Fata Morgana è una potente maga associata alle leggende arturiane e la sua figura ha popolato miti internazionali nel corso dei secoli.
La leggenda narra che la fata, sorellastra di re Artù, dopo aver tentato di salvarlo da un naufragio vicino alle coste della Sicilia si trasferisce nelle acque dello Stretto di Messina costruendo un misterioso castello di cristallo che fluttua sopra l’Etna. Da lì Morgana cercava di ingannare i passanti facendoli credere, attraverso visioni illusorie, che la Sicilia fosse molto vicina per farli quindi naufragare. Questo mito prende spunto dal fenomeno naturale ottico che avviene nelle acque dello stretto: durante la navigazione spesso le coste della Sicilia sembrano molto più vicine di quello che in realtà sono oltre che percepire una serie di immagini sovrapposte, alcune dritte e altre capovolte, “Effetto Morgana” appunto. Dunque la fata nell’immaginario collettivo è una maga potente capace di incantesimi e inganni, ma anche, nelle interpretazioni più recenti, una donna libera, indipendente e anticonformista, che vive senza piegarsi alle regole imposte dalla società.
La mostra Fata Morgana: memorie dall’invisibile, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Palazzo Morando | Costume Moda Immagine a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini, prende ispirazione partendo dal mito della fata, che anche André Breton, padre del Surrealismo, utilizzerà nel 1940 per il suo poema Fata Morgana scritto durante il suo esilio a Marsiglia. Breton trae ispirazione dalla figura della maga per riflettere sul delicato e controverso periodo storico dominato dal regime fascista. Il saggista francese inoltre già all’inizio del Novecento si interessò all’automatismo psichico, praticato all’interno del gruppo surrealista e alla produzione visionaria involontaria di artisti sconosciuti e medianici. In quelle pagine visionarie, tra apparizioni improvvise e oracoli enigmatici, Breton evocava un altrove in cui visibile e invisibile si confondono, dove sogno e realtà si intrecciano fino a dissolvere i loro confini.
È a partire da questo immaginario, che prende forma la mostra Fata Morgana: memorie dall’invisibile, con 286 tra dipinti, fotografie, film, documenti, disegni, sculture e oggetti rituali, la rassegna compone una costellazione di settantotto figure tra medium, mistiche, visionarie, artiste e artisti contemporanei che hanno tentato di aprire varchi tra il mondo terreno e dimensioni invisibili.
La mostra non vuole dare una forma al soprannaturale ma costruire un atlante di visioni, contaminazioni, fenomeni paranormali, spiritismo ed esoterismo che tra l’Ottocento e la contemporaneità rispecchiano desideri e paure collettive, indagando tra conoscenza e mistero, fede e scienza, memoria e immaginazione.
L’esposizione si articola in otto capitoli, allestiti in dialogo con gli spazi del Palazzo Morando, abitazione appartenuta alla contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini (1870-1954), che coltivava un forte interesse per l’esoterismo, la teosofia e lo spiritismo, organizzando nella sua lussuosa abitazione sedute spiritiche, incontri e sessioni di scrittura automatica e intrattenendo una fitta corrispondenza con i circoli spiritisti di tutta Europa.
Al centro del percorso è presentato per la prima volta in Italia un corpus di sedici tele di Hilma af Klint (1862–1944), pittrice svedese che, guidata da esperienze medianiche e sedute spiritiche, intraprese a partire dal 1906 un cammino innovativo, dando forma a un linguaggio artistico astratto e simbolico del tutto originale,sviluppato ben prima degli esperimenti di Wassily Kandinsky e Piet Mondrian. Le opere di af Klint, rimaste celate per decenni secondo la volontà dell’artista stessa, rappresentano la testimonianza di un’arte concepita come trascrizione visiva di messaggi ultraterreni, di forze invisibili che trovano nella pittura un canale espressivo. In esse si intrecciano geometrie cosmiche e motivi organici, visioni astrali e simbologie spirituali, dando vita a una cosmologia pittorica che anticipa le grandi rivoluzioni dell’arte del Novecento.
Il primo capitolo di Fata Morgana: memorie dall’invisibile, parte con la sezione Spiriti Guida, flussi di energia che accompagnano le artiste Georgina Houghton e Annie Besant. La prima realizza a Londra acquerelli astratti ispirati dalle voci degli spiriti, mentre Besant elabora il concetto di “forma – pensiero” e diagrammi cromatici delle energie mentali che hanno influenzato il linguaggio dell’astrazione del Novecento. Accanto alle due artiste troviamo dei disegni medianici di autodidatti, spesso pazienti psichiatrici, che indagano forze invisibili in dialogo con le tecnologie dell’epoca, per esempio il telegrafo, la radio e i raggi X.

