Arcangelo Sassolino debutta in Australia 

Arcangelo Sassolino, The paradoxical nature of life (detail), 2018 - Courtesy Museum of Old and New Art, Hobart, Tasmania, Australia, photo credit Jesse Hunniford
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Il Museum of Old and New Art (Mona) presenta una grande mostra personale dello scultore italiano Arcangelo Sassolino, rassegna che resterà aperta al pubblico fino al 6 aprile 2026.

Il corpus espositivo, sviluppato sotto il titolo evocativo “in the end, the beginning”, propone una selezione di sculture cinetiche votate a sondare i confini della materia: esse si trasformano in un palcoscenico dove la materia stessa sembra mettere in scena una meditazione sul tempo e sull’energia.

L’anteprima dell’intera rassegna è stata presentata nel corso del Dark Mofo, il festival dedicato al solstizio di metà inverno della Tasmania, che quest’anno recupera pienamente la sua attività. L’opera che presta il titolo all’intera mostra – In the end, the beginning – trova collocazione in una delle gallerie sotterranee del Mona, immersa in un clima di attesa e di densità atmosferica che amplifica la percezione della sua presenza. A una temperatura di 1500°C, l’acciaio fuso scende dalla sommità come una pioggia ferrea guidata dalla gravità, tocca il pavimento e, nel contatto con la realtà del suolo, scatena un’esplosione di scintille incandescenti, un lampo ritmato che attraversa l’aria e accende la stanza di luce muta e violenta. Quest’opera si inscrive come una nuova versione rivitalizzata della celebre installazione Diplomazija astuta, originariamente concepita per il Padiglione di Malta alla Biennale di Venezia del 2022.

Al MONA, Sassolino presenta cinque sculture oltre a In the end, the beginning. Tra queste opere si staglia Violenza casuale, in cui una trave di legno è posta sotto la pressione di un pistone idraulico fino a rompersi in modo improvviso e incontrollabile, generando schegge e frammenti. Un simile registro di tensione e fragilità percorre anche The Paradoxical Nature of Life, dove una lastra di vetro si incurva sotto il peso di un masso significativo, tratteggiando una dinamica di precarietà che sfida la stabilità apparente della materia; e in Marcus, uno pneumatico, schiacciato e deformato da una morsa in acciaio, racconta la tensione tra forma, resistenza e deterioramento apparente. 

Accanto a questi lavori, sono esposte due versioni di No Memory Without Loss, due dischi di tre metri di diametro fissati alle pareti: sulla loro superficie scorre un olio industriale ad alta viscosità che, muovendosi con lentezza, si espande e scorre a gocce verso il pavimento, disegnando un tempo materiale che evoca ricordi di coesione e perdita. In questo coro di interventi, Sassolino intreccia un discorso sull’efficacia costituente della materia, sull’impatto delle forze esterne e sulla precarietà intrinseca delle strutture che, per quanto robuste, rivelano sempre la loro vulnerabilità.

Arcangelo Sassolino spalanca una frontiera in cui la materia non è mera sostanza, ma campo di forze e di tensione, capace di rivelare i limiti intrinseci di ciò crediamo solido. Le sue opere, costruite con materiali industriali e procedimenti precisi, incarnano una grammatica di tensione, precarietà e trasformazione continua: compressioni, velocità, gravità e calore non sono semplici parametri, bensì strumenti operativi che innescano processi che si consumano in tempo reale, dando vita a installazioni dinamiche in cui l’energia si manifesta nel suo stato più essenziale, quasi primordiale.

Ogni scultura si configura come un sistema autonomo, dove il tempo non è solo una cornice logica o un adornamento formale, ma un meccanismo inesorabile che alimenta attesa, urgenza e l’inevitabilità dell’azione. L’artista va oltre la rappresentazione della forza: la attiva, la fa palpabile, la rende protagonista di esperienze viscerali che non lasciano scampo a interpretazioni consolatorie. In questa opera di sincronizzazione tra materia e tempo, emerge una riflessione dolorosa sull’uomo contemporaneo: viviamo in un tempo accelerato, permeato di tecnologia e produzione intensiva, in cui la fragilità esistenziale si presenta non come debolezza isolata, ma come esito logico dell’interazione tra soggetto e forze che superano ogni controllo. La materia, nelle sue trasformazioni improvvise e spesso devastanti, diventa una metafora della precarietà quotidiana: siamo, come i materiali che manipoliamo, soggetti a condizioni esterne, a pressioni invisibili e a una necessità di adattamento permanente. 

L’equilibrio apparente del mondo moderno è una fragile cortina di sicurezza che può rompersi in un istante, rivelando la vulnerabilità radicale dell’essere umano di fronte alla legge impietosa delle forze universali. In questo senso, l’arte diventa non solo specchio della realtà, ma spazio di riconfigurazione etica: ci chiede di riconoscere la nostra posizione di fronte al furore del reale, di accettarne l’imprevedibilità e di trovare nella consapevolezza della fragilità una forma più autentica di resistenza e di umanità.


Immagine di copertina: Arcangelo Sassolino, The paradoxical nature of life (detail), 2018 – Courtesy Museum of Old and New Art, Hobart, Tasmania, Australia, photo credit Jesse Hunniford


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