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Eva Meijer. Anche gli animali non ci sopportano più

Eva Meijer, Il soldato era un delfino. Animali e politica, Nottetempo, 2025 (Dettaglio copertina) - Courtesy Nottetempo
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Il delfino Takoma aveva un lavoro. Scovare mine nel Golfo Persico, servire l’esercito americano, tornare alla base entro ventiquattro ore dalla missione. Non è tornato. Il suo collega Makai sì, ma Takoma ha scelto l’oceano aperto. Se fosse stato un soldato umano, avremmo parlato di obiezione di coscienza. Ma era un delfino, quindi parliamo di altro.

Eva Meijer, filosofa olandese, prende questa storia vera e la trasforma in una domanda che spacca il mondo in due: cosa succede quando un animale dice no? Nel suo libro “Il soldato era un delfino”, appena tradotto in italiano per Nottetempo, Meijer non si limita a raccontare di Takoma.

Racconta di un pianeta dove gli oranghi progettano fughe collaborative dagli zoo, dove le api si consultano democraticamente su dove costruire l’alveare, dove i maiali scappano dai macelli con la determinazione di chi sa perfettamente cosa lo aspetta.

Non sono metafore. Sono fatti. E secondo Meijer, sono atti politici.

“Gli animali si ribellano e protestano contro il predominio della nostra specie, ma spesso vivono e lavorano con gli umani”, scrive. Il problema è che continuiamo a considerarli oggetti mentre loro agiscono da soggetti. Nei Paesi Bassi, come in gran parte del mondo, la legge li tratta come cose. Non hanno voce nelle normative che determinano le loro vite, negli spazi che possono occupare, nei ritmi che devono seguire.

Ma la voce se la prendono comunque. “Al momento viviamo in una società costruita dalla nostra specie, nella quale gli animali pagano spesso lo scotto di decisioni esclusivamente umane. Hanno scarse possibilità di migliorare la loro posizione politica, motivo per cui un cambiamento dovrà partire da noi. Ma non è nemmeno vero che, ora come ora, non abbiano alcuna voce: si fanno sentire, invece, e continuamente.”

L’idea che solo gli umani siano animali politici ha radici antiche. Aristotele lo disse per primo: noi parliamo, distinguiamo il bene dal male, formiamo comunità. Gli altri animali esprimono dolore e piacere, ma non hanno capacità morale. Per duemila anni abbiamo costruito la civiltà su questa distinzione. Il problema è che non regge più.

I gorilla raccontano il loro passato con il linguaggio dei segni. I cani della prateria hanno una grammatica. Le formiche, le gazze e i maiali si riconoscono allo specchio. I ratti aiutano gli sconosciuti. I babbuini parlano del futuro. I cavalli usano simboli per dire se vogliono o no una coperta. Gli elefanti e i corvi fanno rituali di lutto. “Tutto questo evidenzia che gli animali non umani sono individui con una prospettiva unica e personale sulla vita, con un’idea di come viverla al meglio e un modo per comunicarlo agli altri.”

Eva Meijer, Il soldato era un delfino. Animali e politica, Nottetempo, 2025 - Courtesy Nottetempo
Eva Meijer, Il soldato era un delfino. Animali e politica, Nottetempo, 2025 – Courtesy Nottetempo

Meijer non sta facendo sentimentalismo. Sta facendo politica. Perché se gli animali sono individui con preferenze, bisogni, progetti, allora il nostro modo di decidere per loro è, letteralmente, antidemocratico. “In democrazia non conta soltanto poter accedere a un determinato sistema o contesto, ma è altrettanto fondamentale avere la possibilità di contribuire a modificarlo”, scrive. I diritti degli animali sono importanti, ma non bastano. Servono forme di partecipazione.

Suona assurdo? Meijer ricorda che una volta sembrava assurdo anche il voto alle donne. O considerare cittadini gli ex schiavi. “È opinione diffusa che gli altri animali non siano in grado di agire politicamente, ma in passato pensavamo lo stesso degli umani neri e, più in generale, delle donne.”

La posta in gioco non è solo filosofica. Ogni anno nei Paesi Bassi più di 500 milioni di animali vivono e muoiono negli allevamenti industriali. L’allevamento intensivo è il maggiore responsabile della crisi climatica. I problemi ambientali colpiscono soprattutto le classi povere non occidentali. “Non è importante solo per gli altri animali, quindi, che ripensiamo il nostro rapporto con loro, e cominciamo ad agire in modo diverso.”

Il libro di Meijer non offre soluzioni semplici. Propone una rivoluzione del pensiero. Immaginare una democrazia multispecie, dove la voce degli animali conta nelle decisioni che li riguardano. Dove coabitazione non significa dominazione. Dove il fatto che ci esprimiamo diversamente non significa che uno vale più dell’altro.



Eva Meijer, Il soldato era un delfino. Animali e politica, Nottetempo, 2025 – Traduzione di Chiara Nardo

www.edizioninottetempo.it


Immagine di copertina: Eva Meijer, Il soldato era un delfino. Animali e politica, Nottetempo, 2025 – Courtesy Nottetempo


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