La seconda sezione prosegue con Medium e Mistiche, che indaga il protagonismo femminile nello spiritismo e nella sua diffusione europea. Lo spiritismo offrì, ad alcune famose esponenti, la possibilità di riscattare la loro posizione subalterna relegata spesso a ruoli marginali. Troviamo quindi Eusapia Palladino, medium napoletana divenuta una celebrità internazionale, studiata anche da Cesare Lombroso. Oppure Linda Gazzera che documentava meticolosamente le sedute e riteneva che sulla pellicola apparissero gli spiriti che a occhio nudo non si potevano vedere. In collegamento a queste testimonianze di inizio Novecento troviamo Chiara Fumai e Giulia Andreani, artiste contemporanee che riportano in vita, con le loro opere, le voci femminili protagoniste delle origini del misticismo.
Nella terza sezione, Il messaggio automatico, la mostra entra nel cuore del Surrealismo, con le opere di Marcel Duchamp, Antonin Artaud, Man Ray e Unica Zürn restituendoci esperimenti pionieristici di scrittura automatica, trance, insonnia e stati alterati che trasformavano la pratica artistica in un tramite diretto per raggiungere l’inconscio.
La quarta sezione, Giardini cosmici, evoca un mondo vegetale ultraterreno, come nelle opere di Madge Gill e Madame Favre, dove i fiori diventano presenze spirituali. Nel lavoro di Andra Ursuta appaiono spettri effimeri e immagini angeliche nelle visioni fotosensibili che sfuggono al controllo dell’artista.
Fiori di carne, la quinta sezione, rientra nel discorso il femminismo, con i disegni preparatori di The Dinner Party dell’artista Judy Chicago, dove sono celebrate 1038 donne della storia con il cosiddetto “immaginario del nucleo centrale”, estetica ginocentrica di ispirazione vegetale le cui forme ricordano vulve o farfalle. Carol Rama, invece, con i suoi acquerelli, rappresenta la sessualità libera e perturbante. In collegamento con il contemporaneo troviamo Kerstin Brätsch che ha realizzato dipinti monumentali dove riattualizza la tradizione esoterica combinandosi con linguaggi contemporanei.
La sesta sezione, Voci dello spirito, arte, fede e misteriose liturgie si intrecciano, come nelle opere di Minnie Evans, Corita Kent, Gertrude Morgan e nei film di Kenneth Anger.
Infine, la settima sezione, l’ultima al piano terra, Salvare il mondo, racconta la fiducia incrollabile nell’arte come strumento taumaturgico e salvifico. I diagrammi di Emma Kunz, tracciati per diagnosticare e guarire malattie; le visioni di Marian Spore Bush, che immaginò il giudizio ultraterreno di Hitler; e l’imponente World Rescue Project Vanda Vieira-Schmidt, disegnò migliaia di fogli con i quali tentava di proteggere l’universo dall’imminente rovina.
Spostandosi nel sontuoso piano nobile del palazzo, troviamo l’ottava sezione della mostra, Immagini Primordiali, sezione che indaga le profondità dell’anima e le sue connessioni con l’universo.
Le visioni di Hilma af Klint, Wilhelmine Assmann,Olga Fröbe-Kapteyn ed Emma Jung aprirono alle dimensioni dell’inconscio e agli archetipi del mito.
Inoltre troviamo anche la sezione Corpo senza organi, termine utilizzato dai filosofi Gilles Deleuze e Félix Guattari per sottolineare la disgregazione dell’identità, le trasformazioni visionarie e metamorfiche dei corpi. Dalle maschere di Paulina Peavy agli abiti rituali di Giuseppe Versino, dalle figure ibride di Guglielmo Castelli alle presenze primigenie di Chiara Camoni, emergono anatomie fluide,senza confini, attraversate da desideri e forze vitali.Goshka Macuga realizza una scultura di Helena Blavatsky in uno stato di estasi e levitazione, Cecilia Edefalk cattura apparizioni angeliche, Rosemarie Trockel prefigura un futuro inorganico, mentre il cinema visionario di Maya Deren trasforma l’inconscio in coreografia di luce e movimento.
Infine, in Simulacra, negli ambienti barocchi del palazzo, gli interventi contemporanei riscrivono le relazioni tra corpo e spirito, trapassato e futuro. La scultura di Jill Mulleady rilegge in chiave inquieta l’iconografia delle sante martiri; i collage di Max Ernst e i disegni di Pierre Klossowski evocano apparizioni che attraversano il tempo; il video di Diego Marcon trasforma sogni e incubi in un melodramma moderno, raccontando storie attraverso due personaggi digitali che sono al contempo fragili e artificiali trasformandoli in simulacri virtuali quanto mai umani. Tra arredi preziosi, presenze evanescenti e immagini di un oltremondo tecnologico, la mostra è un continuo dialogo tra memoria e vacuità, tra realtà e simulacro, apparizioni ed evanescenza.
Fata Morgana: memorie dall’invisibile
a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum, e Marta Papini
Palazzo Morando, Via Sant’Andrea 6 Milano
9 ottobre 2025 – 30 novembre 2025
www.fondazionenicolatrussardi.com
@fondazione_trussardi
Immagine di copertina: Fata Morgana: memorie dall’invisibile, installation view, Palazzo Morando Costume Moda Immagine, 2025 – Courtesy Fondazione Nicola Trussardi, ph. Marco De Scalzi
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