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Michel Temteme, gli scatti mitici degli atleti in volo come Icaro

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Etiope doc di nascita, italiano, anzi “milanese” d’adozione, Michel Temteme è un fotografo poliedrico di moda e ritratti, regista e direttore creativo.

Cresciuto artisticamente a Milano nei corridoi del Superstudio di Via Forcella, dove gli aspiranti fotografi avevano la grande possibilità di collaborare e apprendere le tecniche dai maestri della fotografia internazionale.
Inizia così una fitta collaborazione con prestigiose testate giornalistiche che lo catapultano nel patinato mondo della moda.
Nel 2011 il richiamo per la sua terra fa capolino, il fascino della natura rigogliosa degli altipiani, la cultura mistica e secolare, i colori variopinti del cielo immenso sono un richiamo troppo forte, torna così a Addis Abeba dove lo attenderanno nuove sfide e progetti.
In un paese segnato, purtroppo nel profondo da guerre e povertà, il terreno per Michel è comunque molto fertile per le sue idee.
A oggi è co-founder, insieme ad Anna Getaneh, di AM Edit Magazine, periodico locale di moda e lifestyle, dove racconta con le sue impattanti immagini l’emergente moda africana.
Inoltre, sta lavorando alla produzione della prima stagione del programma televisivo AMedit TV Show.

Raccontaci la genesi di questa tua ultima iniziativa?

Sono stato contattato da Mohamed Beljoudi, responsabile dell’Alliance Ethio-Française, hub creativo di arti figurative e musica, finanziato dall’ambasciata francese in Addis Abeba, che si occupa principalmente dell’interscambio culturale tra Etiopia e Francia.
Mi ha proposto di realizzare una serie di immagini ispirate ai giochi olimpici, in vista di Parigi 2024. Gli ho chiesto un paio di giorni per pensare: giochi olimpici, Etiopia, Abebe Bikila, la connessione è stato un attimo!”

Come si è configurato, strada facendo, il messaggio comunicativo che intendevi dare?

Mi sono focalizzato sul concetto della determinazione, che oltre a rispecchiarmi molto, è sicuramente una dote che ti aiuta ad affrontare con più mordente la vita.
Qui, in Etiopia, non è semplicissimo focalizzare un obiettivo e perseguirlo, visto la situazione complicata in cui versa il paese.

In che modo le tue foto riflettono la personalità di Abebe Bikila?

È stato il precursore dei fondisti africani, in Etiopia è un mito che è riuscito pienamente a urlare “ce la posso fare!”, correndo a piedi nudi per le strade di Roma, città simbolo dell’imperialismo, il suo messaggio era direttamente rivolto a chi non ha le possibilità economiche per poter affrontare le difficoltà che comporta l’allenamento agonistico.

Fonte culturale di ispirazione è stato anche il gioco olimpico nell’antica Grecia, dove i partecipanti erano i semplici cittadini delle polis, non atleti preparati.

Michel Temteme, Ginnastica artistica, Mekdelawit Fikralem – Courtesy l’artista

Che sogni hanno questi giovani atleti, considerato anche il titolo paradosso che accompagna la tua mostra Il volo di Icaro?

Amano quello che fanno, si allenano tutti giorni con costanza, spesso in condizioni climatiche impegnative.
Vivono per il sogno olimpico, perché vincere è una via di fuga, come dal labirinto di Creta, il tragitto per arrivarci è pericoloso, come il volo di Icaro, è un rischio e non è per niente scontato il traguardo, ti puoi bruciare in un attimo!
Ma avvicinarsi al lustro della fama, il sole, dribblando la probabilità di scottarsi, è comunque più inebriante della mancata azione.
Ho per questo usato una tecnica di luce mista: luce solare spezzata dal flash, dove il flash enfatizza, oltre la prestanza fisica degli atleti, l’atto di sfida rappresentato dal salto per iniziare a volare.

Quali sono state le implicazioni dell’organizzazione dello shooting, tenendo conto delle difficoltà della produzione?

