Mario Resca ● Un manager da museo
A colloquio con Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale presso il Mibac
di Carla Piro
Ferrarese, 64 anni, laureato in economia e commercio alla Bocconi, Mario Resca vanta una lunga e variegata carriera fra editoria, finanza, alta moda. Fino al 2007 è stato amministratore delegato di Mac Donald’s Italia; nel 2009 il Ministro per i beni e per le attività culturali, Sandro Bondi, gli ha affidato la neo istituita Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale.
Tutela e valorizzazione sono ambiti diversi che fanno riferimento a distinte direzioni generali del Mibac. Con l’istituzione di una Direzione per la valorizzazione, nella gestione dei beni culturali si è voluto affiancare al tradizionale mandato costituzionale di proteggere le ricchezze storico-artistiche del Paese un inedito modello imprenditoriale, mirato alla loro promozione. Per realizzare tali obiettivi sono richieste competenze tecniche differenti: come si conciliano?
Io provengo dall’impresa, un mondo considerato esterno all’amministrazione; quindi appena arrivato ho subito voluto incontrare funzionari, istituzioni, associazioni e fondazioni del settore. Quello della tutela attualmente è un problema che mi preoccupa più della valorizzazione. Poche risorse sono state adoperate per la conservazione. Basti pensare che a oggi non esiste un inventario del nostro patrimonio, né un sito che metta in rete tutti i 4.500 musei del nostro Paese. Ci sono alcune piacevoli eccezioni, è vero; però la prassi è l’assenza di sistemi di sicurezza adeguati: come per esempio il tasso di umidità nei locali (elemento fondamentale per una corretta conservazione delle opere d’arte). Quando si parla di valorizzazione spesso si parla a torto di mercificazione. Valorizzare vuol dire anche conservare, preservare. Senza una adeguata tutela non ci può essere alcuna valorizzazione.
L’esigenza presente richiede di rendere produttivo il patrimonio culturale e di concentrare l’attenzione sui suoi fruitori effettivi e, soprattutto, potenziali. Com’è possibile ampliare una platea più abituata a frequentare internet e centri commerciali che a visitare mostre e musei?
In cima al mio programma c’è proprio la centralità del turista-visitatore. Il fruitore, specialmente quello giovane, va coinvolto e fatto appassionare. Quindi dobbiamo offrire una serie di servizi che ci mettano al passo con le più importanti realtà museali del mondo. Entrare in un museo deve essere un’esperienza positiva sotto tutto i punti di vista: penso ad ambienti più confortevoli, a orari prolungati di visita, ad aperture serali, a bookshop e caffetterie più accoglienti. Inoltre il merchandising può rappresentare per i musei una forma di autofinanziamento, che non svilisce i contenuti culturali, ma anzi li valorizza e li rende più accessibili.
“Se non lo visiti lo portiamo via”: minaccia una provocatoria campagna di comunicazione del Mibac, in cui icone culturali come il Cenacolo di Leonardo, il Colosseo e il David di Michelangelo, vengono sfrattate e portate altrove. A Roma (piazza del Popolo) e a Milano (piazza Duomo) due imponenti affissioni sono state realizzate in partnership con la concessionaria di pubblicità, che ha offerto gratuitamente gli spazi espositivi. È il primo segnale del coinvolgimento di soggetti privati nella valorizzazione e promozione del patrimonio pubblico?
Non è il primo partner che abbiamo coinvolto in tal senso. Lo scorso 7 dicembre (festa di Sant’Ambrogio), la Banca popolare di Milano ha permesso l’apertura straordinaria e gratuita della Pinacoteca di Brera e del Cenacolo. Il supporto che abbiamo avuto per la campagna “Se non lo visiti lo portiamo via”, è un ulteriore esempio della consapevolezza raggiunta da molte realtà private: legare la propria immagine aziendale e personale a iniziative di grande valore sociale del Mibac garantisce un ottimo ritorno d’immagine e un concreto sostegno alla cultura.

