A cavallo tra gli anni Venti e gli inizi dei Quaranta del Novecento, nella città di Empoli si assiste a un grande fermento artistico e culturale alimentato da artisti locali, che partendo dai luoghi a loro cari, hanno fatto sì che una città operaia di provincia sia diventata il centro di una storia appassionante.
La mostra, Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925 – 1960, curata da Belinda Bitossi, Marco Campigli, Cristina Gelli e David Parri, fruibile fino al 15 febbraio 2026, vuole indagare e riportare alla luce i talenti artistici che hanno abitato la città di toscana, partendo dagli esordi e dalle storie dei protagonisti per poi proseguire la ricerca tra la guerra e il dopo guerra, seguendone i passi; una provincia satellite delle grandi città già protagoniste culturali, che si inserisce caparbiamente e con amore nel grande Novecento italiano.
La mostra si apre con la sezione Preludio dove le opere pittoriche di Nello Alessandrini e Dante Vincelle, hanno gettato le basi della grande spinta artistica che la città di Empoli ha avuto dalla fine degli anni Venti. Il primo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e si forma guardando alle opere di Cézanne e Fattori, diventa insegnante e partecipa a molte importanti esposizioni nazionali; il secondo, invece, nasce come vetraio e si dedica alla pittura da autodidatta sviluppando uno stile unico, molto vicino al realismo magico e al naif, ed esponendo in moltissime fiere autorevoli sia in Italia sia a Parigi.
La seconda sezione, La “stanzina” 1925 – 1930, richiama alla memoria la stanza nell’orto dell’artista Virgilio Carmignani che divenne il luogo d’incontro per gli artisti empolesi dove poter dipingere e parlare di pittura. In particolare l’opera di Mario Maestrelli, iscritto all’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, fa da antesignana a tutta la nuova generazione di artisti che, guardando ai maestri (Alessandrini e Vincelle), divennero il cuore pulsante della storia culturale locale di quel periodo. Le opere dipinte nel periodo della “stanzina” ci mostrano un piccolo angolo di provincia con i suoi paesaggi, i ritratti e le sue nature morte che trascendevano i limiti del locale per guardare ai grandi della pittura del tempo, come per esempio Ardengo Soffici o Giorgio Morandi. All’Istituto d’Arte di Porta Romana, ormai diventato un punto di riferimento formativo, si iscrissero anche i giovani artisti empolesi di allora: Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini, Sineo Gemignani, Renato Alessandrini, Enzo Faraoni, Cafiero Tuti, Piero Ubaldo Sedoni, Lorenzo Viani e Gino Terreni.
Nella terza parte, Ancora la “stanzina” 1930 – 1935, viene approfondito sempre di più come quel periodo fosse proficuo e intenso per gli artisti di Empoli; alcuni divennero allievi del maestro Soffici, come Baragatti e Fucini; altri scelsero una via più moderata con un ritorno al Quattrocento toscano, soprattutto con l’utilizzo della tecnica dell’affresco, rilanciata proprio dall’Istituto d’arte fiorentino, come per esempio Gemignani, artista che nell’Istituito aveva iniziato a insegnare. Tuti, come Carmignani, divenne professore di Pittura ma presso l’Accademia di Ravenna, dove si specializza in mosaico. Maestrelli invece, finiti gli studi, dovette tornare a lavorare come muratore con il padre, ma continuò incessantemente a dipingere su ogni spazio disponibile e su oggetti di scarto che trovava nei cantieri. Tutti però, stavano entrando in una nuova fase, più matura e personale, ognuno stava seguendo il suo percorso artistico, anche fuori dalla dimensione locale e nazionale, passaggio evidenziato perfettamente nella quarta sezione La stagione dei successi, 1935-1940.
