Al Pecci di Prato due mostre raccontano rotture e trasformazioni nella storia dell’arte

Installation view, Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2026. Ph. ©Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio
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Il centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato inaugura la stagione estiva con un doppio percorso espositivo che attraversa alcune delle esperienze più significative della ricerca artistica del secondo novecento.

Primo museo italiano interamente dedicato all’arte contemporanea, inaugurato nel 1988, il centro Pecci continua a confermarsi un punto di riferimento per la sperimentazione artistica, proponendo mostre capaci di mettere in dialogo opere, linguaggi e riflessioni che hanno segnato la storia dell’arte recente.

Dal 31 maggio al 1 novembre 2026 il museo ospita Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, mostra curata da Stefano Pezzato che raccoglie circa 180 opere provenienti dalla donazione del collezionista e mercante d’arte pratese Carlo Palli

Le nove sale del museo sono attraversate da un percorso che, come suggerisce il titolo stesso dell’esposizione, racconta artisti e movimenti che hanno rappresentato momenti di rottura con la tradizione, segnando passaggi emblematici nella storia dell’arte e della cultura contemporanea. Dalla rivoluzione poetico visiva del gruppo 70 alle numerose opere di Ketty La Rocca, dal dinamismo ludico di Fluxus agli ambienti rivisitati dai radicali, fino ai protagonisti dell’azionismo viennese, come Hermann Nitsch, la mostra costituisce un itinerario ricco e articolato, capace di restituire la complessità della ricerca artistica italiana e internazionale.

Tra le opere esposte trovano spazio le composizioni di Daniel Spoerri, inventore della Eat Art, con le sue celebri tavole imbandite e poi appese alla parete, testimonianza di una quotidianità vissuta che invita a riflettere su ciò che rimane e ciò che si cancella dopo il nostro passaggio; accanto a lui Ben Vautier, Emilio Isgrò con le sue “cancellature” e il musicista compositore Giuseppe Chiari sono solo alcuni dei protagonisti di un percorso che il centro Pecci promette come un viaggio nella storia dell’arte e che mantiene pienamente tale promessa.

L’allestimento, firmato da Ibrahim Kombarji, partecipa attivamente alla narrazione. Pannelli di compensato attraversati da chiodi e evocano la possibilità di un allestimento in continuo trasformazione quasi a suggerire che la storia dell’arte non sia mai un racconto definitivo, ma possa essere continuamente riletta attraverso prospettive differenti.è una scelta che accompagna i visitatori lungo tutto il percorso, portandolo a interrogarsi, insieme agli artisti, sul significato stesso dell’arte e sul suo destino.


Installation view, Verita Monselles. CARNALE, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2026. Ph. ©Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio 1
Installation view, Verita Monselles. CARNALE, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2026. Ph. ©Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio

La visita al museo prosegue con la mostra Verita Monselles. CARNALE, a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino, e Monica Gallai, visitabile dal 30 maggio al 30 agosto 2026. Attraverso fotografie di moda, ritratti e nudi, Verita Monselles racconta la propria esperienza di donna e quella di molte altre appartenenti alla sua generazione, cresciute secondo un’educazione cattolica e segnate dalle contraddizioni di una società ancora profondamente patriarcale. 

Nata a Buenos Aires e trasferitasi prima a Firenze e poi a Napoli, l’artista entra in contatto con figure come Lea vergine, Ketty La rocca e Lara-Vinca Masini, sviluppando una ricerca capace di coniugare la fotografia commerciale con una riflessione personale sul corpo, sull’identità e sul ruolo della donna. 

L’esposizione mette in dialogo campagne pubblicitarie, tra cui quelle realizzate negli anni Settanta per l’azienda di calze Cavallini, con lavori nati da una ricerca più intima, evidenziando una sorprendente continuità estetica tra produzione professionale e sperimentazione artistica. È proprio in questa continuità che emerge la volontà di rivendicare una soggettività femminile autonoma, quella di “una donna che pone in discussione il suo ruolo di fronte alla maternità, alla famiglia, alla religione e la sessualità nel contesto di una società repressiva e inadeguata”, come afferma la stessa Monselles. 

Con ironia l’artista interviene sui simboli della tradizione patriarcale e religiosa, decostruendone codici e significati. Il corpo femminile, tradizionalmente destinato alla pudicizia, diventa così un corpo erotico e sensuale, soggetto nel proprio desiderio e non più semplice oggetto degli sguardi altrui. Rileggendo in chiave pop il nudo, il ritratto e la natura morta, Monselles restituisce voce alle donne e contribuisce a ridefinire il linguaggio della fotografia di moda e della pubblicità.  La mostra presenta inoltre sperimentazioni meno note, come Romantic (1984), in cui modelle e persone vicine all’artista danno vita immagini costruite attraverso metamorfosi e contaminazioni con il mondo animale e vegetale. 

Il Centro Pecci si trasforma così in un percorso che intreccia pratiche artistiche, influenze reciproche e linguaggi differenti, offrendo uno sguardo trasversale sulla scena artistica nazionale e internazionale. Le due mostre sono infatti accomunate dalla volontà di mettere in discussione convenzioni, stereotipi e modelli consolidati, riaffermando il ruolo dell’arte come spazio privilegiato di ricerca, libertà e trasformazione.


Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli 
31 maggio 2026 – 1 novembre 2026
a cura di Stefano Pezzato

Verita Monselles. CARNALE 
30 maggio 2026 – 30 agosto 2026
a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai 

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato 


www.centropecci.it
@centropecci


Immagine di copertina: Installation view, Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2026. Ph. ©Alessandro Saletta e Agnese Bedini, DSL Studio


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