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Da oltre quarant’anni ALPI, leader nella produzione di superfici in legno composto, esplora le potenzialità espressive del legno, trasformando il materiale organico in linguaggio progettuale innovativo.
Con la mostra autunnale Layered Nature, l’azienda rinnova un prolifico dialogo con il design contemporaneo e invita nendo – studio fondato da Oki Sato nel 2002 – a interpretare il legno attraverso una nuova dimensione percettiva.
Presentato nello showroom ALPI, il progetto espostivo, visitabile fino al 31 marzo 2026, restituisce i risultati di una ricerca a quattro mani legata all’idea di una superficie lignea in tensione tra naturale e artificiale, leggerezza e profondità. Da questa mission, nascono due superfici: Kasumi e Futae. Il primo presenta venature morbide e sfumate, ottenute dalla sovrapposizione di due colori di impiallacciatura. Il risultato è una trama leggera e opaca, che sembra dissolversi come un velo d’aria (il termine Kasumi significa proprio “nebbia”). Il secondo, Futae, nasce dall’unione di venature con scale differenti che evocano la corteccia degli alberi, alternando spessori e direzioni che generano un disegno dinamico e vibrante. Ogni pezzo, realizzato nelle varianti cromatiche Kasumi Blue e Grey, Futae White e Grey, esplora le possibilità tecniche delle superfici ALPI.
Nella poetica di Nendo, la forma nasce da un gesto essenziale e da un’osservazione attenta della materia, trasformando lo spazio in un racconto dove il legno supera la dimensione materiale e diventa esperienza percettiva.
La collaborazione tra ALPI e nendo è qui approfondita da Oki Sato, con il quale siamo entrati in dialogo in occasione della presentazione di Layered Nature.
L’incontro tra nendo e ALPI riunisce due culture del design molto diverse. Come è nata questa collaborazione e cosa ti ha affascinato di più del modo in cui ALPI interpreta il legno come materiale contemporaneo?
Conosco il lavoro di ALPI da molti anni e sono sempre stato attratto dal suo approccio pionieristico alle superfici per interni. Ciò che mi ha affascinato è il modo in cui ALPI reinterpreta il legno – un materiale usato lungo tutta la storia – trasformandolo in una nuova forma espressiva grazie a una sofisticata fusione di tecnologia e creatività. È la reinvenzione di qualcosa di profondamente familiare, che però appare sorprendentemente nuovo.
Il tuo lavoro spesso incarna l’idea della semplicità come risultato di una grande complessità. Che tipo di equilibrio tra controllo e spontaneità cercavi di ottenere in Layered Nature?
L’esperienza è stata quasi nuova per me. All’inizio ho strutturato il processo stabilendo alcune ipotesi e applicando un forte controllo. Una volta iniziata la prototipazione, però, hanno cominciato a emergere cambiamenti inattesi. Questa è stata la fase in cui ho dovuto lasciar andare, permettere che trasformazioni positive e negative emergessero naturalmente, cercando al tempo stesso il risultato più autentico.
ALPI lavora con un materiale “naturale ma industriale”, il legno ingegnerizzato. Qual era la sfida nel suggerire la natura attraverso un processo così precisamente tecnologico?
Come accennato prima, la sfida era imparare a non controllare troppo. Quando si impone un’intenzione eccessiva, il risultato diventa puramente artificiale. Valorizzando invece le espressioni incidentali emerse durante il processo, il materiale ha iniziato a vivere in uno spazio intermedio tra l’artificiale e il naturale, un’ambiguità silenziosa che sembrava autentica per il progetto.
Nei tuoi progetti c’è spesso una narrazione silenziosa, quasi poetica, che trasforma gli oggetti in storie visive. Quanto sono importanti la narrazione e l’esperienza nella tua pratica di design, e come si manifestano in Layered Nature?
La sola funzione non può costruire un rapporto significativo tra le persone e gli oggetti. Gli elementi emotivi – familiarità, gioia, piccoli momenti di sorpresa – sono essenziali. In Layered Nature ho cercato di immaginare quali emozioni sottili il materiale potesse evocare quando utilizzato in mobili, giunzioni o pareti, e come quelle emozioni potessero trasformare delicatamente il carattere di uno spazio.
Il tuo lavoro spesso oscilla tra design e arte visiva. Quanto è importante il disegno nel tuo processo creativo e in che modo questa dimensione artistica alimenta la visione poetica di nendo?
Ogni progetto – che si tratti di un prodotto complesso o di un ampio spazio architettonico – inizia con un piccolo schizzo. La filosofia di nendo si fonda sulla convinzione che le storie e il senso di attaccamento nascano dalle imperfezioni, non dagli stati perfetti. Disegnare mi aiuta a notare differenze sottili e momenti straordinari nascosti nell’ordinario, e permette a queste scoperte silenziose di crescere fino a diventare design.

The encounter between nendo and ALPI brings together two very different design cultures. How did this collaboration come about, and what fascinated you most about ALPI’s way of interpreting wood as a contemporary material?
I have been familiar with ALPI’s work for many years and have always been drawn to its pioneering approach to interior surfaces. What fascinated me was the way ALPI reinterprets wood – a material used throughout history – into a new form of expression through the sophisticated fusion of technology and creativity. It is a reinvention of something deeply familiar, yet it feels unexpectedly fresh.
Your work often embodies the idea of simplicity as the outcome of deep complexity. What kind of balance between control and spontaneity did you seek to achieve in Layered Nature?
The experience was almost new to me. At the beginning, I structured the process by setting certain hypotheses and applying strong control. Once prototyping began, however, unexpected shifts started to appear. This was the phase where I needed to let go – to allow both positive and negative transformations to emerge naturally while seeking the most honest outcome.
ALPI works with a “natural yet industrial” material-engineered wood. What was the challenge of evoking nature through such a precisely technological process?
As I mentioned earlier, the challenge was learning not to over-control. When too much intention is imposed, the result becomes purely artificial. By valuing the incidental expressions that arose during the process, the material began to inhabit a space between the man-made and the natural—a quiet ambiguity that felt authentic to the project.
In your projects, there is often a silent, almost poetic narrative that turns objects into visual stories. How important are narrative and experience in your design practice, and how does it manifest itself in Layered Nature?
Function alone cannot build a meaningful relationship between people and objects. Emotional elements – familiarity, joy, small moments of surprise – are essential. For Layered Nature, I tried to imagine what kinds of quiet emotions the material might evoke when used in furniture, joinery, or walls, and how those emotions could subtly transform the character of a space.
Your work often oscillates between design and visual art. How important is drawing in your creative process, and how does this artistic dimension nurture nendo’s poetic vision?
Every project – whether a complex product or a large architectural space – begins with a small sketch. nendo’s philosophy is rooted in the belief that stories and attachment arise from imperfections, not from perfect states. Sketching helps me notice subtle differences and extraordinary moments hidden in the everyday, and it allows these quiet discoveries to grow into design.
Layered nature
A cura di ALPI, Oki Sato
6 novembre 2025 – 31 marzo 2026
ALPI showroom, Via Solferino 7 – Milano
Immagine di copertina: Oki Sato e Vittorio Alpi. Ph. Veronica Gaido
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