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Francesca Grazioli

In principio fu Lucio Fontana. I suoi buchi e i suoi tagli hanno cambiato per sempre il significato della superficie della tela. Con il superamento della bidimensionalità, Fontana ha dischiuso la pittura alla terza dimensione.

 

Giuseppe Amadio
Giuseppe Amadio al lavoro su una tela estroflessa nel suo studio.

 

Un “andare oltre” la tela, provocando un’illusione cinetica grazie al gioco di luci e ombre, di pieni e vuoti. Della sua rivoluzionaria intuizione, Fontana troverà dei degni continuatori nelle estroflessioni di Enrico Castellani e poi di Agostino Bonalumi: tele monocrome “gonfiate” posteriormente da orditure di chiodi per il primo, e da sagome curvilinee per l’altro.

Nel tempo, questo seme innovativo ha messo radici nelle ulteriori ricerche ed evoluzioni creative di diversi artisti, come si può dedurre dalle opere di Giuseppe Amadio. L’arte, si sa, si muove per impercettibili mutamenti e, nonostante terreni comuni, nulla è mai uguale al modello precedente.

 

“Giuseppe Amadio ripropone un concetto storico, sapientemente trasformato, per rispettarne la consolidata validità”

 

Non solo, per ripercorrere i sentieri conosciuti e rivalutarne i molteplici aspetti in una nuova chiave di lettura ci vuole coraggio e inventiva: con il suo genio creativo, Amadio ha sviluppato la sua ricerca affermando un’identità e unicità assolutamente propria.

Nel solco della tradizione delle estroflessioni, Giuseppe Amadio ha difatti escogitato una personalissima armonia attraverso tele sagomate che parrebbero voler attingere dall’idea fontaniana del taglio, ma mutandolo concettualmente: la ricerca dell’“oltre” avviene attraverso la modulata flessibilità della linea e non tramite l’incisione “traumatica” della superficie.

Giuseppe Amadio ripropone un concetto storico, sapientemente trasformato, per rispettarne la consolidata validità: adotta e fa propri i termini grammaticali, ma convertendoli a nuovi sviluppi espressivi, seppur del tutto coerenti con quelli precedenti. L’artista riscopre così quei pensieri di altissimo valore concettuale degli anni Sessanta, quando lui – ancora giovanissimo – è cresciuto come uomo e come artista.

Nondimeno si potrebbe affermare che, tra i linguaggi della contemporaneità, quello di Amadio sia tra i più affascinanti, essendo stato capace di organizzare inedite soluzioni compositive, cromatiche e spaziali.

Il risultato della sua ricerca è un estroflesso super moderno e originale. Solo apparentemente monocromo e razionale, il sistema di estroflessioni creato dall’artista è invece una traccia di un processo creativo emozionale, che invita lo spettatore a determinarne il significato, suggerendo quindi una partecipazione attiva. Le linee e le strutture che ne scaturiscono sembrano disegnare i colpi di un’onda o una pioggia di petali: dolci e raffinati rilievi che attivano nell’osservatore il desiderio del tatto.

 

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Giuseppe Amadio, SBAE, 2022, tela estroflessa, cm 100×100.

 

Un labirinto di linee geometriche e rigorose, ma allo stesso tempo sinuose, da cui sbocciano figure armoniche e caleidoscopiche.

Monocromi sviluppati in una tavolozza di colori quasi sempre primari, tra il rosso brillante, il blu profondo e il giallo luminoso. Ma troviamo l’inclusione anche del grigio e del bianco, di raffinatissima eleganza. Colore e impunture entrano ed escono dalla tela con un’incredibile potenza energetica, restituendo alla fine uno spazio densamente emozionale. Protagonisti assoluti sono l’essenzialità, il primario e – soprattutto – la luce che, scivolando sulle sagome curvilinee, acquisisce la massima libertà espressiva.

L’esperienza dell’artista Giuseppe Amadio si è sviluppata, in oltre tre decenni, in diversi ambiti che vanno dalla grafica pubblicitaria alla cartellonistica su scala industriale, dalla scenografia al design nel settore dell’arredo di interni. Per oltre un ventennio, inoltre, ha collaborato assiduamente come tecnico di studio con l’artista Piero Dorazio.

Un background variegato, che ha definito un profilo eclettico e completo, e che emerge nelle sue tele in tutta la sua prorompenza. La tela estroflessa è indice non solo di sintesi, ma soprattutto della presenza dei valori di alta estetica e di un’attualissima modernità. I suoi lavori mettono in scena un universo plastico e minimale, in cui è la materia stessa dell’opera ad essere oggetto di analisi sensoriale.

L’estroflessione fa sorgere il pensiero di uno spazio dietro l’opera, una modifica fisica su un campo concettuale. Dunque, esattamente come per Fontana, Bonalumi e Castellani, anche Giuseppe Amadio lavora sulla superficie del mezzo artistico elevandola a opera d’arte con intrinseco valore. Già Gillo Dorfles definì queste sperimentazioni pittura-oggetto, a sottolinearne il doppio valore concettuale.

 

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Giuseppe Amadio, EATRO, 2022, tela estroflessa, cm 100 x100.

 

Le tele di Giuseppe Amadio vanno al di là di un semplice virtuosismo estetico, bensì provengono dall’elaborazione di modelli inconsci, che l’artista riesce a proporci con un’instancabile creatività. Si tratta infatti di un’interpretazione dello spazio che si dispiega con una varietà infinita di soluzioni espressive.

È la luce che esalta mirabilmente la plasticità dell’estroflesso e ne completa la tridimensionalità con la sua forza estetica, superando i limiti concessi dalla tela e proponendo suggestivi effetti ottici. La sensazione che le opere scaturiscono è di estrema naturalezza, ma a un occhio più attento non può sfuggirne la struttura magistralmente ragionata e misurata.

Questa è la filosofia di Giuseppe Amadio, dove colore, forma e luce sono i veicoli con cui esprimere un nuovo spazialismo rigoroso. Realizzare opere di questo genere non è per nulla cosa facile e Amadio è tra i pochissimi che riescono allo scopo: soltanto chi possiede versatilità, ingegno creativo, nonché solide abilità tecnico-artigianali può fare di quest’arte un esempio di alta estetica e di grande valore artistico.

 

 

 

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