Nella prestigiosa Villa Sauber, uno degli ultimi gioielli della Belle Époque del Principato di Monaco, al Nouveau Musèe National una grande mostra celebra i cinquant’anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini.
In questo numero di Artein il tema è il gioco. Ma come possiamo intendere il gioco per Pasolini? Pasolini è sicuramente uno degli intellettuali più poliedrici, ma anche artista, scrittore, poeta, saggista, regista. Mi piace pensare che il suo gioco fosse quello di ispirarsi alle opere d’arte più famose da usare come scene di film. Il suo professore d’arte fu il grande Roberto Longhi, che con le sue lezioni profonde e appassionate trasmise in Pasolini un amore prorompente per le opere del passato. Il professore, durante le sue lezioni d’arte a Bologna, faceva scorrere i fotogrammi delle opere per mostrare i dipinti e spiegarne il significato; Pasolini in quel momento ebbe l’idea di usare queste immagini straordinarie per le scenografie dei suoi film. Il suo era un lavoro unico, studiava ogni figura e addirittura prima di riprenderla la disegnava per rimontarla con maniacale sartorialità. Niente era lasciato al caso. Così nacquero quei film straordinari che hanno fatto la storia del cinema da Ricotta alla Passione secondo Matteo, all’Accattone, Mamma Roma, Edipo Re, Medea, etc. Ogni film ha un significato profondo, offre una storia scandalosa per quell’epoca e controcorrente, ma sempre autenticamente personale e sentita.
Le sue fonti di ispirazione sono state Caravaggio, Piero della Francesca, Mantegna, Giotto, Velasquez, Morandi e Francis Bacon. Artisti diversi ma che mettevano in scena la drammaticità degli eventi e delle emozioni più intime. Siamo negli anni Sessanta, momento storico che metterà in discussione gli anni a venire, momento guidato da ideali e da riforme fondamentali. Pasolini è vicino al popolo, ne intuisce la sofferenza cogliendo le sfumature più crude ed emozionali di una impellente richiesta di aiuto; è il lato umano che lo coinvolge completamente. Percepisce l’impellenza della fame, la miseria della povertà e ne soffre personalmente. Sarà contro l’aborto e in seguito anche contro il divorzio, principi fondamentali per la sua idea di società, che considera disgregata e individualista. “La società moderna, dice, è l’unica società che ha dimenticato di essere una società. È un’accozzaglia di individui che non sanno dove stanno andando né da dove vengono, con un presente eterno che non è altro che un’attesa insensata”. Sarà anche contrario alla televisione che intontisce i giovani con programmi futili e inutili. Mi chiedo cosa direbbe oggi se vedesse cellulari, videogiochi e computer. Era rigoroso con tutti ma soprattutto con sé stesso, un’anima tormentata che non ha mai superato la persecuzione subita, basti pensare ai trentatré processi per vilipendio della religione di Stato.

Tornando al gioco, che dire del gioco di parole, inteso come linguaggio dialettale perlopiù usato nei film del regista? Il linguaggio che lo ancora al passato angoscioso e tormentato che non vuol dimenticare. Il linguaggio inteso come esperienza primigenia legata alla memoria.
La mostra di Monaco è superba, il curatore Guillaume de Sardes – fotografo e scrittore -, in collaborazione con lo scenografo Christophe Martin, fa dialogare il cinema con l’arte classica e moderna, e affida ai più noti e significativi artisti contemporanei e internazionali il commento più attuale.
Al piano terra, in un’atmosfera ovattata e tenebrosa, racconta il percorso storico della vita dell’artista accompagnato da due film Salò e Le 120 Giornate di Sodoma, e un’installazione Intellettuale di Fabio Mauri sul Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini 1975. Nel piano superiore si cambia scena, pareti candide e luce a tutto spiano per far brillare le opere moderne e contemporanee degli artisti più rappresentativi della nostra epoca che sono stati chiamati a omaggiare il grande intellettuale, sono tanti e vale la pena nominarne alcuni: Giulia Andreani, Francis Bacon, Giacomo Balla, Tom Burr, Pieter Claesz, Walter Dahn, Regina Demina, Marlene Dumas, Richard Dumas, Cerith Wyn Evans, Federico Fellini, Jesse A. Fernández, Abel Ferrara, Laurent Fiévet, Alain Fleischer, Claire Fontaine, Giovanni Fontana, Jenny Holzer, William Kentridge, Astrid Klein, Fernand Léger, Fabio Mauri, Giorgio Morandi, Man Ray, Giuseppe Stampone, Francesco Vezzoli.

Una sezione molto interessante della mostra è dedicata alla Posteriorità, una ventina di artisti ricordano la tragica fine dello scrittore: Giovanni Fontana, per esempio, evoca con un collage a due pagine l’articolo uscito su Paese Sera che apre col titolo Pasolini Assassinato. Abel Ferrara presenta un film degli ultimi giorni di vita del regista interpretato da un bravissimo Willem Dafoe. Regina Demina presenta una Madonna contemporanea ispirata al ruolo di Margherita Caruso, nel Vangelo Secondo Matteo, unendo i temi della paura, della solitudine e del sesso.
Una mostra da non perdere, tra l’altro nella bella cornice monegasca, che durerà fino al 29 settembre 2024.
Immagine di copertina: Angelo Novi, Pier Paolo Pasolini sur le tournage de Théorème, 1968, Cineteca di Bologna / Fondo Angelo Novi – Courtesy Nouveau Musée National de Monaco
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