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A Carrara la complessità dei legami nei marmi di Mikayel Ohanjanyan

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view. Ph. di Nicola Gnesi
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In una società in cui tutto tende alla divisione, alla separazione e al contrasto, l’arte di Mikayel Ohanjanyan ci ricorda che i legami sono il concetto più importante, il nodo da stringere, il punto fondante attorno alla quale unire l’umanità intera attraverso il tempo e la storia.

È il mudaC di Carrara a ospitare, fino al 30 agosto 2026, la personale Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York.

Cinque blocchi di marmo, concepiti come un’unica installazione, concentrano qui l’intero pensiero dell’artista. «Mi sembra che facciamo tutto per dividere, magari senza volerlo», afferma. Da questa riflessione nascono questi blocchi informi: masse quasi in bilico, attraversate da una tensione di precarietà, che sembrano trovare una volontà di coesione nei cavi in acciaio inox che le avvolgono. I cavi incidono profondamente il marmo, ne attraversano la superficie, con segni netti, non si limitano a sorreggere la materia ma quasi la costringono ad una coesione forzata.

Anche gli stessi nodi dei cavi rappresentano la forma più elementare del legame, non sono solo elementi tecnici, ma hanno una propria simbologia: il nodo rappresenta la complessità di tenere unito ciò che tende a separarsi e il segno di una relazione che esiste proprio perché attraversata da forze opposte.

Il legame diventa così una forza in tensione ben visibile e proprio in questo equilibrio instabile emerge la complessità del tenersi insieme.  

Questa unione silenziosa tra forze opposte suggerisce una riflessione sulla condizione umana e su tutti quei concetti che tengono unito tutto quanto: identità, individualità, collettività, fragilità, forza, resistenza. Come questi blocchi, anche le relazioni che guidano il vivere comune si fondano su tensioni costanti, su equilibri mai definitivi. I cavi diventano allora metafora di quei concetti, come fiducia, responsabilità, memoria, linguaggio, che, pur invisibili nella quotidianità, esercitano una forza determinante nel mantenere insieme ciò che altrimenti tenderebbe a disperdersi.

L’unione, di conseguenza, proprio perché è il risultato di una pressione continua, non può risultare armonica. L’installazione perciò nel suo complesso rende visibile questa “fatica” del legame, un processo che necessita adattamento, resistenza reciproca e convivenza. Le fratture e i segni rimangono ben evidenti proprio perché necessari.

Con questo, Ohanjanyan vuole alludere anche al desiderio di ricomporre la storia, il tempo o le dinamiche sociali.  La storia è un insieme di eventi separati ma connessi, di memorie e identità che spesso entrano in conflitto. Legarli insieme non significa costruire una versione più pacifica del passato, bensì accettare che la ricostruzione è avere la possibilità di scegliere quali frammenti mettere in relazione e farne tesoro per il presente e il futuro.

Come per questi frammenti di marmo, ogni cosa ha una sua natura instabile ed una precarietà che non deve però coincidere con l’assoluta fragilità ma semplicemente deve essere specchio di una condizione intrinseca dell’esistenza. Accettare l’instabilità delle cose è accettare nuove forme e per l’appunto, nuovi legami.

È inoltre particolarmente significativo che questa esposizione venga presentata proprio a Carrara, città che non rappresenta per Mikayel Ohanjanyan (nato a Yerevan e formatosi tra Armenia e Italia), un semplice luogo di produzione, ma uno spazio di appartenenza acquisita.

La mostra al mudaC non è soltanto una tappa espositiva ma la naturale evoluzione di un percorso: i “legami” evocati nelle sculture riflettono anche quelli che l’artista ha costruito nel tempo con il territorio, con la sua comunità e con una tradizione che continua a rinnovarsi.


Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind
A cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian
14 febbraio 2026 – 30 agosto 2026
mudaC, Carrara

www.mudac.museodellearticarrara.it
@mudac_carrara


Immagine di copertina: Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view. Ph. di Nicola Gnesi


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