Da questa nuova fase del gruppo emersero le personalità di Piero Gambassi, Renato Alessandrini ed Enzo Faraoni, messo in luce nella quinta sezione Gli inizi di un nuova generazione. I tre artisti avevano frequentato l’Istituto di Porta Romana a Firenze, dove avevano guardato alla pittura di Lorenzo Viani e Ottone Rosai. In particolare Faraoni rimase molto affascinato dalla pittura di Maestrelli, che nonostante non facesse dichiaratamente l’artista, conservava la poesia, la purezza dello sguardo e la profondità delle opere realizzate su mattoni, laterizi e mattonelle.

Con la sesta sezione Gli anni difficili 1943 – 1944 ci scontriamo con la morte in battaglia di Maestrelli, che segna lo sgretolamento del gruppo a causa dell’avvento del conflitto. Molti degli artisti non andranno in guerra, come per esempio Carmignani, che sarà imprigionato in Polonia; Ghino Baragatti e Terreni divennero partigiani e combatterono nella Resistenza. Gemignani divenne invece soldato come Alessandrini, Viani, Rossi, Baragatti, Fucini e Tufi. Tutti però non smisero mai di dipingere, tanto è vero che nel 1972 nacque la GAM, Galleria d’Arte Moderna e della Resistenza ad Empoli, proprio grazie al lascito degli artisti a testimonianza della Resistenza e del terribile e difficile periodo bellico.
La settima parte Dopo la guerra, affronta una difficile ripresa, il tempo della ricostruzione era iniziato e una mostra dei pittori empolesi nella Biblioteca Comunale tentò di rilanciare il lavoro interrotto dal conflitto bellico, ognuno però per la propria strada, consapevoli che “dietro c’era il Novecento e davanti non c’era nulla”.
L’ultima e ottava sezione della mostra, Gli anni Cinquanta, vedono Baragatti decorare il Teatro Manzoni di Milano e poi con Carmignani e il senese Otello Chiti nel ciclo di affreschi del Santuario di Capannori a Empoli. Gemignani scelse il Realismo illustrando il mondo del lavoro contadino dell’epoca moderna. Faraoni e Alessandrini tornarono a una figurazione introspettiva, seguendo sempre il filo del defunto Maestrelli, spesso scontrandosi con l’arte astratta appena nascente simbolo della modernità. Piero Gambassi e Luigi Boni, invece, si dedicano all’arte astratta, sperimentando le nuove tecniche artistiche nascenti.
Il percorso narrativo della mostra, con oltre centocinquanta opere, molte delle quali mai esposte prima e provenienti da collezioni pubbliche e private, vuole dare una continuità temporale a una vicenda locale, che diventa collettiva e nazionale quando non solo i parenti degli artisti, i curatori e la città di Empoli, ma anche la storia stessa consegna questo collettivo culturale empolese all’interno della narrazione del Novecento. La consapevolezza del contesto di appartenenza evidenzia anche una complessità nella ricostruzione delle singole storie, intrecciate fra di loro e sparse in tutta Italia. Le otto sezioni della mostra seguono l’evoluzione di questa stagione artistica che dall’Istituto d’Arte di Porta Romana e dalla “stanzetta”, portano gli artisti alle Biennali di Venezia, alle Triennali di Milano, oltre la guerra e la Resistenza cercando nuovi linguaggi tra realismo, astrazione e sperimentazione figurativa.
Con l’occasione, il palazzo dove la mostra è ospitata, il complesso dell’Antico Ospedale San Giuseppe, viene restituito alla città dopo anni di lavori di restauro; l’inaugurazione è avvenuta proprio con la mostra Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925 – 1960, promossa dalla Fondazione CR Firenze e dal Comune di Empoli, in cui la dimensione pubblica e collettiva restituisce storia, identità e dignità agli artisti empolesi.
Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925–1960
a cura di Belinda Bitossi, Marco Campigli, Cristina Gelli e David Parri
8 novembre 2025 – 15 febbraio 2026
Antico Ospedale San Giuseppe, Empoli
www.empolimusei.it
@empolimusei
Immagine di copertina: Provincia Novecento. Arte a Empoli 1925–1960, installation view, Antico Ospedale San Giuseppe, Empoli, 2025
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