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Luigi Russolo: una medicina contro la musica passatista

Luigi Russolo e Ugo Piatti nello studio milanese con Intonarumori, L’Arte dei rumori, 1913 - CC0
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Una delle più travolgenti intuizioni del Futurismo ritengo essere l’Intonarumori di Luigi Russolo, marchingegno self-made che rappresenta una rivoluzione senza precedenti.

Esasperato da compositori alla ricerca di novità che si ostinavano a comporre spartiti per violini che avevano già detto tutto, Russolo fece una cosa molto semplice: aprì la finestra di casa e iniziò ad ascoltare un mondo in cui la modernità industriale aveva trasformato il paesaggio acustico urbano, popolandolo di rumori generati da macchine, motori e sirene. Ecco nascere un nuovo universo sonoro che doveva essere esplorato e valorizzato anche artisticamente. Gli intonarumori altro non sono che strumenti acustici costruiti dallo stesso Russolo per imitare e manipolare artificialmente suoni meccanici: urlatori, rombatori, scoppiatori, stropicciatori che hanno, a buona ragione, anticipato l’approccio contemporaneo ai sintetizzatori, fungendo da veri e propri precursori della musica elettronica e della noise music.

Con la loro capacità di generare suoni inediti, gli intonarumori aprirono la strada a una visione completamente nuova del “fare musica”, attivando la riflessione sperimentale anche di figure centrali del Novecento, tra cui John Cage che, a partire dagli anni Trenta, riprende l’eredità di Russolo portandola alle estreme conseguenze. Spinto dallo stesso imperativo futurista secondo cui: “i musicisti devono allargare ed arricchire il campo dei suoni”, Cage elimina ogni residuo di emotività e identità dall’opera, integrando concetti zen, casualità e silenzio nell’identità musicale. Con “brani” come 4’33’’, Cage rovescia il paradigma stesso della musica, trasformando l’assenza in un nuovo procedimento estetico: il silenzio diventa composizione, e l’ascoltatore viene chiamato a riflettere su ciò che considera “musica”.

Se Russolo aveva proposto l’“arte dei rumori”, Cage compie il passo successivo verso l’“arte del silenzio”, proponendo un’esperienza partecipativa, destrutturata e filosoficamente radicale. Inevitabile che, attraverso figure come John Zorn, Mike Patton e Trent Reznor, questa ricerca arrivi fino ai giorni nostri con traiettorie che intercettano uno sperimentatore italiano: Alan Bedin, artista vicentino che, con il suo ultimo progetto “Musica Spontanea”, traghetta l’eredità di Russolo e Cage nel terzo millennio. L’artista lavora con la voce come strumento primario, destrutturandola e modulandola attraverso superfici metalliche per creare nuove forme di ascolto iper-sensoriali.

La sua ricerca si concentra sulla trasduzione fisica del suono, trasformando la vocalità in esperienza mistica, emotiva e corporea. Secondo Renzo Cresti, Musica Spontanea “non è un concetto, ma una prassi”, un approccio diretto e impulsivo che prosegue il lavoro dei futuristi e di Demetrio Stratos, integrando rumore e voce in un continuum espressivo con l’obiettivo di approdare a uno stadio ultimo in cui la voce viene “esposta” allo stesso modo di un quadro.

Questa esperienza prende vita il 5 luglio 2025, alla Galleria Civica G. Bosio di Desenzano del Garda, all’interno della mostra Mondi Futuristi Contemporanei, un parallelismo estetico e d’intenti dell’esposizione principale Mondo Futurista, ospitata al Castello, che offre l’opportunità di tracciare una nuova linea di congiunzione tra Luigi Russolo, John Cage e Alan Bedin nella tensione comune verso l’oltre musicale: un territorio dove rumore, silenzio e voce si fondono per espandere la percezione e riformulare l’ascolto verso pensiero, processo e rivoluzione.


Immagine di copertina: Luigi Russolo e Ugo Piatti nello studio milanese con Intonarumori, L’Arte dei rumori, 1913


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