Considerato che la mia attività accademica, curatoriale e mecenatica si è articolata soprattutto tra Parigi, Venezia, Palermo e la Sardegna, isole di fiume e di mare, mi sono spessa definita “guardiana del faro”.
Oggi il direttore Paolo Sciortino, con la sua proverbiale simpatia, mi annovera tra i “paladini della memoria”. Armata di fantasia, si materializza nella mia mente l’immagine di una sorta di spada estratta dalla roccia del Battistero di San Galgano, nel cuore della Toscana che, poggiandosi prima sulla spalla destra e poi sulla sinistra, consacra il mio ruolo civico nell’ambito di una battaglia che si svolge, senza sosta, da secoli contro la damnatio memoria. Mi sono sempre piaciute le sfide e in questa, anche se spesso inconsapevolmente, credo proprio di esserne soldato ideologico, oltre che fisico, da quando sono nata. È una chiamata alle armi, bianche s’intende, che combatto da tempo, a suon di calamaio e pennelli colorati. Al mio fianco, mio marito Francesco, complice di un patto d’amore ultratrentennale dal sapore millenario, ossia da quando abbiamo deciso di mettere su famiglia, e come si faceva un tempo, fondere le nostre rispettive antiche casate che dalla Normandia, alla Sicilia, da Venezia all’Austria, sino all’Epiro alla Siria, scorrono nel nostro sangue. Abbiamo così deciso di creare una Fondazione che porta il nome dei nostri figli, Donà dalle Rose, e con la quale traghettare ai posteri la storia della Serenissima Repubblica di Venezia dei Dogi Francesco, Leonardo e Nicolò Donà dalle Rose, come dell’antico Regno di Federico II Modìca de Moac, come dell’Impero degli Asburgo von Thurnlack de Garzarolli e del Principe dell’Epiro Giorgio Castriota Scanderbeg e degli antenati della nostra famiglia sino a più recenti Nicolò Donà dalle Rose e Françoise Marsot Donà dalle Rose che nel 1962 fondarono le basi del noto villaggio gallurese, Portorotondo.
Invece di dividere e abbandonare la nave, Francesco e io abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e custodire e valorizzare le nostre dimore, emblema di una visione mitteleuropea intellettuale, prima ancora che aristocratica, rendendole fruibili al pubblico, promuovendo attività culturali di ogni genere, ospitando mostre, residenze d’artista, concerti, conferenze, balli e molto altro. Uniti nella passione per l’arte, la musica, l’archeologia, l’architettura, la fotografia ed il cinema quando ci siamo sposati abbiamo deciso di lavorare e, con i proventi delle nostre attività, nel silenzio delle istituzioni, preservare le memorie delle storiche famiglie da cui entrambi provenivamo, per consegnarle a chi, oltre ai nostri due figli, Carlo e Maria Vittoria, sarebbero venuti dopo di noi.

Per questo motivo molte delle nostre economie di giovani collezionisti, le abbiamo concentrate, tra Venezia e Palermo, per preservare due incredibili gioielli della storia delle nostre famiglie, Palazzo Donà dalle Rose, a Venezia, e Palazzo Imperatore – de Gaetani dei principi di Bastiglia, a Palermo, acquisendoli a nostre spese ad una divisione ereditaria che ne avrebbe caducato l’unicità ed il contenuto. In termini economici, non possiamo certo di esserci arricchiti.
Abbiamo scelto la Storia, solitari e un po’ controcorrente, custodendola e diventandone allo stesso tempo piccoli protagonisti. Abbiamo così preferito esserne parte, con tutti i suoi pro e i suoi contro, perché la storia la fanno gli uomini, gli artisti, i committenti, i mecenati e tutti coloro che animano il mondo dell’arte mantenendone viva la memoria e portandone avanti i contenuti, specchio di una umanità e del suo tempo. A Palermo abbiamo fatto veramente tanto, dall’ideazione alla promozione della Via dei Librai, oggi sapientemente custodita dalla neo Associazione Cassaro, a Venezia al piano terra ospitiamo ogni due anni il Padiglione Ufficiale di un Stato presenta alla Biennale di Venezia, organizzando al secondo piano nobile mostre a tema e conferenze. Dal 2016 abbiamo inaugurato il The Doge Venice Red Carpet, una sorta di celebrazione del meglio della moda e dell’alta sartoria in Italia e nel mondo.
