Il complesso della Pelanda a Roma: il restauro

di Marco Chiuso


Autentico reperto di archeologia industriale, il complesso della Pelanda (il padiglione più ampio dell’ex Mattatoio al Testaccio), restaurato dallo Studio di architettura Carmassi di Firenze, è oggi un centro di produzione culturale destinato ad attività espositive e formative: un edificio di 5000 mq di superficie, non lontano dalle rive del Tevere, che può ospitare manifestazioni di vario genere. La gestione è affidata al Museo di arte contemporanea di Roma: con l’imminente apertura della nuova ala progettata da Odile Decq, la Pelanda infatti entra a far parte del complesso del Nuovo Macro assieme alla sede già esistente e ai due padiglioni del Macro Future. Leggi il resto di questo articolo »

Il laureato analfabeta

di Lorella Pagnucco Salvemini

Belli, giovani, palestrati, spesso abbronzati. Tutti, obbligatoriamente, con laurea in tasca. Ecco i dottori in giurisprudenza venuti da ogni parte di Italia a concorrere per un lavoro come funzionario al Comune di Orbetello. Incredibile, ma vero. Nessuno ha superato la prima prova, l’esame scritto. Nessuno ha raggiunto la valutazione minima, 21/30, per l’ammissione agli orali. Il posto fisso se lo possono sognare.

Pessima notizia. La notizia buona, però, è che per una volta nel nostro Paese non si potrà parlare di concorsi truccati, di candidati scelti a tavolino, a prescindere dai meriti personali. A Orbetello non si elargiscono favori, le raccomandazioni non contano. O, forse, non bastano più nemmeno quelle. Leggi il resto di questo articolo »

Riccardo Licata ● Maestro viaggiatore

Riccardo Licata al lavoro

In 60 anni di ininterrotta grazia creativa, Riccardo Licata è divenuto un punto fermo nella storia dell’arte europea del ’900. Un autore che, sul piano della qualità, non teme confronti. Anche grazie alla unicità di un complesso alfabeto personale, composto e orchestrato in “partiture” di sontuosa armonia

di Franco Batacchi


“Benissimo!”. Così risponde immancabilmente Riccardo Licata quando gli si pone, a ogni incontro, la stereotipata domanda: come va? Non è una risposta di maniera. Anche quando la salute gli ha tirato un momentaneo scherzo di cattivo gusto, egli è rimasto tanto immerso, incollato, aggrappato alla forza della vita, da trovare l’energia necessaria a proseguire il suo interminabile girovagare nello spazio del mondo, nel tempo della storia, nel gusto dell’amore. Leggi il resto di questo articolo »

L’associazione fa la forza

A colloquio con Giampiero Biasutti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte moderna e contemporanea

di Lorella Pagnucco Salvemini


Allora, Giampiero, poche novità dalle  elezioni del 28 settembre 2009.

Le novità ci sono state e vanno interpretate  con un certo equilibrio. Un filo rosso unisce il passato con il presente ponendo basi solide per il futuro dell’associazione.
L’avvicendamento che ha visto le nomine di Laura Trisorio e Giuseppe Biasutti ha confermato il bisogno di flessibilità atto a risolvere diverse esigenze, unendo la tradizione alla contemporaneità.

Massimo Di Carlo, sicuramente, gode della fama di persona integerrima e capace. Ma, dopo otto anni di presidenza, continuare il mandato per altri quattro anni non è un po’ troppo?

Massimo Di Carlo, nel corso dei due mandati precedenti, ha espresso sotto diversi aspetti grandi capacità, sia dal punto di vista strettamente pratico sia della comunicazione; forse l’unico limite della nostra associazione, in queste ultime elezioni, è stato quello di non trovare un’alternativa valida alle candidature, dovendo ricorrere a una variazione dello statuto per approvare la possibilità di un terzo mandato.

Presidente,vicepresidenti, consiglieri, delegati: quali sono le mansioni di ognuno.

Gli impegni sono molti e tutti di estrema importanza. Gestire un’associazione è come gestire un’impresa, nella fase progettuale,  nei prodotti culturali, nelle tradizioni storiche e in quello che, artisticamente, il futuro potrà dare. Le mansioni dei delegati territoriali sono rilevanti, devono fare da unione tra tutti gli associati e promuovere  il messaggio di cui la nostra associazione si fa carico: far comprendere come lo spirito associativo sia un grosso valore.  Può sembrare intangibile, ma è il frutto dell’esperienza di tutti. Altri compiti sono quelli dell’ufficio stampa, dei rapporti con le istituzioni, della presenza di un nostro membro alla Feaga (Federation of European  Art Galleries Associations) e altri al momento ancora da definire. Se si  punterà sulla qualità e sui valori etici di noi imprenditori del mercato dell’arte, il nome e il valore dell’Angamc non andrà mai disperso. Leggi il resto di questo articolo »

