Rigogliosi festoni vegetali, sorretti da bucintori, “decorano” l’interno del più celebre degli altari, l’Ara Pacis augustae. Sopra le ghirlande, dei phialai, vasi di origine greca con cui veniva sparso vino votivo, offerto alle divinità nel rituale della libagione.
In maniera analoga, il portale d’ingresso della Chiesa delle Dimesse a Thiene presenta una decorazione lignea ricca di grappoli d’uva e gigli in fiore, delimitando lo spazio del simbolo e del sacro. Varcata la soglia, una grande Pala sull’altare maggiore, ricca di colore e vasi fioriti, fulcro del progetto culturale ed espositivo Isabella Ducrot. Vegetal Devotion, presentato da Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo.
Realizzata a cura di Marta Papini – già organizzatrice artistica de Il latte dei sogni (59esima edizione della Biennale di Venezia) – l’esposizione, aperta al pubblico dal 8 giugno al 28 settembre 2024, si pone come primo episodio del progetto di mostre temporanee annuali, narranti racconti espositivi personali, appositamente ideate per gli spazi della restaurata ex Chiesa delle Dimesse.
Insieme alla grande Pala, Isabella Ducrot raccoglie nella mostra veneta recenti opere raffiguranti vasi con fiori e piante che accompagnano un ampio Trittico, realizzato appositamente per l’occasione. I ritmici tessuti rievocano, con eleganza prossimale, il linguaggio segnico e rituale delle arti della scrittura e della calligrafia attraverso l’inclusione di lettere cucite sulla superficie del supporto, presenze formali, sonore e significanti di un dire afono della memoria e della linea.

Attraverso un delicato linguaggio che fonde natura e cultura, sempre attento all’universo dell’essenza femminile, l’artista e scrittrice napoletana pone l’assenza della storia come fulcro fluido della mostra, sviluppato da un elegante dialogo con la curatrice e gli spazi espositivi, accoglienti e carichi di una storia di fede ormai scomparsa e libera alla concessione di nuove narrazioni.
Dal colore agli intrecci dei telai, il fare di Ducrot trasforma l’artista in una sensibile esploratrice conducendola a indagare il supporto tessile come contenitore di una galassia di storie personali che si fanno fondamenta di una impossibile narrazione delle culture grazie alla mostra Tessere è umano. Isabella Ducrot… e le collezioni tessili del Museo delle Civiltà.
Fruibile dal primo agosto al 16 febbraio 2025 presso il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, il progetto espositivo e storiografico ideato da Isabella Ducrot e realizzato a cura di Anna Mattirolo, Andrea Viliani con Vittoria Pavesi propone un innovativo dialogo fra importanti opere tessili delle collezioni storiche del museo (alcune concesse per la prima volta al pubblico) e la ricerca estetica dell’artista nata a Napoli nel 1931.

Questo ricco convivo non si sottrae alle voci in terra veneta, mostra l’importanza data dall’artista alle culture locali come episodi di un dialogo collettivo su valori personali che non possono ridursi a un sentire generale e archetipo, ma che generano un tessuto corale prodotto da nodi particolari, irriducibili e indeducibili, nella loro complessa interezza, dal totale.
Spostandosi elegantemente attraverso accese sfaccettature brillanti, la pratica artistica di Isabelle Ducrot offre una narrazione profonda, oscillante fra forma e contenuto, che consente all’artista e ai fruitori di “Tornare al torpore infantile” rivivendo ”l’esperienza incantatoria, l’inettitudine delle proprie minute membra nello spazio del vasto mondo rispetto all’agio degli adulti che lo colmano con i loro corpi più alti e più larghi»1.
1) Isabella Ducrot, citazione tratta da Isabella Ducrot. Vegetal Devotion. Una storia ancora tutta da scrivere, testo critico di Marta Papini, 2024
Isabella Ducrot. Vegetal Devotion, exhibition view, Fondazione Bonollo, 2024 – Courtesy l’artista, T293 e Fondazione Bonollo, ph Giovanni Canova
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