Daniele, come è iniziata la tua passione per l’arte?
La mia passione per l’arte è iniziata da bambino, adoravo disegnare, ho scoperto alle elementari che ero il più bravo della scuola, il preside mi commissionava dei disegni, tutti i miei amici mi chiedevano di fare le caricature. Questa cosa è andata avanti fino al liceo artistico di Brera, un luogo molto affascinante; le lezioni avvenivano all’interno della struttura dell’Accademia di Brera. Trascorrevo il mio tempo disegnando a carboncino con una passione sconfinata, in quattro anni di liceo ho fatto un solo giorno di assenza perché avevo la febbre alta.
Cosa ti ha portato a dipingere i corpi umani ?
Per anni ho disegnato le statue nude in Accademia, il nudo ha sempre fatto parte dell’arte di cui mi nutrivo e dell’atmosfera che respiravo; le modelle posavano nude, così ho sempre cercato di idealizzare la figura femminile con la pittura per darne una lettura artistica ed è scoppiata la scintilla. Nei primi anni Settanta c’era molta ricerca, nella musica, nell’espressione del corpo e nella danza, così, tra amici, iniziammo a dipingerci, a ballare, a fare feste, a sperimentare.
Quali sono stati i tuoi primi lavori di body painting ?
Ho iniziato negli anni Novanta, con la mia prima copertina per la rivista Amica, con un’immagine di una donna dipinta come se fosse una statua di marmo con dei gioielli di Pomellato. Fu una totale rivoluzione, una novità in ambito comunicativo; un’immagine di un nudo artistico su una copertina di una delle più note riviste femminili nazionali. Iniziai così a propormi per campagne pubblicitarie, inaugurazioni di mostre e sfilate, cercando di elevare l’arte del body painting con interpretazioni auliche, come reinterpretare i quadri sui corpi; opere di Van Gogh, Gauguin etc.
Il body painting si avvicina anche alla performance e alla fotografia, qual è la tua visione dell’arte ?
Tutte queste arti si intersecano insieme per raggiungere un fine comune che è la celebrazione del bello. Questa è la mia visione dell’arte, una cosa fatta ad arte, una cosa fatta bene, fatta molto bene, al punto da farti fermare per osservarla come nella corrente Liberty di fine Ottocento, primi Novecento, dove tutto doveva essere bello, da una maniglia di una porta a una ringhiera di un palazzo, dal design di una sedia fino ai tessuti, ai ricami, all’abbigliamento. Ho sempre cercato di unire tutte le arti, di portare l’arte in pubblicità. Mi hanno chiesto di realizzare campagne pubblicitarie e di creare scenografie teatrali. Ho dipinto la scenografia del Festival di Sanremo nel 1997, una tela alta undici metri e larga venticinque metri; proposi un grande tramonto dipinto su tela ed ebbe successo. La mia idea è portare l’arte classica anche nelle espressioni più commerciali che sono alla portata di tutti, perché l’arte, a mio parere, deve essere offerta alla gente comune, che ne deve godere. Anche se mi chiedono di fare un’immagine per pubblicizzare un prodotto banale, cerco di farla bene, in maniera che chi la vede possa avere un accrescimento estetico ed emotivo. Con il regista Brugia, che è uno dei più brillanti registi pubblicitari in Italia, abbiamo creato lo spot “fate l’amore con il sapore”; avevo dipinto una modella accovacciata come se fosse una grande bocca, tutta rossa. Quello è un messaggio pubblicitario per vendere un prodotto; però è anche una cosa che quando uno si ferma a guardarla dice “Caspita, che bello!”. Nell’arte è importante provocare emozioni.

Da dove hai preso ispirazione per la tua celebre serie Handimals, come nasce questa magnifica intuizione ?
Ho iniziato questa serie delle mani dipinte come teste di animali per portare l’attenzione sui problemi ambientali, non solo per fare una ricerca estetica gradevole. Tutti dicono che amano gli animali, però sono quasi tutti in via d’estinzione. Dovremmo anche renderci conto dei numeri: l’ 1% degli animali sul pianeta sono selvatici, il 99% provengono da allevamento intensivo e sono da compagnia. Tu vedi per strada persone con tre o quattro cani, purtroppo la società più diventa moderna, più diventa ricca, più si impoverisce del rapporto con la natura. Tendiamo a essere legati solo alle cose meccaniche, ai telefoni, agli oggetti, agli orologi costosi, alle macchine importanti e abbandoniamo la natura. La trattiamo malissimo. C’è una piaga negli ultimi decenni pazzesca che sono gli incendi. Io sono annichilito dalla stupidità umana. Tendo a comunicare e fare delle ricerche su tutti gli animali che si possono dipingere sulle mani anche per dare una aiuto a tutte le creature, anche agli animali domestici che noi usiamo spesso come se fossero dei peluche, per poi abbandonarli sulle autostrade d’estate; anche agli animali di allevamento che vengono tenuti in lager orrendi. Con questa mia ricerca voglio evidenziare le tre sfere degli animali: quelli da compagnia, quelli da allevamento intensivo e quelli selvatici.
Come realizzi i tuoi lavori, che tipo di colori utilizzi, quanto tempo richiedono ?