L’altra metà del cielo

Da noi ancora quasi ignoto, l’universo della creatività femminile cinese è un mondo in ebollizione. Ricco di proposte e protagoniste che meritano di essere indagate e conosciute.

di Vincenzo Sanfo

XIAO LU Remake della performance realizzata nel 1989 Si è tenuto in Cina, l’8 marzo, un grande Forum internazionale sulla condizione della donna e non a caso si è scelto di celebrarlo a Shanghai che è, per il 2010, uno dei palcoscenici internazionali più importanti in quanto, proprio lì, si tiene il tanto atteso Expo internazionale che, successivamente, nel 2015 si sposterà a Milano.
L’occasione, quindi, è propizia per scrivere della condizione della donna e del rapporto tra donne e arte in Cina. Un rapporto che, nel tempo, è stato sempre costante ma che, negli ultimi anni, in virtù dei grandi cambiamenti economici e sociali ha subito una accelerazione. Infatti, nei grandi sconvolgimenti che hanno percorso la storia della Cina, una parte importante l’hanno giocata le donne, l’altra metà del cielo che, dopo anni di soggiogamento, hanno trovato, nelle nuove opportunità economiche e di vita, le occasioni per un riscatto morale e la  possibilità di contare ancora di più nell’ambito  della società.
Figure storiche di donne, importanti,  non mancano nella letteratura e nella storiografia, una per tutte la terribile moglie di Mao, tristemente nota e il cui nome Jiang Qing, è indelebilmente legato al periodo, infausto, della banda dei Quattro e alla cosi detta Rivoluzione culturale. Leggi il resto di questo articolo »

Alda Merini ● Una voce dall’abisso

di Lorella Pagnucco Salvemini


Sono nata il 21 a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.


I libri di Alda Merini E  tempestosa di certo, come le sue parole  – di fiamma, di luce, di violenza e di dolore – è stata l’esistenza di Alda Merini. Se ne è andata a 78 anni, “l’1 a ognissanti”, potremmo dire parafrasando il suo celebre endecasillabo. Coerente e profetica anche all’appuntamento con l’aldilà. Lo ha anticipato di un giorno, perché forse morire il giorno dei morti le sarebbe sembrato di morire due volte, o per sempre. Ha scelto bene:  il primo di novembre  è data che sa di beatificazione. Santa, subito. Così è stato.

Non che le potesse interessare tutta quella gloria postuma  – coccodrilli  stucchevoli sui giornali, solenni funerali di Stato, sepoltura al Famedio fra i grandi di Milano. Lei che zittisce chiunque osi parlarle del Nobel: “Me li mandino pure i premi, con un milione di euro non si compra amore, attenzione… Ti dimenticano anche quando ti ricordano”. Lei che – poverissima, dispone solo del vitalizio della legge Bacchelli -  userà i 36 milioni del premio Montale-Guggenheim per pagare il conto all’Hotel Certosa  dove si trasferirà finché non finiranno i soldi. Denaro che nelle sue mani pare che scotti, e allora eccola con gioia infantile  a spartire quell’improvvisa manna con ogni barbone incontrato per strada. Leggi il resto di questo articolo »

Ugo Nespolo ● Ad ali spiegate

Grande sperimentatore, portato per vocazione a una simultaneità iconografica. Ha lavorato in ogni ambito della scena artistica contemporanea. Senza mai  abbandonare la coerenza e i termini della propria ricerca

di Giovanni Faccenda

Nell’estate del 1964 accadono  alcuni fatti destinati a  segnare una svolta nella storia dell’arte del ‘900.  Due protagonisti assoluti dello storico ritorno all’ordine, Giorgio Morandi e Ardengo  Soffici, muoiono a breve distanza  di tempo l’uno dall’altro.  Il primo, leggendario misantropo bolognese, chiude i propri conti con l’esistenza terrena qualche giorno prima dell’inaugurazione di una Biennale di Venezia che rimarrà nella memoria collettiva come quella del clamoroso avvento della pop art statunitense nel nostro Paese.
A vincere il premio riservato al miglior artista straniero, non senza incontrare molte e accese polemiche — anche nella giuria internazionale —, Robert Rauschenberg, primo attore, accanto a Jasper Johns, Jim Dine e Claes Oldenburg, nel padiglione americano.  In pratica, con la scomparsa di Morandi e Soffici, dopo quella di Rosai (1957), Sironi (1961) e Casorati (1963), si realizza la fine silenziosa di un tempo (sebbene in vita vi siano ancora Severini e l’ineguagliabile de Chirico), mentre, con la consacrazione della pop art, ha roboante inizio una nuova epoca. Leggi il resto di questo articolo »

Cinema & anticinema nell’arte di Ugo Nespolo

di Janus

C’è una trasposizione costante, nell’opera di Ugo Nespolo, di elementi semantici che vanno dal cinema alla pittura e viceversa, ma sarebbe semplicistico fermarsi alle apparenze di questa diade. Si tratta in realtà di una sola cosa: il cinema è già tutto contenuto nella sua pittura e la pittura è un organismo vivente in continua trasformazione. Dovremmo parlare per esattezza di cinema e di anticinema, di pittura e di antipittura.