Sono stato “residence” per un mese nella struttura dell’Alliance Ethio-Française che mi ha coadiuvato in toto nella produzione sia tecnica sia artistica.
Volevo cogliere con la fotografia il segno di un linguaggio realistico con una precisa codificazione della nostra cultura.
Non mi bastava immortalare l’atleta nel mezzo della sua performance sportiva, l’orma del piede nudo di Abebe Bikila si è, per me, trasformata in un’aria: mi suonava in testa con un ticchettio ritmico e costante, e lo dovevo assolutamente trasformare in immagini.
I piedi degli atleti sarebbero stati i protagonisti dello scatto!
Così abbiamo costruito una impalcatura in legno alta due metri circa, che è stata poi chiusa con una lastra di vetro trasparente, resistente al punto da sopportare il peso dell’atleta.
Mi sono posizionato sotto la lastra per avere la visione che avevo in mente: i piedi così sono diventati i protagonisti!

Gli atleti che hanno partecipato allo shooting, come hanno vissuto questa esperienza?

Sono stati molto collaborativi, il tempo per loro è prezioso per gli allenamenti, ma sono riusciti comunque a dedicarmi quanto mi serviva per gli scatti, visto anche la difficoltà di abbinare le diverse posizioni e il punto di vista del mio obbiettivo.
La prospettiva cambia e richiede più impegno per tutti.
Nel momento iniziale era importante gestire la loro diffidenza di stare sopra una lastra di vetro e muoversi, l’eventuale infortunio faceva da deterrente.
Selemon Barega, medaglia d’oro dei 10000 metri a Tokyo 2020 ha dimostrato di essere campione anche d’umiltà: il mondo della fotografia non gli appartiene per nulla e ha seguito le mie indicazioni e suggerimenti con estrema attenzione, riuscendo a fornire una prestazione sul set che ha vissuto proprio come un allenamento.”

Michel Temteme, Ciclismo, Solomon Alemu- Courtesy l’artista

Cosa potrebbe apportare la comunità internazionale sportiva al futuro degli atleti etiopi?

Non parlerei solo di atleti etiopi, ma di atleti africani in generale.
Le grandi aziende sportive internazionali rivestono un ruolo cruciale nel promuovere e sostenere lo sviluppo dello sport a livello globale.
In tale contesto, diventa imprescindibile la sensibilizzazione per indirizzare i loro sforzi verso il supporto degli atleti africani.
Questo impegno non solo contribuirebbe a un’equa distribuzione delle opportunità sportive, ma favorirebbe anche l’emersione di talenti straordinari che, altrimenti, potrebbero rimanere inespressi a causa di limitate risorse e infrastrutture: riuscirebbero, in un certo senso, a limitare il rischio del loro volo!
Un eventuale impegno arricchirebbe, di certo, il panorama sportivo globale, contribuendo a costruire un mondo più giusto e inclusivo.

Le Olimpiadi di Parigi 2024 sono ormai prossime, propositi per il tuo “volo”?

Il 20 giugno è in programma, qui in Addis Abeba, l’inaugurazione della mostra Ethiopia land of champions, dove Il volo di Icaro avrà una sua personale, sempre nella sede dell’Alliance Ethio- Française.
I francesi manifestano sovente una notevole apertura verso l’espressione artistica della comunità etiope, particolarmente in un contesto come l’attuale, strettamente connesso alla Francia in vista delle imminenti Olimpiadi.
Mi sto muovendo per portarlo oltre confine.
Mi piacerebbe che la prima città a ospitarmi fosse Milano, anzi deve essere la prima città in assoluto, perché amo Milano e le devo la mia formazione artistica.
In ogni caso, l’organizzazione di una mia mostra rappresenterebbe anche per me un volo di Icaro, poiché costituirebbe una nuova partenza il cui esito mi è ignoto.

Tornando al volo, come descriveresti a parole il rischio degli atleti etiopi?

“Il rischio di non emergere è comune agli atleti di tutto il mondo, qui in Etiopia, però, entrano in gioco le “ali”: il loro impegno, costruito solo sulla loro forte determinazione, ha un fondamento sociale di evasione da situazioni difficili e spesso prive di prospettive e il rischio di spezzarsi le ali prima di spiccare il volo è molto più alto, per una questione di mancanza di investimenti nelle infrastrutture sportive delle varie attività sportive. Non a caso l’unica disciplina olimpica in cui l’Etiopia si è distinta è la corsa, che non necessita di attrezzature particolari: spazi per correre ne abbiamo!”

Un ultimo messaggio, istintivo, diretto:

“Lo spirito indomito ci permette di rischiare e anche a piedi nudi si può volare!”


@michel_temteme

Immagine di copertina: Michel Temteme, Pugilato, Betel Wolde Dedi – Courtesy l’artista


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