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Alessandra Redaelli

Che cosa vi aspettereste da una ragazza che a 12 anni (nel 1895) legge abitualmente Shakespeare, incoraggiata a studiare da un padre musicista e a farsi valere da una madre femminista? Da una che a 21 anni recita con successo al teatro della scuola e a 23 diventa insegnante? Insomma, da una ragazzetta tutta fuoco – 40 chili per un metro e 50 – che nel 1906 negli Usa è una delle poche donne laureate e dunque, lavorando, si trova a possedere qualcosa di preziosissimo, e cioè una valida alternativa al matrimonio e alla maternità?

Aggiungiamo che il suo sogno è fare la pittrice, che ama viaggiare, che ha già visitato l’Europa e che a trent’anni conduce una vita frizzante a New York, frequentando gli artisti del Village e avendo anche la possibilità di esporre in una collettiva con colleghi del calibro di Man Ray e Stuart Davis. Cosa vi aspettereste, dunque? No. Sbagliato.

Questa wonder girl finisce sposata con il più egoista, misogino e gretto degli uomini e si spegne come una pianta senz’acqua.

Lei è Josephine Nivison, promessa non mantenuta di una fulgida carriera artistica. Lui è nientemeno che Edward Hopper. L’immenso. Decisamente troppo per lei. Ah, già, nella descrizione della fanciulla mi ero dimenticata un dettaglio: a 40 anni Jo è ancora vergine. Non che questo sia un difetto (guarda Giovanna d’Arco dove è arrivata), ma diciamo che mette la signorina in una posizione leggermente critica davanti a un uomo.

 

Edward Hopper, Jo Painting
Edward Hopper, Jo Painting, 1936, olio su tela, cm 46×41. Whitney Museum, New York.

 

In realtà Ed e Jo si conoscono dai tempi degli studi d’arte, ma cominciano a frequentarsi sul serio nel 1923, durante una specie di vacanza-rimpatriata a Gloucester. Piccola e pepata, capelli rossi, non più una ragazzina (ha appena fatto 40 anni), Jo si sta godendo la fama. Al momento la sua stella brilla molto più di quella del tipo pallido, un po’ impacciato, che le ha messo gli occhi addosso.

Da qualche anno ha potuto lasciare il lavoro grazie a una pensione ricevuta per la difterite contratta mentre curava come infermiera i feriti di guerra, e si dedica solo alla pittura. Lo fa così bene, tra l’altro, che l’anno prima i suoi dipinti sono stati esposti alla New Gallery di New York accanto a quelli di Modigliani, Picasso e Magritte. Edward, per parte sua, dipinge architetture che non piacciono a nessuno, mentre riesce a vendere, per pochi spiccioli, le sue caricature.

Insomma, lui la guarda da lontano, alternando bramosia verso quella femmina vivace e una buona dose di malevola invidia verso l’artista. Diciamo che Ed ai sentimenti ambivalenti è piuttosto avvezzo. Quando a 24 anni va a Parigi, sbircia le signorine disinibite con fiero disprezzo, ma con gli occhi fuori dalle orbite. Tant’è che dal suo pennello esce un vero e proprio catalogo di prostitute, definite per categorie, che vanno dalle occasionali – le grisettes – alle ricche e idolatrate demie-mondaine.

 

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