Comedian, la famosa banana appiccicata al muro con lo scotch argenteo, opera di Maurizio Cattelan, venduta da Sotheby’s New York il 20 novembre 2024 a 6 milioni e 200.000 dollari, è sicuramente quella che, più di tutte, ha fatto parlare di sé negli ultimi anni.
Annientando persino il record del dipinto di René Magritte, L’impero delle luci, aggiudicato il giorno prima da Christie’s a 121 milioni di dollari.
L’arte contemporanea oggi, verrebbe da dire, è una banana appiccicata al muro.
Altrimenti non se ne sarebbe parlato così tanto. E, soprattutto, non se ne continuerebbe a parlare portandola come esempio.
La domanda, che spesso mi faccio, è questa: ma la gente l’ha davvero scambiata per un’opera d’arte? Ma veramente ci hanno creduto?
Maurizio Cattelan, intervistato dal Corriere della Sera dopo il successo della banana, ha risposto così: “È un rischio che si corre sempre quando passi da un registro all’altro: rimani impresso più per le gag che per le cose serie che hai tentato di fare o dire”.
Ecco. L’autore stesso lo dice chiaro e tondo: una gag. Di questo si trattava. Una gag. Che nel linguaggio dello spettacolo significa “trovata divertente che vuol suscitare un’immediata ilarità”.
Questo voleva fare lui. E invece l’hanno preso sul serio!
È come se lo chef di un ristorante stellato, per fare uno scherzo, inserisse nel menù una banalissima e comunissima banana, nuda e cruda. E poi, una volta mangiata, il cliente andasse da lui e in maniera molto seria si complimentasse non per il menù ricercato, ma per quel frutto giallo. Convinto di aver mangiato una banana stellata.
Non credo che lo chef la prenderebbe bene.
Ma nessuno lo farebbe mai, perché viviamo in un’epoca dove gli chef stellati sono considerati delle vere e proprie star e dove ci sono più programmi sul cibo che sull’arte.
Un’epoca in cui l’arte è sinonimo di passato remoto – si veda il proliferare di mostre su Caravaggio, Van Gogh, Frida Kahlo, Impressionisti e, volendo proprio esagerare, Andy Warhol; dove pochissimi sanno quello che gli artisti hanno creato negli ultimi decenni; un’epoca dove l’arte è ancora sinonimo di abilità tecnica; dove, infine, vige il detto “questo lo sapevo fare anch’io”.
Ecco, in un’epoca come questa, completamente a digiuno di arte contemporanea, anche una semplice banana viene scambiata per un piatto prelibato. Quando invece era una gag. Uno scherzo.
Morale: se è vero che l’arte è un nutrimento per l’anima, è anche vero che in questo lungo periodo di digiuno, ci è bastata una banana per sentirci sazi.
E questo ci fa capire quanto siamo a dieta in fatto di arte contemporanea.
Quindi, prima di giudicare un artista, o, addirittura, l’arte contemporanea tout court, sarebbe meglio: 1) leggere tutto il menù 2) degustarlo molto lentamente 3) evitare commenti inappropriati se non si è particolarmente competenti.
Ma, soprattutto, non complimentarsi con lo chef solo per la frutta di stagione.
Potrebbe rimanerci male.
Immagine di copertina: James Marion Shull, Banana, 1919ca. – CC0
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