora and the power of memory. For Rotelli, giving a name is a way of tracing a kinetic itinerary: an identity is truest when it is in a state of becoming. And art is culture, a sign of a meeting among people.

 

 


 

Quelle affascinanti sculture a cielo aperto /
Those enchanting Sculptures in the open Air

agosto 12, 2016 in iNEdicola, iNRete

A FIRENZE I MARMI MONUMENTALI DI PARK EUN-SUN

 di/by William Montedomini

 

Dopo i Mercati di Traiano di Roma nel 2014 ora è la volta di una Firenze che si spalanca davanti a Piazzale Michelangelo e propone altresì gli spazi magici di fronte a Palazzo Pitti e a Palazzo Vecchio. Evidentemente le sculture monumentali di Park Eun-Sun non temono il confronto con la grande arte del passato. D’altronde il maestro coreano ha saputo coniugare l’oriente delle personali origini con l’occidente della sua crescita (giunto in Italia, ha continuato dal 1993 gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara) realizzando opere ammantate di una armoniosa “classicità”. A partire dalla listellata bicromia dei marmi o dei graniti che rimanda a certa architettura medievale. Il Novecento invece emerge dal dichiarato rapporto con la “colonna infinita” di Costantin Brancusi:  le “colonne” di Park che sfidano il cielo si nutrono della stessa utopica illusione custodendo in più nel proprio intimo il tarlo di quella precarietà che contraddistingue e limita il sogno d’onnipotenza dell’uomo d’oggi. Afferma infatti Park: “Le spaccature rispecchiano i pensieri, le nevrosi, le paure, la rabbia. Appaiono comunque come un segno concreto di vitalità. Vanno lette come un atto rigenerativo che consente di far emergere la parte più nascosta della materia”. Comunque il visitatore che intraprende l’iter espositivo rimane immediatamente affascinato dal divenire di ogni composizione venendo quindi turbato dalla ricorrente presenza di una linea corrosiva che giunge alla superficie e pervade l’intero impianto costruttivo. Addirittura in Colonna infinita accrescimento II l’ascensionale movimento cilindrico viene bruscamente interrotto da una frattura obliqua che fa scivolare la parte superiore fino al limite del crollo. Invece Duplicazione continua ricorda la doppia elica del DNA che identifica ciascuno di noi poiché chiama in causa due sfere appaiate che si moltiplicano avvitandosi verso l’alto. Anche il loro percorso è scandito dall’immancabile linea di frattura. Come un segno continuo di ammonizione o come un ineluttabile marchio del destino.

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IN FLORENCE, THE MONUMENTAL MARBLES OF PARK EUN-SUN 

After Trajan’s Market in Rome in 2014, now it is Florence’s turn, as it opens the space in front of Piazzale Michelangelo and also offers the magical spaces outside Palazzo Pitti and the Palazzo Vecchio. The monumental sculptures of Park Eun-Sun clearly do not fear comparison with the great art of the past. The Korean master knows how to join the Asia of his origins with the West he grew up in (having arrived in Italy, he began his studies at the Fine Arts Academy in Carrara in 1993), creating works mantled in a harmonious “classicism”. The laminated bi-chrome marbles and granites suggest  a certain type of medieval architecture, while the Twentieth century comes to the fore in the clear evocation of Brancusi’s “Infinite Column”. Park’s columns reach to the sky, fueled by the same utopian illusion as Brancusi, but each of Park’s works contains the woodworm of precariousness that characterizes and limits the dreams of omnipotence of the contemporary world. Park in fact affirms, “The splits mirror thoughts, neuroses, fear and anger. But they appear as a concrete sign of vitality. They should be read as a regenerative act that allows the emergence of the most hidden part of the stone.” Visitors who follow the exhibition’s itinerary are immediately enchanted by the sensation of becoming in each composition, while being disturbed by the recurrent presence of a line of corrosion that surfaces and pervades the entire structure of each work. In Colonna infinita accrescimento II [Infinite Column Enlargement II], the ascending movement of the cylinder is brusquely interrupted by an oblique fracture that makes the upper part slip almost to the point of collapse. Duplicazione continua [Continuous Duplication] recalls the DNA double helix that identifies each individual, featuring a pair of spheres that multiply in an upward-moving spiral. Their path is marked by the inevitable line of fracture, like a continuous sign of admonition or an ineluctable mark of destiny.

 

PARK EUN SUN
Firenze / Florence
Spazi di fronte / Open space outside Piazzale michelangelo
PALAZZO PITTI  - PALAZZO VECCHIO
TESTI DI / TEXTS BY  LUCIANO CAPRILE, SERGIO RISALITI
A CURA DI / CURATED BY LUCIANO CAPRILE
28/07 – 18/09