L’arte del passato era in grado di comunicare a diversi livelli e questo la rendeva fruibile tanto da un pubblico colto quanto dallo spettatore inesperto. Ritiene che quella contemporanea possegga in sé la capacità di attrarre diversi target di pubblico o ritiene vada sostenuta con la forza della comunicazione?
La comunicazione è uno strumento ormai irrinunciabile in questo comparto, non solo per promuovere l’arte contemporanea. È ormai provato: anche mostre di altissimo livello artistico, senza una giusta comunicazione e promozione, nonché un’ampia fruibilità, non riescono a ottenere il riscontro di pubblico che avrebbero altrimenti. Si pensi per esempio a “Il Potere e la Grazia”, conclusa lo scorso gennaio a Palazzo Venezia di Roma, e all’operazione di comunicazione fatta da Eni, che ha portato in esposizione il San Giovanni di Leonardo. La campagna mediatica intelligente, efficace e massiccia, in brevissimo tempo ha aumentato al 200% il numero dei visitatori.
Un accordo con Google Italy prevede due interessanti progetti: la digitalizzazione e messa online dello sterminato patrimonio librario appartenente alle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze; la visita virtuale al sito archeologico di Pompei (grazie a foto panoramiche a 360° visibili con il servizio “Street View” di Google Map). Quali vantaggi culturali e ricadute economiche prevede?
Preciso innanzitutto che l’accordo per la digitalizzazione delle biblioteche ancora deve essere ufficializzato; comunque entrambe le iniziative (a costo zero per il Mibac) rappresentano una forma di tutela e valorizzazione per il nostro patrimonio a livello mondiale. La possibilità di passeggiare virtualmente tra le meraviglie di Pompei, offerta gratuitamente a milioni di utenti in tutto il mondo, rappresenta uno straordinario veicolo promozionale per il turismo italiano e uno stimolo per tanti potenziali viaggiatori a visitare personalmente gli scavi archeologici. Senza dimenticare che, grazie alla tecnologia di Google, i nostri tesori d’arte potranno contare su una testimonianza eterna. L’accordo rappresenta dunque un matrimonio perfetto tra due soggetti leader mondiali: Google per il web e le nuove tecnologie; il Mibac per quantità e qualità del patrimonio culturale.
Spesso le attività del Ministero per i beni e le attività culturali si intrecciano con quelle del Ministero per gli affari esteri. Il biglietto da visita dell’Italia è il suo storico patrimonio di conoscenza, che può essere messo a frutto non solo in ambito intellettuale, ma anche nel campo diplomatico ed economico. Quale relazione intercorre fra cultura, politica estera e impresa?
Certamente fra le priorità della Dgv (Direzione generale valorizzazione) c’è la creazione di momenti di confronto con altre realtà internazionali, scambi di esperienze, buone prassi finalizzate allo sviluppo e all’incremento dell’incoming turistico in Italia. Per ottenere questo risultato dobbiamo fare della cultura e della creatività un veicolo di promozione del Paese. Nel 2010 abbiamo individuato alcune aree strategiche (Stati Uniti; Medio ed Estremo Oriente; America latina; Europa, considerata come nostro mercato interno) con cui allacciare partnership pluriennali che, partendo dall’interscambio culturale, arrivino a definire nuove relazioni diplomatiche e crescenti opportunità di sviluppo. In questo senso è emblematico il risultato ottenuto con l’ultima missione in Cina. Ci siamo confrontati con uno dei soggetti culturalmente più importanti al mondo: si sono fissati accordi a lungo termine, progettando eventi culturali, scambi di mostre, cooperazione nell’ambito della conservazione e della promozione del nostro patrimonio culturale e ottenendo allo scopo 1000 metri quadri all’interno del nuovo Museo nazionale della Cina. In queste attività la sinergia con il Mae è assolutamente fondamentale: attraverso i suoi istituti e ambasciate può fornire al Mibac il supporto operativo utile a veicolare la nostra cultura e la nostra creatività e insieme costruire una nuova immagine coordinata dell’Italia.
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