Marco Fusinato al PAC di Milano con THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER

Marco Fusinato, THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, exhibition view, PAC Milano, 2026, ph. Nico Covre
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ll Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano riconferma la sua vocazione all’indagine dei linguaggi più radicali della contemporaneità ospitando la prima grande monografica europea di Marco Fusinato (Melbourne, 1964).

Curata da Diego Sileo, la mostra THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER segna un momento di passaggio fondamentale per l’artista che, dopo il successo alla 59ª Biennale di Venezia nel 2022 come rappresentante dell’Australia, torna alle proprie radici italiane con un progetto site-specific di rara potenza visiva e sonora. Visitabile fino al 7 giugno 2026, l’esposizione si struttura come un’esperienza sensoriale che sfida le categorie tradizionali di arte, politica e musica. Il titolo della mostra funge da perno concettuale attorno al quale ruota l’intera produzione di Fusinato. L’artista ribalta la concezione comune di anarchia come caos dal basso, suggerendo invece che la vera assenza di regole e la libertà assoluta appartengano esclusivamente alle strutture del potere. Attraverso questa lente, Fusinato esplora le tensioni tra controllo e resistenza, ordine e disordine, trasformando il Padiglione in una cassa di risonanza per le contraddizioni del nostro tempo. L’esposizione milanese si presenta come una densa ricognizione dei vertici espressivi raggiunti da Marco Fusinato nell’ultimo periodo, mettendo a fuoco le traiettorie più incisive della sua recente ricerca. L’intero impianto curatoriale è sorretto da un titolo che agisce come una violenta scossa concettuale: “THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER”. Questa sentenza, prelevata direttamente dal testamento cinematografico di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Il primo progetto è costituito da DESASTRES, un’opera monumentale che trascende i confini tra performance, installazione e ricerca archivistica. Presentato originariamente alla 59ª Biennale di Venezia, dove l’artista ha occupato il Padiglione Australiano per 200 giorni consecutivi, il progetto approda a Milano in una configurazione inedita, capace di rimodellare lo spazio architettonico attraverso una scarica di energia visiva e uditiva senza precedenti. Fusinato, armato di una chitarra elettrica e supportato da una muraglia di amplificatori, genera blocchi di rumore bianco, feedback saturi e dissonanze viscerali. Questa attività sonora non è fine a sé stessa, ma funge da detonatore per un flusso ininterrotto di immagini su uno schermo di formato colossale. Le immagini che compongono il flusso di DESASTRES derivano da una meticolosa operazione di accumulo. Fusinato attinge da un vasto archivio personale che mescola il globale e il quotidiano: da un lato, reperti visivi scovati nelle profondità delle piattaforme online; dall’altro, scatti istantanei catturati dall’artista con il proprio smartphone. Questa collezione di “macerie visive” — che spaziano dalla cronaca alla storia dell’arte, dal banale al tragico — non è legata a un tema didascalico. Al contrario, l’opera riflette l’entropia informativa dell’era digitale, dove il senso non è dato dal mittente, ma emerge nel caos della ricezione.


Marco Fusinato, THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, exhibition view, PAC Milano, 2026, ph. Nico Covre
Marco Fusinato, THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, exhibition view, PAC Milano, 2026, ph. Nico Covre

A completamento della dimensione performativa e temporale di DESASTRES, la mostra al PAC introduce una riflessione sulla permanenza e sulla traduzione materiale dell’immagine attraverso una serie di dipinti serigrafici sperimentali. Queste opere, commissionate di recente e presentate qui in anteprima, rappresentano il tentativo di Fusinato di “congelare” l’effimero flusso digitale della sua libreria d’archivio, trasformando il pixel in materia pittorica. Il dialogo tra segno e suono trova la sua massima espressione storica nel progetto MASS BLACK IMPLOSION (iniziato nel 2007 e tuttora in corso), una serie che ha ridefinito i confini della notazione grafica. In questo lavoro, Fusinato opera una vera e propria decostruzione delle avanguardie musicali: partendo da spartiti preesistenti riprodotti in scala 1:1, l’artista interviene tracciando linee rette che connettono ogni singola nota a un unico punto arbitrario scelto sulla superficie. Il risultato è un’esplosione centripeta, un’architettura di segni che suggerisce un evento acustico impossibile: l’esecuzione simultanea di ogni nota presente nello spartito. Questo gesto radicale trasforma la partitura da sequenza temporale in un momento di condensazione assoluta. L’implosione visiva prefigura un impatto sonoro “noise” totale, dove la complessità della composizione originale viene compressa in un unico, accecante istante di saturazione.

A suggellare l’universo sinestetico di Marco Fusinato, la mostra al PAC presenta una meticolosa selezione della sua produzione discografica: una serie di vinili in formato LP da 12 pollici che documentano oltre quindici anni di sperimentazioni sonore, tra registrazioni live e sessioni in studio (dal 2009 a oggi). Questi oggetti non sono qui semplici supporti acustici, ma estensioni tattili e visive della sua poetica, veri e propri dispositivi critici che operano una sintesi brutale tra la memoria storica dell’arte e l’urgenza della cronaca contemporanea. L’apparato visivo che avvolge i vinili segue una logica rigorosa e priva di concessioni didascaliche. Ogni copertina è costruita su un template costante che elimina ogni apparato testuale, lasciando che sia l’immagine, nuda e in bianco e nero, a farsi carico del senso. Il fronte del disco ospita capolavori canonici della storia dell’arte occidentale, mentre il retro propone frammenti visivi estrapolati dal flusso incessante dei mass media. Questo cortocircuito temporale crea accostamenti che Fusinato definisce “spiazzanti”, eppure tragicamente coerenti con il “massacro” sonoro inciso nei solchi del vinile. In Ambianxe (2010), l’armonia barocca de Il Suonatore di Liuto di Caravaggio viene annichilita dalla veduta aerea di alcuni edifici in fase di implosione. La delicatezza del gesto musicale antico è accostata alla violenza calcolata della distruzione architettonica moderna. In Spectral Arrows: Melbourne (2019), la grazia settecentesca de Il Chitarrista di Jean-Baptiste Greuze si specchia nel dramma di una nave cargo sopraffatta dalle onde, suggerendo un parallelismo tra la vibrazione delle corde e il sussulto precario della materia di fronte alle forze della natura.

In Atmosphæram (2022), il gesto biblico e sanguinario di Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi trova un’eco sinistra e ferina nella fotografia di un pipistrello strillante, riconducendo il dramma umano a una dimensione di puro istinto e terrore primordiale. Questi vinili rappresentano dunque l’ultimo tassello di un’indagine che non ammette separazione tra l’occhio e l’orecchio. Il visitatore del PAC è invitato a leggere la storia dell’arte non più come un percorso lineare di bellezza, ma come un archivio di tensioni che, se colpite dal “rumore” del presente, rivelano la loro natura più cruda e universale.


Marco Fusinato
THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER
a cura di Diego Sileo
31 marzo 2026 – 07 giungo 2026
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano

www.pacmilano.it
@pacmilano


Immagine di copertina: Marco Fusinato, THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER, exhibition view, PAC Milano, 2026, ph. Nico Covre


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