Milano accoglie la Metafisica. Una grande mostra e tre “capitoli espositivi” in tre grandi musei milanesi, un programma multidisciplinare di iniziative per la città: Metafisica/Metafisiche è il progetto, a cura di Vincenzo Trione, che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo.
La rassegna si propone come fulcro di una rilettura critica e contemporanea della corrente metafisica italiana, nata negli anni dieci del Novecento con De Chirico, e qui rilanciata attraverso un dispositivo espositivo plurale che intreccia cronologia, sperimentazione e riflessione teorica. Milano diventa così laboratorio cittadino: non solo contenitore, ma palcoscenico per pratiche interdisciplinari destinate a ripensare il rapporto tra opera d’arte, spazio e senso in un’epoca di pluralità estetiche e ontologiche.
A Palazzo Reale, fino al 21 giugno 2026, viene allestita un’esposizione organica e multidisciplinare che riunisce circa 400 opere — dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video e vinili — provenienti da oltre 150 istituzioni pubbliche e private, gallerie, archivi e collezioni private. La mostra si struttura come un percorso critico e storico attorno alla poetica metafisica, partendo dal nucleo fondativo emerso a Ferrara nel 1917 con figure imprescindibili quali Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, e ricostruendo le molteplici ramificazioni del movimento nel Novecento e oltre. Il progetto curatoriale mette in dialogo i capolavori dei protagonisti storici e i prestiti internazionali, evidenziando come gli elementi ricorrenti della Metafisica — la sospensione temporale, gli spazi vuoti o improvvisamente segnati da oggetti enigmatici, la luce irreale— abbiano generato non solo una pittura dall’intensità meditativa, ma un immaginario destinato a contaminare altri linguaggi. La selezione espositiva sottolinea la capacità del movimento di operare come lente interpretativa: oggetti quotidiani assumono valore simbolico, scene urbane si trasformano in teatri di solitudine, e l’architettura si presta a metafore della memoria e dell’inconscio.
Accanto ai lavori dei maestri italiani, il percorso documenta la ricezione europea e americana della poetica metafisica: artisti che, pur distanti geograficamente, hanno fatto propri i dispositivi visivi e concettuali del gruppo ferrarese, rielaborandoli in chiave locale o sperimentale. Particolare rilievo viene riservato agli echi contemporanei: opere recenti di pittori, fotografi, architetti, cineasti, scenografi, designer, stilisti, scrittori e autori di graphic novel che riconoscono nella Metafisica una fonte di ispirazione. Qui si mostra come la poetica metafisica non sia un retaggio storico cristallizzato, ma un repertorio di soluzioni formali e poetiche capace di nutrire pratiche artistiche contemporanee. L’ibridazione mediale e la contaminazione tra arti visive e pratiche performative evidenziano la persistenza e la trasformazione dell’immaginario metafisico nel mondo globale contemporaneo.
Al Museo del Novecento, fino al 21 giugno 2026, la mostra Milano Metafisica articola con rigore critico e sensibilità curatoriale il legame tra la poetica metafisica e il tessuto urbano, istituzionale e culturale della città. Attraverso una selezione di cinquanta opere — disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie — l’esposizione ricostruisce non soltanto la presenza fisica a Milano di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà, ma soprattutto le modalità con cui la loro ricerca si è intrecciata con le istituzioni cittadine, gli ambienti intellettuali milanesi. Questo accostamento di documenti e opere permette di leggere la Metafisica non come fenomeno astratto isolato nelle camere degli artisti, ma come pratica condivisa che ha influenzato e si è nutrita di reti sociali, istituzionali e produttive milanesi. Di particolare rilievo è la presenza dei dieci disegni di Mimmo Paladino realizzati in omaggio al romanzo Ascolto il tuo cuore, città di Alberto Savinio. Questi lavori stabiliscono un dialogo serrato tra passato e presente: la cifra metafisica viene riletta attraverso la sensibilità contemporanea di Paladino, che reinterpreta temi saviniani con un vocabolario segnato da simboli primordiali, matericità e un’economia segnica che rimette in gioco l’eredità metafisica dentro pratiche pittoriche e grafiche successive.

Gallerie d’Italia, fino al 6 aprile 2026, propone un omaggio intimo e riflessivo a Giorgio Morandi attraverso lo sguardo fotografico di Gianni Berengo Gardin, che documenta l’atelier bolognese del pittore con una sensibilità che unisce rigore e pietas. Il progetto espositivo instaura un dialogo sottile tra le immagini fotografiche custodite in sala e le opere originali conservate nei caveaux del museo, creando una tensione tra presenza e memoria, tra l’oggetto ritratto e l’oggetto pittorico. Le fotografie di Berengo Gardin, note per la loro chiarezza compositiva e per la capacità di cogliere l’essenza degli spazi quotidiani, restituiscono l’atelier come un microcosmo ordinato e carico di suggestioni: le bottiglie, i vasi, le scatole e i barattoli — elementi ricorrenti nella lezione morandiana — appaiono sospesi in un tempo sospeso, illuminati da una luce che accentua superfici e volumi senza enfasi. Questo sguardo fotografico non si ferma a registrare ma apre una riflessione sul processo creativo: la presenza degli oggetti, il loro posizionamento, le tracce d’uso diventano indizi di una pratica artistica improntata alla misura, alla meditazione e alla ricerca di verità formali.
L’omaggio inedito di William Kentridge a Giorgio Morandi, ospitato a Palazzo Citterio, fino al 5 aprile 2026, nell’ambito della Grande Brera, attua un’operazione di traduzione intermediale che riafferma la modernità della pratica morandiana attraverso il tempo come materiale plastico. Kentridge prende in prestito le costanti formali di Morandi — serialità degli oggetti, riduzione cromatica, composizione scandita da vuoti e pieni — per ricodificarle in una video-installazione che trasforma la realtà da oggetto contemplativo a partitura temporale.
L’opera d’arte metafisica, come la definisce De Chirico, si presenta nella sua apparente serenità come un campo di quiete che invece custodisce la tensione di un possibile avvenire, e questa ambiguità formale ci offre oggi una lente privilegiata per leggere la società contemporanea. In un’epoca dominata dall’accelerazione informativa e dalla spettacolarizzazione permanente, la pittura metafisica ci ricorda che la superficie visibile non esaurisce il reale: le piazze vuote, i manichini, gli oggetti quotidiani estrapolati dalla loro vita domestica, si tramutano in dispositivi che rendono percepibile l’esistenza di profondità nascoste, memorie collettive non risolte, rapporti di potere latenti, desideri e paure che non si manifestano nella narrazione pubblica.
La serenità della tela è allora una forma di sospensione temporale che contrasta la compulsione all’immediato tipica della contemporaneità; nella sospensione si crea lo spazio per l’interpretazione, per il riconoscimento di segni che non sono ancora comparsi ma che inevitabilmente potranno inscriversi nel tessuto sociale.
Metafisica/Metafisiche
a cura di Vincenzo Trione
Palazzo Reale e Museo del Novecento, dal 28 gennaio al 21 giugno 2026
Gallerie d’Italia dal 28 gennaio al 6 aprile 2029
Grande Brera-Palazzo Citterio dal 6 febbraio al 5 aprile 2026
www.palazzorealemilano.it
@palazzorealemilano
Immagine di copertina: Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi, immagini allestimento, Gallerie d’Italia, 2026, ph. Maria Parmigiani