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Michela Ongaretti, Alessandro Riva, Paolo Sciortino

L’arte alla svolta green. Nessuno sfugge, il richiamo è giuridico e planetario: la “transizione ecologica”, detto tra virgolette per rispetto delle accademie della lingua, che non hanno ancora codificato l’espressione, è tuttavia nei codici di tutte le nazioni. È un dovere morale, prima che costituzionale, per tutti gli ordinamenti politici del mondo. Specialmente, et pour cause, direbbe Emmanuel Macron, après le déluge, ovvero dopo la pandemia che ha inondato le terre emerse della civiltà. I domini umani del mondo.

Il mondo dell’arte non è un mondo a parte, anche se molti dei suoi abitanti vorrebbero sentircisi, oppure ambiscono a non volerne stare fuori. Il che equivale, praticamente, a un unico sentimento: il sentimento della diversità, perseguita o sofferta,non importa. A dimostrazione della verità di questa ambiguità di senso, le opinioni, le dimostrazioni, le prassi operative e ideologiche, i progetti e i proclami, i sensi e i dissensi dei cittadini dell’arte, che in questa inchiesta convolano appassionatamente in una grande tavola rotonda di posizioni avverse.

Banksy, I remember when all this was trees.

C’è chi inneggia, finalmente con ottenuta fierezza, il grande passaggio dalle derive dell’inquinamento e del consumismo ai lidi del nitore purificato, sterilizzato, riciclato e limpido (sono i più, naturalmente), chi sostiene che le ragioni dell’arte debbano continuare a essere avulse e autonome dalle logiche del mainstream, chi (sparuta minoranza) teme l’insorgenza di nuove e più subdole ipocrisie, nell’avvento di una “pulizia del mondo”, che evoca rimembranze tenebrose.

 

Resta il fatto, sicuro e garantito, che l’intero esercito dell’arte nostrana è schierato con armi varie e strategie diverse, ma perlopiù convergenti alla volta di una koinè di intenti, per dir così, palingenetici. Una gran parata che fronteggia il reset della comunicazione artistica. Critici, galleristi, mercanti, artisti storicizzati e giovani generazioni di writer si scambiano argomenti su quella che si auspica sarà, a pochi passi dall’uscita dal tunnel del Covid, una nuova stagione di realistiche utopie.

 

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