Sole d’autunno, il capolavoro di Giovanni Segantini, dopo oltre 70 anni torna finalmente visibile al grande pubblico; fino al 12 ottobre sarà esposto ad Arco (Tn), presso la Galleria Civica G. Segantini, fulcro dell’attesissima mostra SEGANTINI, L’ARMONIA DEL COLORE. La pittura di paesaggio attorno a Sole d’Autunno.
Recentemente acquistato dalla Galleria stessa, il dipinto è il riferimento dell’intero percorso espositivo, focalizzato sulla relazione tra l’opera, della primissima produzione grigionese di Segantini, e i più alti esiti del naturalismo di ambito lombardo.
“Sole d’autunno”, presentato per la prima volta in occasione della Esposizione Nazionale di Venezia del 1887, si poneva quale esito più recente e rappresentativo della produzione pittorica dell’artista che, nell’impostare la sua partecipazione alla rassegna lagunare, affidava a cinque opere a olio – corredate da 12 studi grafici – il compito di esprimere le sue ultime ricerche artistiche, rivolte in particolare allo studio del paesaggio e alla pittura del vero, temi affrontati e approfonditi anche dagli artisti che, con Segantini, si imponevano nel panorama culturale del periodo, come – limitatamente all’area di afferenza lombarda – il caposcuola Filippo Carcano, Bartolomeo Bezzi, Giorgio Belloni, Guido Boggiani, Eugenio Gignous, Achille Befani Formis, Uberto Dell’Orto, Francesco Filippini, Mosè Bianchi, Pompeo Mariani ed Emilio Borsa.
Ciò che distingueva la produzione di questi artisti – pur nella talvolta radicale differenza di ideali estetici e di estrinsecazione pittorica, sino ai poli opposti di una materia pittorica ora solida e rilevata, ora sfaldata e liquida – era un rinnovato senso del vero che i pennelli realisti, come li definiva Raffaello Barbiera 1, attingevano dal confronto diretto con la realtà, con il colore e con la luce colti dal vero, al fine di raggiungere, in pittura, una restituzione il più possibile immediata in termini visivi, per quanto ristrutturata e riorganizzata pittoricamente nei rapporti dei toni e nei rapporti dei valori luminosi osservati nella realtà.
Come anticipato nel titolo della mostra, il tema che da sfondo all’esposizione è proprio la correlazione del dipinto di Segantini con la produzione artistica del naturalismo lombardo della metà degli anni Ottanta dell’Ottocento e, in particolar modo, con la personale interpretazione del vero espressa dagli esponenti più rappresentativi della pittura lombarda dell’epoca.
Accanto alla pregevole tela del grande maestro si possono ammirare alcuni capolavori del paesaggismo lombardo, esposti a Milano nel 1886 e a Venezia nel 1887, realizzati dai maggiori esponenti della pittura di paesaggio dell’epoca: Carcano, Gignous, Belloni, Filippini, Bezzi, Bazzaro, Dell’Orto, Mariani, Boggiani, Formis, e altri.
Curata da Niccolò D’Agati, la mostra persegue un duplice obiettivo: da una parte tende a evidenziare i rapporti di continuità tra le posizioni estetiche e le sperimentazioni linguistiche segantiniane con le coeve ricerche della scuola naturalista, dall’altra mira a mostrare al visitatore le declinazioni linguistiche e concettuali della pittura segantiniana, che nei primi tempi del suo soggiorno nei Grigioni è agli albori ma che diventerà, negli anni successivi, espressione distintiva della concezione del paesaggio.
1) R. Barbiera, Arte ed amori. Profili lombardi, Milano 1888, p. 298
Immagine di copertina: Giovanni Segantini (Arco, 1858 – Pontresina, 1899), Sole d’autunno (dettaglio), 1887, Comune di Arco, Galleria Civica G. Segantini
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