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Costantino Nivola, memorie nella sabbia

Costantino Nivola, prima metà anni Cinquanta, foto Hans Namuth
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Costantino Nivola (1911-1988) the Sandmen, originario di Orani in Sardegna, verrà così definito dalla rivista americana Look già nel 1951. 

Di origini umili, orgogliosamente figlio di un muratore che gli rivelerà la sapienza della materia primaria, Nivola attraverserà una vita dai contorni talmente incredibili da suggerire la presenza di una personalità titanica: formidabile nel cogliere l’andamento dei tempi e allo stesso tempo ancorato profondamente alla tradizione ancestrale della sua terra. Sarà artista non da museo o galleria, quanto da cielo aperto, sfidando le intemperie e la durezza delle stagioni. Amico e confidente del inavvicinabile Le Corbusier, svilupperà il sand-casting, una tecnica nuova da applicare alla scultura, impiegando, appunto, la sabbia. Già direttore grafico nel 1937 della Olivetti, azienda proiettata verso il futuro, sposerà l’influentissima Ruth Guggenheim, con la quale abbandonerà l’Italia ai tempi della promulgazione delle leggi razziali, approdando prima a Parigi e poi a New York.

Sarà proprio la città futuribile d’oltreoceano a permettergli la realizzazione di ben cinquantotto interventi plastici distribuiti nei cinque grandi agglomerati della città, dei quali diciassette ancora perfettamente visibili e ubicati con attenzione, in modo da poter essere fruibili dagli osservatori da punti di vista differenti e con diverse esposizioni alla luce. Quindi sculture per la luce, la pioggia, il vento, il gelo, il caldo: sculture che sfidano la vita. Nivola trasferisce nel prototipo della città industriale il modello ancestrale della sua terra, quasi a punteggiare con la sapienza sedimentata dai millenni la storia giovane di New York, per arricchirla di quella magia possibile solo con la sapiente lezione dell’incedere del tempo. Definirà la sua mostra più importante quella realizzata nel 1958, celebrativa del suo rientro a Orani, nelle piazze assolate del paese, nelle strette vie silenziose, dove potrà godersi il ritorno a casa di quelle sculture sorrette semplicemente dal loro perno centrale e filiforme. 

Rilievo dello showroom Olivetti di New York dettaglio della grande figura femminile, 1954, foto Hans Namuth - Courtesy Fondazione Nivola
Rilievo dello showroom Olivetti di New York, dettaglio della grande figura femminile, 1954, foto Hans Namuth – Courtesy Fondazione Nivola

Nivola trasferirà la sua sapienza materica anche su tela, in quella multidisciplinarietà che lo vedrà art director nel 1948 anche della prestigiosa rivista americana Interiors and Industrial Design, in contatto bilaterale e privilegiato con i maggiori intellettuali del tempo, nonché collaboratore abituale della Columbia University. Collaborazioni internazionali che non gli impediranno certo di realizzare con entusiasmo negli anni Settanta  il lavatoio comunale di Ulassai, paese natio di Maria Lai, pure di origini sarde. Nivola, l’alfiere delle radici che non si dimenticano, risulta essenziale in un periodo storico in cui l’arte anela alla sua perdita del centro, alla sua vaporizzazione in cui proclama la sua inutilità, auspicando una sorta di autodistruzione smaterializzandosi nella cronaca più scontata, ubbidiente alla temperatura dei media, supina nel movimentismo di facciata. Un’arte contemporanea che si neutralizza nell’appiattimento, in una sorta d’improbabile avanguardia di consenso  coccolata e finanziata dai magnati del lusso, del tutto impensabile rispetto alla sua funzione originaria di celebrazione provocatoria dell’inattualità.

Costantino Nivola – artista presente fino al 24 novembre 2024 alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia curata da Adriano Pedrosa – è una delle vedette sotterranee della Storia dell’Arte, uno dei cerberi che azzannano la superficialità corrente, che fondono visionarietà e tradizione, lasciando come pietra miliare anche la propria casa-museo di New York, esattamente come Casa Balla a Roma, proprietà di un’altra, luminosa vedetta: Giacomo Balla, l’indelebile, decisivo autore della Ricostruzione futurista dell’universo, padre di gran parte delle multidisciplinarietà del contemporaneo.


@museo_nivola

Immagine di copertina: Costantino Nivola, prima metà anni Cinquanta, foto Hans Namuth
– Courtesy Fondazione Nivola


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