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Elena Rui. Le quattro vedove di Albert Camus 

Elena Rui, Le vedove di Camus, L'Orma Editore, 2025 (dettaglio copertina) - Courtesy L'Orma Editore
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4 gennaio 1960. Una Facel Vega, simbolo di un’epoca elegante e fatale, si schianta contro un platano in una fredda campagna francese. Al volante c’è Michel Gallimard, l’editore e dietro la moglie e la figlia Janine e Anne. Sul sedile del passeggero, senza cintura e con una valigia piena di appunti e manoscritti, Albert Camus muore sul colpo. Tre anni prima aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Con lui, in quella vettura, si spegne non solo un uomo, ma una complessa costellazione di relazioni, sentimenti, contraddizioni.

Quel giorno, quattro donne si ritrovarono improvvisamente “vedove” del filosofo del paradosso: la moglie Francine Faure, la compagna ufficiale e madre dei suoi figli; Maria Casarès, l’amore assoluto e tormentato, l’“Unica” come lui stesso la chiamava; Catherine Sellers, attrice magnetica e confidente spirituale; Mette Ivers, giovane pittrice danese, musa e rifugio negli ultimi mesi di vita.  

Nel libro “Le vedove di Camus” di Elena Rui si delinea con precisione una mappa sentimentale che svela molto del pensiero dell’autore della Peste e de Lo straniero. Non si tratta solo di biografia amorosa, ma del tentativo di comprendere come un uomo possa dividere la propria esistenza tra più amori.


Elena Rui, Le vedove di Camus, L'Orma Editore, 2025 - Courtesy L'Orma Editore
Elena Rui, Le vedove di Camus, L’Orma Editore, 2025 – Courtesy L’Orma Editore

Francine, la moglie, lo amava con pazienza e sofferenza. Ne sopportava le assenze e le infedeltà, forse consapevole che nessuna avrebbe potuto trattenerlo del tutto. Maria Casarès, con cui mantenne per quindici anni una corrispondenza amorosa straordinaria, fu il cuore pulsante della sua inquietudine. Con Catherine Sellers, invece, condivideva un’intimità fatta di teatro e parole, mentre Mette Ivers gli offrì un ultimo rifugio nel caos della fama.

Il libro di Rui non giudica, non semplifica. Ricostruisce, con pazienza documentale e delicatezza narrativa, la rete affettiva che sopravvisse alla carne. E ci mostra come, dietro l’icona dell’intellettuale, si agitasse un uomo fragilissimo e bruciante.

Camus aveva intuito l’assurdità della condizione umana e la necessità di amarla lo stesso. Anche nelle relazioni – e forse soprattutto lì – fu coerente con questo principio. Non volle mai scegliere, perché scegliere significava escludere. E lui, uomo del “sì” alla vita nonostante tutto, non poteva.



Elena Rui, Le vedove di Camus, L’Orma Editore, 2025

www.lormaeditore.it


Immagine di copertina: Elena Rui, Le vedove di Camus, L’Orma Editore, 2025 – Courtesy L’Orma Editore


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