l'arte come non l'hai mai vissuta
CARRELLO
Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Una mostra per rileggere Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, exhibition view, Palazzo Reale, Milano, 2026. Ph. ©Andrea Avezzu
Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Milano si accende in occasione delle Olimpiadi e, in questo contesto, la mostra dedicata a Robert Mapplethorpe a Palazzo Reale diventa un focus potente e attualissimo sul corpo. Un corpo osservato nelle sue molteplici forme, identità e possibilità espressive, che è al centro sia della ricerca dell’artista sia del dibattito contemporaneo.

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, fruibile fino al 17 maggio 2026, affronta il corpo sicuramente nella sua dimensione più dirompente, sensuale ed erotica, così come emerge nell’estetica del fotografo. Tuttavia, l’intento curatoriale è quello di mantenere una dimensione estremamente poetica, lontana dalla facile trasgressione e dal cliché della pura provocazione o addirittura della pornografia, etichetta a cui l’artista è stato associato nel corso del tempo.

La ricerca dell’artista approda, almeno inizialmente, in un territorio allora poco esplorato, un confine fluido tra cultura e controcultura. Mapplethorpe lavora in un continuo confronto con la classicità, che mescola all’audacia, dando vita a un linguaggio nuovo, capace di includere corpi diversi e restituire loro dignità estetica. Il richiamo al classicismo lo rende un costruttore di immagini, mai un improvvisatore: anche quando affronta l’erotismo, lo fa con rigore formale e controllo compositivo. Sebbene il suo nome sia spesso associato a un numero ristretto di immagini scandalose, la mostra, con circa 200 fotografie che ripercorrono vent’anni di carriera, restituisce finalmente una visione completa del suo percorso, in cui le immagini più controverse sono solo una piccola parte, appena dodici.

La completezza della sua ricerca inoltre deve essere guardata nel suo insieme: la mostra non è itinerante in senso tradizionale, ma si articola in tre tappe complementari, Venezia, Milano e Roma, ciascuna con un percorso differente, dal classico, al desiderio, alla bellezza, come racconta il curatore Denis Curti. Solo alla fine, attraversando tutte e tre le sedi, si ottiene una visione completa.

L’allestimento milanese segue un andamento tematico, permettendo di cogliere al meglio la complessità della ricerca artistica. All’inizio emergono i collage e gli oggetti fragili, che anticipano molto di ciò che Mapplethorpe farà in futuro. Quando viveva con Patti Smith, non sapeva ancora cosa fosse realmente la fotografia, smette poi progressivamente di ritagliare immagini e passa alle Polaroid, rivolgendosi inizialmente a se stesso attraverso autoritratti e pratiche di autoerotismo. Tra le sezioni più significative c’è quella dedicata a Lisa Lyon, campionessa mondiale di bodybuilding femminile.

In lei c’è infatti il soggetto ideale per rappresentare una corporeità potente e non conforme ai canoni femminili dell’epoca. Seguono gli autoritratti, gli omaggi ai grandi artisti del passato e i ritratti iconici: da figure celebri come Richard Gere a numerosi protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, fino all’incontro fondamentale con Tom of Finland.

Un elemento distintivo sta poi nell’accostamento tra nudi, fiori, scultura classica, ed è qui che si crea un’armonia del desiderio particolarmente intensa. Il percorso espositivo si conclude con un confronto diretto tra fotografie che richiamano quella scultura e immagini di corpi contemporanei, evidenziando la continuità tra passato e presente, dove lo scatto dialoga con le forme statuarie e la natura diventa metafora del corpo. Queste combinazioni, insieme al ricorso del bianco e nero (scelta dominante seppur non esclusiva, sia della produzione dell’artista, sia dell’impianto della mostra) rappresentano alcuni degli aspetti più interessanti e riusciti dell’intero progetto espositivo.

“Le forme del desiderio” crea una vera occasione di rilettura contemporanea di Mapplethorpe. Il corpo, soggetto centrale della sua opera, è oggi più che mai al centro del nostro immaginario e delle nostre riflessioni, ed è per questo che l’esposizione risulta così attrattiva e attuale. Un progetto, una trilogia, che apre le porte: questa mostra parla di tutti noi e invita all’inclusione e all’incontro con l’altro.


Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
A cura di Denis Curti
29 gennaio 2026 – 17 maggio 2026
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12 Milano

www.palazzorealemilano.it
@palazzorealemilano


Immagine di copertina: Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, exhibition view, Palazzo Reale, Milano, 2026. Ph. ©Andrea Avezzu


Abbonati qui ad ArteiN per poter accedere ai contenuti esclusivi!

Articoli correlati
Scopri i nostri autori

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

l'arte come non l'hai mai vissuta
CARRELLO
Cerca
Chiudi questo box di ricerca.