L’associazione fa la forza

A colloquio con Giampiero Biasutti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte moderna e contemporanea

di Lorella Pagnucco Salvemini


Allora, Giampiero, poche novità dalle  elezioni del 28 settembre 2009.

Le novità ci sono state e vanno interpretate  con un certo equilibrio. Un filo rosso unisce il passato con il presente ponendo basi solide per il futuro dell’associazione.
L’avvicendamento che ha visto le nomine di Laura Trisorio e Giuseppe Biasutti ha confermato il bisogno di flessibilità atto a risolvere diverse esigenze, unendo la tradizione alla contemporaneità.

Massimo Di Carlo, sicuramente, gode della fama di persona integerrima e capace. Ma, dopo otto anni di presidenza, continuare il mandato per altri quattro anni non è un po’ troppo?

Massimo Di Carlo, nel corso dei due mandati precedenti, ha espresso sotto diversi aspetti grandi capacità, sia dal punto di vista strettamente pratico sia della comunicazione; forse l’unico limite della nostra associazione, in queste ultime elezioni, è stato quello di non trovare un’alternativa valida alle candidature, dovendo ricorrere a una variazione dello statuto per approvare la possibilità di un terzo mandato.

Presidente,vicepresidenti, consiglieri, delegati: quali sono le mansioni di ognuno.

Gli impegni sono molti e tutti di estrema importanza. Gestire un’associazione è come gestire un’impresa, nella fase progettuale,  nei prodotti culturali, nelle tradizioni storiche e in quello che, artisticamente, il futuro potrà dare. Le mansioni dei delegati territoriali sono rilevanti, devono fare da unione tra tutti gli associati e promuovere  il messaggio di cui la nostra associazione si fa carico: far comprendere come lo spirito associativo sia un grosso valore.  Può sembrare intangibile, ma è il frutto dell’esperienza di tutti. Altri compiti sono quelli dell’ufficio stampa, dei rapporti con le istituzioni, della presenza di un nostro membro alla Feaga (Federation of European  Art Galleries Associations) e altri al momento ancora da definire. Se si  punterà sulla qualità e sui valori etici di noi imprenditori del mercato dell’arte, il nome e il valore dell’Angamc non andrà mai disperso.

Ricordiamo i nomi dei membri del consiglio direttivo.

Massimo Di Carlo (presidente), Giampiero Biasutti (vice-presidente e delegato territoriale), Giovanni Bonelli (vice-presidente), Alberto Peola, Laura Trisorio, Roberto Casamonti, Marina Covi Celli, Giuseppe Biasutti (consiglieri), Chiara Ravagnan, Fabrizio Russo, Gianfranco Rossi, Mauro
Stefanini, Annamaria Gambuzzi (delegati territoriali).

Quanti sono gli associati?

Circa duecento. Un numero che cercheremo di incrementare promuovendo eventi e agevolazioni per chi lavora in questo settore, cercando di preservare l’identità delle gallerie italiane che è  il patrimonio della nostra associazione, l’unica nazionale di categoria.

Che obiettivi intende perseguire l’associazione nel prossimo quadriennio?

I progetti in cantiere sono tanti, sia dal punto di vista artistico sia da quello più legato agli aspetti legislativi. Uno è quello di poter dare vita a un “archivio degli archivi”, una sorta di grande archivio al quale fanno riferimento altri archivi che curano la certificazione e l’autentica delle opere degli artisti, ma anche istituzioni, galleristi e soprattutto collezionisti. E poi ancora un’asta realizzata con i quadri dei galleristi associati. Si può immaginare cosa potrebbe succedere. Oltre a questo, portarne avanti altri già avviati.

Qual è il primo provvedimento, in ordine di urgenza?

Lavorare sulla comunicazione, far conoscere in modo sempre più capillare le potenzialità dell’associazione e poi affrontare l’aspetto, importantissimo, dell’Iva, sul quale si è già lavorato molto.

Una breve storia dell’associazione: quando è nata e con quali scopi.

L’Associazione nazionale gallerie d’arte moderna e contemporanea nasce nel 1964 presso l’Unione commercio, turismo e servizi di Milano come Sindacato nazionale mercanti d’arte moderna. Successivamente, a metà degli anni ’80, modifica la sua ragione sociale, fino al 1997 si trasferisce nella sede di via Amedei 6 a Milano. Nel 2001 diventa Angamc. Tra gli obiettivi primari vi è quello di dare qualità al mercato dell’arte considerando l’ambito giuridico e amministrativo.

Perché iscriversi oggi.

L’Associazione costituisce un punto di riferimento per galleristi, istituzioni e collezionisti. Tutela i propri iscritti e fornisce loro i mezzi per poter svolgere la propria attività secondo delle regole. Il comune denominatore è lo spirito associativo, che deve essere il punto di partenza per fare sempre di più e nel miglior modo possibile.

Le modalità di iscrizione.

Si può consultare il sito della nostra associazione www.angamc.it, nel quale si trovano tutte le informazioni in merito.

E le modalità di espulsione?

In tutte le professioni, compresa la nostra, c’è un comportamento etico da rispettare, dettato da uno statuto sociale.

In concreto, che cosa fa l’associazione per qualificare la figura del gallerista sotto il profilo culturale e etico?

Come detto prima, ci sono delle regole che vanno rispettate. L’associazione ha il compito di selezionare i galleristi, di valutare il loro operato, non tanto per quanto riguarda le scelte artistiche e l’indirizzo di lavoro di ciascuno, ma che il modo in cui si lavora sia trasparente, per tutelare sia gli stessi colleghi sia i collezionisti che entrano nelle nostre gallerie.

Come vengono considerate dal mercato le expertise rilasciate dall’associazione.

Rispecchiano il parere di una commissione peritale composta da addetti ai lavori, professionisti che hanno avuto tra le mani tante opere d’arte e hanno, quindi, un occhio allenato.

Quanto costa?

L’iscrizione all’associazione costa 500 euro.

Esistono in Italia altre associazioni di categoria?

Esistono altre associazioni, ma la nostra è l’unica nazionale di categoria.

Quali sono i rapporti con la vostra associazione.

Rapporti civili.

Che cosa puoi dire sulla proposta di realizzare manifestazioni fieristiche sotto l’egida dell’associazione.

Sono estremamente favorevole all’idea di poter realizzare fiere d’arte sotto la nostra egida. Chi meglio di noi galleristi può capire le esigenze organizzative, di mercato, naturalmente con l’aiuto di professionisti legati all’organizzazione di eventi. Sarebbe importante e ci aiuterebbe a comprendere, per esempio, il fenomeno Artissima.

Perché fenomeno Artissima?

È una realtà atipica, dove il proprietario del marchio è la Fondazione musei civici che a loro volta sono di proprietà della città di Torino.