La mostra Siamo Natura dell’artista americana Haley Mellin presso il Museo del Novecento a Firenze, curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli, si articola in quattro sale espositive con opere pittoriche e disegni che riflettono sul rapporto tra arte e attivismo ambientale.
Durante il percorso espositivo si coglie fin da subito questo legame; le sale sono costellate di disegni, pitture e sketchbook che raffigurano panorami vegetali e dettagli di piante. I suoi dipinti sono un complesso reticolato arboreo che vuole restituire la bellezza e la fragilità della natura, mettendo in evidenza la grande varietà vegetale degli ambienti scelti per essere rappresentati. Secondo l’artista raffigurare il mondo naturale è un modo per salvaguardarlo, per catturare le emozioni che vengono stimolate dal contatto con il non umano e trasformarlo in un momento meditativo omaggiando il mondo vegetale e la sua complessità. La realizzazione stessa delle opere richiama l’attenzione alla sostenibilità, per esempio molte delle opere presentate sono di piccolo formato o ripiegabili, in modo che siano più facilmente trasportabili in uno zaino. Inoltre, la maggior parte di questi dipinti e disegni è stata realizzata lavorando stagionalmente in studi all’aperto, rinunciando così a spostamenti, elettricità, riscaldamento e raffreddamento.
L’intervento presso il Museo del Novecento è un affondo di carattere culturale a seguito dell’impegno di Mellin verso l’ambiente e la sua salvaguardia, iniziato nel 2017 quando ha fondato Arts into Acres, progetto no-profit nato con l’intento di mobilitare artisti e più in generale il mondo dell’arte, a sostenere la protezione di 30 milioni di ettari di foreste in Amazzonia grazie alla cooperazione con comunità indigene locali. Questo grande progetto di tutela del territorio ha contribuito alla formazione di aree protette e territori di conservazione comunitaria, ovvero spazi dedicati alla conservazione della biodiversità e il riconoscimento legale delle terre a favore delle popolazioni indigene che le abitano. L’intervento ambientale punta anche a supportare grandi istituzioni culturali e a sostenere progetti di rigenerazione, pratiche sostenibili e programmi di educazione climatica; tra quelle coinvolte troviamo la Neue Nationalgalerie, Documenta e la Hamburger Kunstalle. Nel Museo del Novecento troviamo una sala completamente dedicata al progetto Arts into Acres, in particolare la collaborazione tra Mellin e il duo artistico Roseinclaire che, con la vendita dell’opera, hanno contribuito alla tutela di centinaia di ettari di terreno.

La mostra fiorentina, fruibile fino al 29 ottobre, vuole intrecciare la pratica artistica di Mellin con il suo attivismo e attenzione alla natura, mostrando come nelle opere vi sia continuamente traccia di questo impegno tutelare. Sono proprio le pitture le prime depositarie dell’attività ecologista, in quanto ogni pianta raffigurata è parte di un’area geografica che l’artista si è impegnata a proteggere. Le opere sono dunque vere e proprie testimonianze di un passaggio, di sopravvivenze e delicatezza dell’ecosistema, “la conservazione del territorio, quando ben fatta è invisibile” afferma Mellin, “non resta alcuna traccia del tuo passaggio: la vita continua a scorrere come ha fatto per millenni.” Osservando nel dettaglio la pratica artistica di Mellin possiamo notare come anche i materiali usati per realizzare i dipinti abbiano una diretta correlazione con i temi della mostra in quanto l’artista utilizza principalmente la gauche mischiata ad altri elementi naturali come il caffè e il carbone vegetale, diluendoli successivamente con acqua raccolta nella foresta durante le sessioni di pittura all’aperto. Questa attenzione ai materiali permea le opere con tracce della foresta stessa, in una continua connessione tra natura e pratica artistica.
Le opere vogliono figurativamente educare lo sguardo a nuove prospettive di visione, mostrando lo stesso soggetto da angolazioni diverse al fine di creare uno spaesamento e mettere in discussione i canoni della rappresentazione classica del paesaggio. Un invito, dunque, a non solo osservare ma a immergersi in questi ecosistemi vivi e complessi.
Questo smarrimento è un invito metaforico a orientare lo sguardo verso le meraviglie dell’ignoto e a prendere posizione.
L’artista, in collaborazione con il Museo del Novecento, e parallelamente alla mostra, ha avviato il progetto di rigenerazione del Giardino delle Leopoldine, il chiostro storico del museo, dove sono state messe a dimora oltre 300 piante autoctone legate storicamente e culturalmente al paesaggio toscano. Il cuore del museo viene trasformato in uno spazio vivente che contribuisce a diminuire l’impatto delle emissioni di carbonio della struttura e funge da isola rinfrescante contro le alte temperature estive. Infine, con il conferimento da parte di Save the Planet del premio “Colibrì d’onore” per l’impegno a favore dell’ambiente, l’artista rientra ufficialmente nel gruppo di personalità che hanno saputo coniugare arte ed ecologia in modo profondo, attivo, politico e quotidiano, portando nella pratica artistica l’indissolubile connessione tra essere umano e lo spazio naturale considerandolo essere vivente al fine di prendere una posizione politica rispetto alla conservazione dell’ambiente e la sua biodiversità.
Immagine di copertina: Haley Mellin, portrait – Courtesy of the artist
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