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NADA di Thierry De Cordier. Quando il nulla è tutto

Immagine della mostra “NADA” di Thierry De Cordier Foto_ Agostino Osio Courtesy Fondazione Prada
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NADA di Thierry De Cordier alla Fondazione Prada di Milano è un’anti-mostra che sfida i rituali dell’arte contemporanea.

Nei volumi colossali della Cisterna, fino al 29 settembre, dieci dipinti neri monumentali (1999-2025) formano una composizione austera che resiste all’interpretazione immediata. 

Il progetto nasce da un gesto simbolico: la cancellazione dell’immagine di Cristo sulla croce. Non come profanazione ma in una sorta di esorcismo, come il tentativo di liberarsi da secoli di dominio iconografico. L’obiettivo dell’artista è, infatti, annientare simbolicamente l’immagine cristiana profondamente radicata. La distruzione rivela però una possibilità inattesa: dove prima c’era il sacro, emerge il sublime del vuoto.

I dipinti sostituiscono l’acronimo INRI con la parola NADA, rovesciamento semiotico che richiama San Giovanni della Croce: “la ricerca del NADA della Croce”. Questa inversione disattiva la simbologia religiosa tradizionale senza proporre alternative. Il nero diventa velo sulla ferita sacra, reliquia dell’assenza.

Le superfici differiscono dai monocromi storici del Novecento. Mentre il Quadrato nero di Malevich o i Black Paintings di Reinhardt puntavano alla purezza formale, e le candide Achromes di Manzoni tendevano all’azzeramento percettivo e concettuale, le tele di De Cordier lavorano nella direzione opposta: non annullano ma stratificano. La materia non è negata, ma accumulata, come se il nero fosse il risultato di un processo geologico, una sedimentazione dell’invisibile. Non sono campi piatti ma atmosfere. L’occhio, adattandosi, percepisce forme latenti: non immagini definite ma impressioni, tracce, presenze sottratte alla piena visibilità.

Il silenzio radicale di NADA può essere avvicinato alla riflessione di Maurice Blanchot sull’opera come esperienza del limite. Nei suoi scritti, Blanchot descrive l’opera d’arte come qualcosa che “si ritrae nel momento in cui appare”, una presenza che si afferma attraverso l’assenza, un linguaggio che parla proprio quando tace. I dipinti neri di De Cordier non comunicano nel senso consueto: sottraggono, attendono, sospendono il significato. Non cercano un pubblico, ma un testimone disposto a sostare nel vuoto. In questa sospensione si manifesta il sublime dell’invisibile, un’epifania negativa che lascia intravedere – senza mostrare – ciò che sfugge all’immagine. L’arte non è più rappresentazione ma condizione: non qualcosa da vedere, ma qualcosa da attraversare.

La Cisterna, struttura post-industriale con reminiscenze ecclesiastiche, amplifica questa dimensione spirituale laica. Luce filtrata e verticalità creano condizioni percettive particolari. Lo spazio diventa parte integrante dell’opera, camera di risonanza per quello che De Cordier definisce “la grandezza del nulla”.

In un sistema dominato da iperproduzione visiva e consumo rapido, questi dipinti non offrono gratificazione immediata né contenuti espliciti ma propongono invece un’esperienza di durata, un confronto con il limite della rappresentazione.


Immagine di copertina: Immagine della mostra “NADA” di Thierry De Cordier – Courtesy Fondazione Prada, ph Agostino Osio


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