Articoli marcati con tag ‘lorella pagnucco salvemini’
Tu chiamale, se vuoi, provocazioni
I francesi lo chiamavano succès de scandal. Il termine aveva un suo fascino torbido, rimandava a qualcosa di peccaminoso, lasciava immaginare chissà quali lussurie in quali alcove. A praticarle erano i personaggi del bel mondo, baroni impettiti e impomatati, duchesse pallide e lascive, alti prelati dalla scarsa vocazione. Per non parlare dello stuolo di artisti sempre pronti con la scusa di uno spartito, di una poesia, di un ritratto ad approfittare della faiblesse di gran dame, e in qualche caso di damerini, per allacciare rapporti carnali e acquisire notorietà. Leggi il resto di questo articolo »
Jonathan Guaitamacchi ● Le mie visioni
Dipinge in bianco e nero sopratutto vedute metropolitane, paesaggi, prospettive a volo d’uccello. E, ora, anche ghiacciai. Una lettura poetica della realtà intrisa di atmosfere rarefatte, visionarie, che lasciano spazio al mistero.
di Lorella Pagnucco Salvemini
Sta pedalando nel traffico milanese, Jonathan, quando gli telefono. Non ho un motivo preciso per chiamarlo, solo un saluto, credo. Lui risponde, un po’ affannato, un po’ sovrappensiero. Un rintocco di campane, per qualche istante, si impone al caos di clacson e motori. È morta Alda Merini. Cominciamo a parlare di lei, ricordi personali e letterari si sovrappongono. Capisco che cosa mi abbia spinto a comporre il suo numero telefonico,questo pomeriggio. Ci sono momenti in cui sensibilità affini si cercano. Leggi il resto di questo articolo »
Pupazzi milionari
La notizia è di quelle che lasciano esterrefatti: 7,92 milioni di dollari, diritti a parte, all’ultima asta di Sotheby’s a Londra. Di che cosa stiamo parlando? Di un pupazzo di plastica che sbuca da un pavimento sbrecciato per l’occasione. Il fantoccio riporta fattezze e firma di Maurizio Cattelan, quello dei bambini impiccati a piazzale Loreto a Milano, quello di Giovanni Paolo II stramazzato al suolo a causa di un meteorite. Leggi il resto di questo articolo »
Il laureato analfabeta
Belli, giovani, palestrati, spesso abbronzati. Tutti, obbligatoriamente, con laurea in tasca. Ecco i dottori in giurisprudenza venuti da ogni parte di Italia a concorrere per un lavoro come funzionario al Comune di Orbetello. Incredibile, ma vero. Nessuno ha superato la prima prova, l’esame scritto. Nessuno ha raggiunto la valutazione minima, 21/30, per l’ammissione agli orali. Il posto fisso se lo possono sognare.
Pessima notizia. La notizia buona, però, è che per una volta nel nostro Paese non si potrà parlare di concorsi truccati, di candidati scelti a tavolino, a prescindere dai meriti personali. A Orbetello non si elargiscono favori, le raccomandazioni non contano. O, forse, non bastano più nemmeno quelle. Leggi il resto di questo articolo »
L’associazione fa la forza
A colloquio con Giampiero Biasutti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte moderna e contemporanea
di Lorella Pagnucco Salvemini
Allora, Giampiero, poche novità dalle elezioni del 28 settembre 2009.
Le novità ci sono state e vanno interpretate con un certo equilibrio. Un filo rosso unisce il passato con il presente ponendo basi solide per il futuro dell’associazione.
L’avvicendamento che ha visto le nomine di Laura Trisorio e Giuseppe Biasutti ha confermato il bisogno di flessibilità atto a risolvere diverse esigenze, unendo la tradizione alla contemporaneità.
Massimo Di Carlo, sicuramente, gode della fama di persona integerrima e capace. Ma, dopo otto anni di presidenza, continuare il mandato per altri quattro anni non è un po’ troppo?
Massimo Di Carlo, nel corso dei due mandati precedenti, ha espresso sotto diversi aspetti grandi capacità, sia dal punto di vista strettamente pratico sia della comunicazione; forse l’unico limite della nostra associazione, in queste ultime elezioni, è stato quello di non trovare un’alternativa valida alle candidature, dovendo ricorrere a una variazione dello statuto per approvare la possibilità di un terzo mandato.
Presidente,vicepresidenti, consiglieri, delegati: quali sono le mansioni di ognuno.
Gli impegni sono molti e tutti di estrema importanza. Gestire un’associazione è come gestire un’impresa, nella fase progettuale, nei prodotti culturali, nelle tradizioni storiche e in quello che, artisticamente, il futuro potrà dare. Le mansioni dei delegati territoriali sono rilevanti, devono fare da unione tra tutti gli associati e promuovere il messaggio di cui la nostra associazione si fa carico: far comprendere come lo spirito associativo sia un grosso valore. Può sembrare intangibile, ma è il frutto dell’esperienza di tutti. Altri compiti sono quelli dell’ufficio stampa, dei rapporti con le istituzioni, della presenza di un nostro membro alla Feaga (Federation of European Art Galleries Associations) e altri al momento ancora da definire. Se si punterà sulla qualità e sui valori etici di noi imprenditori del mercato dell’arte, il nome e il valore dell’Angamc non andrà mai disperso. Leggi il resto di questo articolo »
Alda Merini ● Una voce dall’abisso
di Lorella Pagnucco Salvemini
Sono nata il 21 a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenare tempesta.
E tempestosa di certo, come le sue parole – di fiamma, di luce, di violenza e di dolore – è stata l’esistenza di Alda Merini. Se ne è andata a 78 anni, “l’1 a ognissanti”, potremmo dire parafrasando il suo celebre endecasillabo. Coerente e profetica anche all’appuntamento con l’aldilà. Lo ha anticipato di un giorno, perché forse morire il giorno dei morti le sarebbe sembrato di morire due volte, o per sempre. Ha scelto bene: il primo di novembre è data che sa di beatificazione. Santa, subito. Così è stato.
Non che le potesse interessare tutta quella gloria postuma – coccodrilli stucchevoli sui giornali, solenni funerali di Stato, sepoltura al Famedio fra i grandi di Milano. Lei che zittisce chiunque osi parlarle del Nobel: “Me li mandino pure i premi, con un milione di euro non si compra amore, attenzione… Ti dimenticano anche quando ti ricordano”. Lei che – poverissima, dispone solo del vitalizio della legge Bacchelli - userà i 36 milioni del premio Montale-Guggenheim per pagare il conto all’Hotel Certosa dove si trasferirà finché non finiranno i soldi. Denaro che nelle sue mani pare che scotti, e allora eccola con gioia infantile a spartire quell’improvvisa manna con ogni barbone incontrato per strada. Leggi il resto di questo articolo »
