Una barchetta carica di schiavi che remano sul Nilo, millenari compagni per l’illusione della vita eterna; la moto Ducati Panigale V4S e la meridiana solare di pietra, entrambe, ma a diverso passo, a inseguire la corsa del tempo; mappe, astrolabi, stampe giapponesi per esplorare lontananze; angeli caduti in picchiata e titaniche invenzioni parolibere marinettiane, prontamente seguite da giochi di prestigio futuristi di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Mario Sironi; l’intelligenza grafica di Bruno Munari e le sontuose ceramiche rinascimentali; il telegrafo e le preziose pagine miniate, la scrittura cuneiforme e l’incunabolo dei telefoni cellulari; il PC e le incisioni del Seicento, la pittura sacra e il cineproiettore, il design di Sottsass, Picasso e gli idoletti antropomorfi di Giava. C’è così tanto, nella storia della tecnologia e della creatività umana, da non poter essere rappresentato se non dalla moltitudine. C’è così tanto, dall’origine in poi, che a volerlo guardare ci si trova davanti a una vertigine.
L’effetto wunderkammer non è una sorpresa per chi frequenta il Centro Arti e Scienze Golinelli a Bologna, ma se l’idea di utilizzare prestiti molto eterogenei per costruire allestimenti ibridi era già stata il fondamento delle due esposizioni che l’hanno preceduta – significativamente intitolate U.Mano (20219-20) e Oltre lo spazio, oltre il tempo (2023) – con il titolo Dall’Origine al destino la più recente mostra promossa da Fondazione Golinelli (8 febbraio – 30 giugno, a cura di Andrea Zanotti, Antonio Danieli, Luca Ciancabilla e Simone Gheduzzi) lancia forse la sua sfida più ambiziosa. In un momento di estreme incertezze come quello attuale, puntare alla rappresentazione dell’idea di progresso nella cultura umana come qualcosa in cui, pur con molti disorientamenti, possiamo ancora orientarci è, infatti, al limite della visionarietà. Ma l’obiettivo di questo evento espositivo, che chiude la trilogia, è anche un tentativo di mettere sul banco di prova la nostra coscienza e le nostre fragilità, dimostrandone il potenziale.
Lo scandaglio dei punti navralgici di connessione tra cultura umanistica e ricerca scientifica è del resto la vocazione della Fondazione per volontà del suo stesso fondatore, l’imprenditore farmaceutico Marino Golinelli, scomparso ultracentenario nel 2022. Collezionista d’arte e filantropo, il mecenate ha affidato all’ente che porta il suo nome il compito di continuare a promuovere una riflessione propositiva sul futuro, favorendo la diffusione della conoscenza come alchimia tra razionalità e creatività.
Il Progresso, dunque, è qui inteso in una dimensione “sia universale che soggettiva” e, pur procedendo per accostamenti inconsueti – consentiti da oltre cinquanta prestatori tra musei e collezionisti – il percorso espositivo si presenta come un tragitto lineare e, proprio grazie alla raffinata selezione di oggetti collocati lungo una linea del tempo dalla preistoria a oggi, riesce a rincorrere l’eco di un positivismo “classico”, che vede la vicenda evolutiva degli umani come una corsa a una sola direzione.
Una chiave di interpretazione tutto sommato convenzionale, esplicitata da un’ invadente struttura tridimensionale che organizza e ingloba i diversi materiali esposti, evocando il gioco di una monumentale scacchiera ad andamento spiraliforme, metafora della vertiginosa accelerazione dovuta alle scoperte tecnologiche dell’ultimo secolo. Così, questo “viaggio attraverso i momenti più significativi dell’evoluzione culturale e tecnologica, dalla comparsa dell’uomo sulla Terra all’avvento dell’Intelligenza Artificiale”, si dipana come un esercizio di comprensione del passato predisposto per fare ipotesi sul nostro destino. Tutto chiaro, dunque? Non proprio, se sullo sfondo incombe la potente ala dell’opera di Anselm Kiefer Luzifer, con l’evidente intento di fare appello al timore, e forse alla speranza, che esista sempre un punto di fuga verso l’inconoscibile, verso quell’improbabile possibile che si nasconde nelle parti ancora oscure dell’universo e delle anime.
Accompagna la mostra un bel catalogo, scaricabile gratuitamente dal sito (ottima opportunità per la divulgazione), con saggi dei curatori e testi poetici di Milo De Angelis, Viviana Nicodemo e Gian Ruggero Manzoni, alle cui parole ci affidiamo nel congedo:
« Carne abbandonata… quadri, sculture, libri dipinti, modellati, scritti come sfida, ma, soprattutto, quale pur minima consolazione dovuta, in questo cosmo, per noi umani, e per le nostre “cose”, all’ inesistenza dell’eterno e di ogni possibile risposta. Pensiero strisciante e sotterraneo quello che s’ intuisce, ma in fretta si rimuove, dando voce a figli, a nipoti, alla futura umanità, sempre più nel cappio del non sapere» .
Immagine di copertina: Dall’origine al destino, installation view, Centro Arti e Scienze Golinelli, Bologna, 2025 – Ph ©Rodolfo Giuliani
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