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Gianluca Marziani

Secondo James Lovelock, l’Antropocene farà presto spazio al Novacene, l’era della collaborazione virtuosa tra Uomo e Macchina. Un prossimo futuro in cui gli automi nasceranno dall’Intelligenza Artificiale e avranno una biologia autonoma, migliorando così le condizioni del Pianeta, supportando gli umani nei processi vitali, evolvendo i cicli produttivi, i processi democratici e la gestione funzionale del progresso collettivo.

Gli artisti di questa rubrica sono stati selezionati nel panorama esclusivo di Instagram. Vivono dentro la geografia digitale e usano software 3D per creare corpi, oggetti e spazi del mondo ibrido, immaginari antagonisti con lo spirito del tempo algoritmico. Sono la parte più liquida di un presente governato dai server di sistema, una creatività militante che unisce la necessità individuale all’appartenenza comunitaria. Ognuno di loro affronta l’esterno con una libertà visionaria mai vista, dilatando i generi e l’approccio tematico, mescolando qualsiasi categoria semantica, inventando mondi e narrazioni ormai senza confini. È questa la prima generazione tecnologica che abbandona le certezze accademiche, riscrivendo la Storia con nuovi “attori” e nuovi “registi”, selezionando archetipi trasversali, spostando le idee della politica verso la politica delle idee.

Le opere restano dentro i device mentre il museo diventa un selettore qualitativo. Non si espongono manufatti ma digifatti, ovvero, creazioni che permangono dentro il linguaggio che le definisce. Si evolve la natura delle opere, l’intero il ciclo di produzione e distribuzione. Nascono nuovi ruoli in una filiera che sta ridefinendo assetti e posizionamenti.

 

VOLUME UNO: EXTRAWEG

Instagram: extraweg

extraweg.com

Oliver Latta / Extraweg, Gratification, frame da video.

Oliver Latta è il designer 3D nascosto dietro il nickname Extraweg. Il suo universo rosa, densamente liquido per massa e consistenza, esemplifica il potenziale più “chirurgico” della digital art, agendo non più sul dettaglio (come faceva l’arte digitale degli anni Novanta, quando era la fotografia l’unità misurabile da cui l’artista partiva) ma sulla totalità del contesto che si fonde con il corpo mobile. Figure che si sfaldano o comprimono, chiudono o moltiplicano, dilatano o rimpiccioliscono, modificandosi come campi gravitazionali nelle mani di uno scultore surrealista. L’azione di Extraweg è un parossismo plastico che psicanalizza l’uomo nel suo habitat singolare, esasperando i falsi rituali dell’estetica chirurgica e del digital make-up, riflettendo sui metagender, oltre le categorie binarie e colonialiste, oltre i riti del Modern Primitives, dalle parti di una biologia multiorganica alla Donna Haraway. La silhouette tipica di Extraweg somiglia ad un avatar liscio e rilucente, una sintesi lievitante tra l’iconografia aliena e le Precog di Minority Report. Un lucido esempio dei nuovi corpi metafisici dentro il metaspazio del web. Un parossismo antropologico che ipotizza un rinnovato modello di approccio e ragionamento.

 

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