Articoli marcati con tag ‘editoriale’
Tu chiamale, se vuoi, provocazioni
I francesi lo chiamavano succès de scandal. Il termine aveva un suo fascino torbido, rimandava a qualcosa di peccaminoso, lasciava immaginare chissà quali lussurie in quali alcove. A praticarle erano i personaggi del bel mondo, baroni impettiti e impomatati, duchesse pallide e lascive, alti prelati dalla scarsa vocazione. Per non parlare dello stuolo di artisti sempre pronti con la scusa di uno spartito, di una poesia, di un ritratto ad approfittare della faiblesse di gran dame, e in qualche caso di damerini, per allacciare rapporti carnali e acquisire notorietà. Leggi il resto di questo articolo »
Pupazzi milionari
La notizia è di quelle che lasciano esterrefatti: 7,92 milioni di dollari, diritti a parte, all’ultima asta di Sotheby’s a Londra. Di che cosa stiamo parlando? Di un pupazzo di plastica che sbuca da un pavimento sbrecciato per l’occasione. Il fantoccio riporta fattezze e firma di Maurizio Cattelan, quello dei bambini impiccati a piazzale Loreto a Milano, quello di Giovanni Paolo II stramazzato al suolo a causa di un meteorite. Leggi il resto di questo articolo »
Il laureato analfabeta
Belli, giovani, palestrati, spesso abbronzati. Tutti, obbligatoriamente, con laurea in tasca. Ecco i dottori in giurisprudenza venuti da ogni parte di Italia a concorrere per un lavoro come funzionario al Comune di Orbetello. Incredibile, ma vero. Nessuno ha superato la prima prova, l’esame scritto. Nessuno ha raggiunto la valutazione minima, 21/30, per l’ammissione agli orali. Il posto fisso se lo possono sognare.
Pessima notizia. La notizia buona, però, è che per una volta nel nostro Paese non si potrà parlare di concorsi truccati, di candidati scelti a tavolino, a prescindere dai meriti personali. A Orbetello non si elargiscono favori, le raccomandazioni non contano. O, forse, non bastano più nemmeno quelle. Leggi il resto di questo articolo »
Alda Merini ● Una voce dall’abisso
di Lorella Pagnucco Salvemini
Sono nata il 21 a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.
E tempestosa di certo, come le sue parole – di fiamma, di luce, di violenza e di dolore – è stata l’esistenza di Alda Merini. Se ne è andata a 78 anni, “l’1 a ognissanti”, potremmo dire parafrasando il suo celebre endecasillabo. Coerente e profetica anche all’appuntamento con l’aldilà. Lo ha anticipato di un giorno, perché forse morire il giorno dei morti le sarebbe sembrato di morire due volte, o per sempre. Ha scelto bene: il primo di novembre è data che sa di beatificazione. Santa, subito. Così è stato.
Non che le potesse interessare tutta quella gloria postuma – coccodrilli stucchevoli sui giornali, solenni funerali di Stato, sepoltura al Famedio fra i grandi di Milano. Lei che zittisce chiunque osi parlarle del Nobel: “Me li mandino pure i premi, con un milione di euro non si compra amore, attenzione… Ti dimenticano anche quando ti ricordano”. Lei che – poverissima, dispone solo del vitalizio della legge Bacchelli - userà i 36 milioni del premio Montale-Guggenheim per pagare il conto all’Hotel Certosa dove si trasferirà finché non finiranno i soldi. Denaro che nelle sue mani pare che scotti, e allora eccola con gioia infantile a spartire quell’improvvisa manna con ogni barbone incontrato per strada. Leggi il resto di questo articolo »