Quando all’inizio del suo percorso Nespolo si è incamminato lungo le strade dell’avanguardia a Torino, che è una città dalle infinite pulsioni, le due cose gli sono apparse subito naturali. Era impossibile separarle l’una dall’altra, poiché erano le molteplici facce d’una contrapposizione linguistica, di una narrazione in entrambi i casi rapida, essenziale, ironica, convulsiva. La pittura è attraversata da un’esplosione di elementi cromatici, figurativi, fantasiosi, fiabeschi, è pellicola su tela o su legno; il cinema è una visione di fatti, di avvenimenti, di rievocazioni, di episodi teatrali, che compongono una specie di mosaico, è uno schermo. Leggi il resto di questo articolo »

La vita di uno sperimentatore

Ugo Nespolo nasce a Mosso (Biella) nel 1941, si diploma all’Accademia Albertina di belle arti di Torino, laureandosi quindi in lettere moderne con una tesi in semilogia. Gli esordi risalgono agli anni ’60, alla pop art, ai futuri concettuali e pokeristi. Negli anni ’70 si  appropria di un mezzo di espressione quale il cinema sperimentale. Come attori, utilizza artisti amici, da Fontana a Baj a Pistoletto.
Nel ’74 vince il premio Bolaffi.

Negli anni ’80 si moltiplicano le esperienze nel settore dell’arte applicata. Realizza numerosi manifesti,  il calendario Rai dell’86, alcune videosigle (tra cui “Indietro tutta”), le scene per l’allestimento della “Turandot” di Busoni a Stamford (Usa). Nell’86, a Genova, festeggia i vent’anni di attività con un’antologica a Villa Croce. Nel ’90 tiene una mostra a Palazzo Reale di Milano. Nello stesso anno firma la campagna pubblicitaria per la Campari e le scene e i costumi del “Don Chisciotte” di Paisiello per l’Opera di Roma. Nel ’91 partecipa in Giappone all’International Ceramic Festival, Ceramic World Shigaraki. Del ’94 è una mostra di opere a soggetto cinematografico promossa alla Tour Fromage di Aosta. L’anno seguente, realizza scene e costumi per l’“Elisir d’amore” di Donizetti all’Opera di Roma e tiene un’antologica alla Permanente di Milano. Leggi il resto di questo articolo »

Pierre Soulages ● L’opera al nero

Protagonista da 60 anni dell’arte astratta, Pierre Soulages è il pittore del nero e della luce, capace di composizioni ritmiche infinite, dove il supporto lascia spazio a tecniche diverse, in una ricerca coerente, evolutiva, inesauribile.

di Paolo Magri

Nero. Forse. A volte blu, grigio, viola, la luce scivola sopra il supporto e cambia il riflesso, il tono, il colore. Basta spostarsi, muoversi un poco e tutto muta: la pennellata che modulava la superficie si appiattisce, scompare, per ricomparire diversa, in altra forma, con altro ritmo; l’ombra che sagomava una macchia ha lasciato il posto a un riverbero inatteso; l’aspetto rugoso che riempiva la superficie si è fatto liscio e uniforme.
È un’opera da osservare in silenzio quella di Pierre Soulages, richiede lo stesso grado di concentrazione con la quale è stata concepita. In occasione del novantesimo compleanno dell’artista, il Centro Pompidou ha presentato, fino all’8 Marzo, una grande retrospettiva dedicata al “pittore del nero e della luce”, protagonista da sessant’anni dell’arte astratta.
«Non ho mai amato far parte di un gruppo», ricorda Soulages: «amo la solitudine, gli spazi vasti, infiniti, i deserti, le grandi pianure, il mare». Un’attitudine che ispira le sue opere da sempre, trasponendo paesaggi fisici e mentali su supporti rigidi, piegandoli su tele e pannelli, declinandoli nell’assoluta assenza della rappresentazione. Fino all’indeterminatezza dell’outrenoir, l’altro nero, termine che Soulage ha coniato nel 1979 per definire il punto di non ritorno della propria evoluzione pittorica. Leggi il resto di questo articolo »