Nel 2020, ho creato un progetto “life for life” per finanziare delle borse di studio per giovani donne in ingegneria, medicina, diritto e architettura unendo il passato con il presente. Partendo dalle antiche professioni delle nostre famiglie, ossia l’alta tessitura di broccati in seta, lino e oro, con cui venivano confezionati le vestali, meglio raffigurati nei quadri dei personaggi celebri del Rinascimento a Malta per i Modìca e a Venezia per Donà, ho promosso e disegnato la creazione di capi per uomo e per donna dal sapore classico, fuori dal tempo, riutilizzando alcuni broccati della Donatus Venetian Fabrics. Indumenti iconici che narrano di una storia lontana da rivivere nel presente per creare degli indumenti iconici, sul mio disegno classico, per poi, in alcuni casi rivestirli internamente di pellicce appartenute a donne che hanno fatto la storia. Parte del ricavato della vendita è finalizzato proprio al finanziamento di queste borse di studio, di anno in anno.

La nostra peculiarità sta nel salvaguardare il passato, l’antico, integrandolo con il moderno e il contemporaneo, al fine di non interrompere mai il file rouge che lega il collezionismo alla contemporaneità dell’uomo e delle arti. Ridendo spesso quando ci chiedono da quando abbiamo iniziato a collezionare arte, noi rispondiamo divertiti: “siamo collezionisti nella contemporaneità dell’arte da oltre seicento anni”. Sembra un gioco di parole ma in realtà è proprio il nostro motto, chiaro e consapevole, di voler rivendicare la passione e la scientificità delle nostre scelte che prescindono dall’aspetto puramente economico delle opere. Oggi l’arte contemporanea è particolare ostaggio di regole di mercato e di fruizione dell’immagine dell’artista sul cyber spazio, tralasciando così i suoi contenuti universali, accademici ed estetici, dando vita così a due mondi paralleli quello delle gallerie d’arte e delle fiere e quello degli scienziati dell’arte, non sempre coincidenti e d’accordo tra loro. Il paradosso è che artisti pluripremiati in tutte le biennali internazionali o scelti dalla critica internazionale accademica rischiano di essere dimenticati e di non trovare spazio nel mercato dell’arte e viceversa. Ma credo che sia possibile una congiuntura tra i due mondi ed in questo noi cerchiamo di fare la nostra parte. Negli ultimi vent’anni sono stata curatrice di molte mostre e di padiglioni nazionali all’Esposizione Internazionale dell’arte alla Biennale di Venezia, nel 2022 abbiamo sostenuto il padiglione Italia, nel 2024 abbiamo promosso il padiglione del Camerun, che rimarrà aperto sino al 28 novembre prossimo. Saremo presenti alla Biennale di Dakar, Dakart a novembre nella prestigiosa sede della Fondazione Léopold Senghor davanti all’ambasciata italiana. Nel 2009 ho creato la BIAS, la prima e unica Biennale di Arte Contemporanea Transazionale in cui gli artisti sono catalogati a prescindere dalla nazione di riferimento in una visione universalistica di natura spirituale, riprendendo i connotati dati dal padre dell’arte contemporanea Vassilis Kandinsky tra i possibili padiglioni abramitici, zoroastriani, sciamani, induisti, buddisti, esoterici, religioni perdute, filosofici, scientifici, web e sportivi, in una dimensione in cui l’artista è al centro della sua autodeterminazione personale rispetto al suo vivere e viaggiare nel mondo, slegato da dinamiche di potere e stataliste. Per otto anni sono stata nel board del Consiglio di amministrazione dell’Università di Architettura, arte e design di Venezia, lo IUAV, affinando la mia conoscenza nel campo, precedentemente coltivata nella Docenza per i master di II livello alla Sapienza in Arte e Diritto. Oggi mi sento una persona che ha raggiungo un giusto livello di consapevolezza in grado di dare il proprio personale supporto alla causa, essere paladina consapevole della memoria del presente, senza dimenticare mail il passato di cui siamo e saremo inesorabilmente figli.
Immagini – Courtesy Chiara Modìca Donà dalle Rose
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