Per dipingere sulla pelle e sul corpo umano è importante usare dei colori che siano atossici e anallergici; ci sono diverse ditte che li producono. Sono colori di make up, come la cipria con coloranti naturali aggiunti con gamme di colori molto sgargianti, che vengono usati per le sfilate o per il teatro. Tutta questa ricerca sui colori è nata dal teatro giapponese dove usavano più che altro il bianco e il rosso, poi integrarono anche il nero; col tempo si è ampliata la gamma sul piano artistico, adesso ci sono a disposizione delle linee di prodotti di diverse case. Non fanno danno alla pelle e non avvelenano (molte persone non si rendono conto di rischiare anche la vita dipingendo con acrilici o con colori che contengono l’anilina). Questi colori sono polveri, sono come acquerelli che si stendono sul corpo, si asciugano col calore del corpo, ma non hanno nessuna colla che li mantiene per cui, se vengono strofinati con le mani o con il tessuto di un vestito, tendono ad andar via. Non possono durare fino al giorno dopo. Impiego dalle quattro, fino alle otto ore per realizzare una cosa complicata, dopodiché devo passare al giorno dopo e rifarlo o fare una parte mancante. Ci sono animali che sono composti da più umani, da due, tre, quattro, cinque, sei mani, in un giorno riesco a dipingere due o tre, il giorno dopo faccio le altre. Per creare l’immagine che ho in mente devo utilizzare, in alcuni casi, strumenti digitali per assemblare le immagini che ho prodotto nell’arco di alcuni giorni. Il pavone è un lavoro di almeno tre giorni di pittura e altri tre giorni dedicati alla post produzione, un puzzle di foto per creare un’immagine totale composta da più elementi, con più mani dipinte.
Come è nata la serie dei paesaggi ?
Un po’ per curiosità, un po’ per via delle richieste. Mi è stato chiesto di fare anche delle architetture molto complicate o rifare architetture popolari come la torre Eiffel, il Ponte di Rialto o Stonehenge, sempre con le mani, senza stravolgere la loro forma e la reale natura delle cose, bensì interpretandola in modo artistico.
Hai avuto mostre dedicate in tutto il mondo, di recente al Museo Kosmos di Pavia: quali sono gli spazi che prediligi per le tue esposizioni?
Il mio obiettivo è quello di arrivare al grande pubblico, per questo preferisco che le mie mostre entrino nei musei, prevalentemente di storia naturale, perché la mia serie sugli animali è perfetta per questi contesti. Ho realizzato una mostra al Museo dell’Università di Pavia, una al Museo di Storia Naturale di Madrid, un’altra al Museo di Storia Naturale di Lugano, prima al Museo di Trento e al Museo di Bolzano.
Ho avuto, di recente, una personale nel più grosso centro commerciale di Vienna che ha realizzato circa due milioni di visitatori.
Una delle mie prime mostre in uno spazio pubblico è stata a Rockefeller Center a New York, in una decina di giorni cinquantatremila fruitori hanno visto le mie opere, una grande soddisfazione e un accrescimento per le persone che si aspettavano di andare in cima a un grattacielo per vedere il paesaggio e che invece trovano una mostra d’arte, interessante perché nuova, perchè diversa da quello che si vede di solito.

Ti sei avvicinato anche al mondo dei bambini con dei workshop, quali sono le tue riflessioni ?
Spesso collego le mie mostre ad attività didattiche per i bambini, che si divertono un sacco perché scoprono che le loro mani possono sembrare degli animali. Poi, dipingendosi a vicenda o da soli, si entusiasmano ulteriormente.
Sogno di creare un libro per gli asili o per le scuole con queste attività di bambini che si dipingono le mani; è una scoperta anche per me, perché loro hanno una fantasia incredibile e non dipingono solamente l’animale ma gli aggiungono gli occhiali, i cappellini, le margherite, si sbizzarriscono tantissimo con queste iniziative artistiche. L’altro giorno sono andato all’asilo della mia nipotina e ho fatto uno stage per i bambini; i compagni di scuola della mia nipotina adesso mi adorano e mi chiamano nonno Guido. Hanno giocato dipingendo le mani; è una cosa che sviluppa attenzione e fantasia, è un’attività didattica che io consiglio.
La Domus acquari a Berlino mi ha invitato a dipingere la mano di Ralf Moeller che è stato Mister Universo e coprotagonista nel film il gladiatore di Ridley Scott. Moeller è testimonial di una associazione che attraverso l’attività con i delfini aiuta bambini autistici, con ritardi mentali o che hanno avuto degli incidenti e non riescono più a camminare, a muoversi; vengono stimolati con l’attività in acqua galleggiando insieme ai delfini. Per questa iniziativa ho dipinto un delfino sulla mano di Moeller, poi l’abbiamo fotografata e firmata. La stampa è stata battuta all’asta per finanziare l’associazione che ha base in California.
Hai dipinto anche sulle palpebre. Che difficoltà tecniche hai riscontrato ?
Vogue mi ha commissionato diverse volte di fare delle mani dipinte come alberi, come rami di fiori, per presentare gioielli. A Parigi ho realizzato, con mia figlia, delle palpebre dipinte come quadri di Hokusai, di Van Gogh, etc. Su una palpebra un quadro, sull’altra un differente dipinto. Questa è stata una sfida abbastanza impegnativa perché la pelle delle palpebre è molto sottile, è una pelle delicatissima che tende sempre a muoversi. L’occhio non sta mai fermo, per cui dipingere sulle palpebre, che sono una superficie così impalpabile, così leggera, che non sta mai ferma, non è stato semplice, però l’abbiamo fatto. Ho anche realizzato un set sui monumenti di Milano per Vogue Italia dove ho dipinto sulle palpebre il Castello, il Duomo di Milano, L’Arco della Pace, insomma alcuni simboli della città.
Immagine di copertina: Giudo Daniele & Penguin – Courtesy l’artista
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