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A cura di Paolo Sciortino, Micaela Bonetti, Chiara Canali, Chiara Gatti

I collezionisti italiani alla vera svolta del millennio. La pandemia genererà un nuovo gusto e nuovo mercato?

 

ANDREA BARTOLI – FAVARA FARM CULTURAL PARK
“OLTRE LA PANDEMIA, UNA MEMBERSHIP TECNOLOGICA”collezionare il futuro

“La maggior parte delle opere della Farm sono ormai effimere o immateriali, talvolta intangibili, sono dei processi. Non c’è possibilità di possederle, ma solo di fruirne, sono a disposizione della collettività. Un processo, quello in corso, che ci ha fatto maturare. Da una parte ci auguriamo che questa situazione finisca il prima possibile perché immaginare una vita di relazioni solo tecnologica e senza fisicità è agghiacciante.
D’altra parte riscontriamo aspetti positivi, come i risparmi sugli spostamenti inutili, per esempio. Questo periodo ci ha fatto capire quanto avevamo già chiaro: occorre immaginare dispositivi nuovi per la fruizione a distanza a prescindere dalla pandemia.
Ogni anno venivano 15 mila persone a Favara, ma sono tre volte tanti coloro che ci visitano da remoto. Si pensa di stabilire una quota di dieci euro per stare con noi anche non fisicamente. Occorre pensare anche a nuovi contenuti per i nuovi media.
È impreparato tutto il mondo culturale, non solo noi. Il modello può essere Netflix ma non c’è ancora una esperienza strutturata di fruizione della cultura nel nuovo modo e nel nuovo mondo. Stiamo continuando ad allestire gli spazi, per esempio con la prossima edizione di Countless cities ci stiamo attrezzando per capire nuove soluzioni al di là del coinvolgimento fisico. Facebook ci ha consentito di costituire una membership di Farm, il back stage di Farm, insomma. In questo ci riteniamo antesignani, raccontiamo il day by day dell’evoluzione dei nostri progetti.

 

GIULIANO GORI – FATTORIA DI CELLE, PISTOIA
“ARTE E SCIENZA SEMPRE PIÙ VICINE, L’ARTE DAL VIVO TORNERÀ”

La nostra collezione è nata da un’idea che risale ad aprile del 1961, nasceva dalla convinzione di volere recuperare il contatto di una volta tra artista e committente attorno a una chiave di concezione e realizzazione delle opere: l’arte ambientale. Molte volte le opere contemporanee non sono ambientate nel posto giusto. Per noi l’artista deve avere la possibilità di scegliere lo spazio e lo spazio deve diventare parte integrante dell’opera. Abbiamo poi aperto al pubblico nel giugno 1982 gratuitamente, su prenotazione, con guida. Mi ero reso conto che le opere che stavano nascendo qui erano opere da condividere, non più solo per me. Il parco di Celle conta 80 opere di arte ambientale di grandi dimensioni, la cui durata di realizzazione, a volte, può arrivare anche a due anni. Gli artisti hanno il mandato di non toccare la natura che accoglie le loro opere e noi, dal canto nostro, ci impegniamo a garantire che l’opera resti come lui l’ha lasciata. La natura cambia, e anche il mondo è cambiato.
Credo che l’arte contemporanea si sta avvicinando sempre più alla scienza. La scienza sta vivendo momenti favolosi. L’arte ne risente. Il tecnicismo è preponderante. Vi è una relazione sempre più stretta tra ricerca artistica e i mondi scientifico e tecnologico. Noi abbiamo visite organizzate che abbiamo sospeso per il Covid ma sono quarant’anni che apriamo al pubblico, e sono certo che presto si tornerà a visitare i luoghi della cultura.

 

GIACOMO PORETTI (ATTORE) – MILANO
LE ASTE? SOLO BENEFICHE, COME QUELLA VOLTA CON GIOVANNI…

Sono un piccolo collezionista col pallino per l’Italia. Perché il nostro patrimonio, la storia passata e quella presente meritano di essere valorizzate. Il mondo anglosassone lo fa da sempre. Noi siamo più esterofili. Ma io voto per l’arte italiana. Non importa di quale tendenza. Dal figurativo all’astratto, da Giuseppe Santomaso a Gianfranco Ferroni seguo tutto. Cominciai anni fa proprio con Ferroni e un pezzo uscito dalla celebre raccolta di Giorgio Soavi. Mia moglie se lo aggiudicò in asta a suon di rilanci. Ci siamo innamorati entrambi della ricerca italiana, dal secondo dopoguerra in avanti. Con nomi da manuale e altri da sdoganare.
Abbiamo acquistato alcune cartoline di Salvo, iniziando a frequentare il Miart, la fiera d’arte moderna e contemporanea di Milano. Mi divertivo a scoprire artisti emergenti che avrebbero conquistato il pubblico. La pittura di Marzio Tamer è unica, lui è uno splendido maestro del figurativo. Al Premio giovani del San Fedele presi due acquerelli di Alessandro Sanna. Adesso sogno un pezzo di Giovanni Frangi, che ha lo studio vicino a casa mia. A proposito di aste, ho fatto pure il battitore per una iniziativa benefica di Cometa, il centro di educazione e accoglienza per ragazzi e famiglie alle porte di Como. Con Giovanni ci siamo inventati uno sketch: lui faceva il valletto e, portando una scultura scomponibile, finse di cadere, mandandola in pezzi. Abbiamo venduto un sacco.

 

Anche il mercato oggi è online.
Finito il lockdown, il mondo dell’arte
uscirà profondamente trasformato.

 

collezionare il futuro
DotPigeon, A Symphonic Fuck You, 2020.

 

 

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