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Gianluca Marziani

Giorni di riforma per la filiera storica delle arti contemporanee. Il sistema esclusivo degli otto player (artista, curatore, gallerista, dealer, collezionista, museo, asta, fiere) è ormai scisso tra locale e digitale, impossibilitato a seguire i fusi orari del globalismo mondano, fagocitato da un trialogo senza evoluzioni (opere, mostre, transazioni). Il fattore “locale” (maggior valore del proprio territorio) nasce dalla pandemia che ha accorciato le traiettorie planetarie; il fattore “digitale” (crescita di un linguaggio che diventa società) nasce dal processo del Novacene (l’era in cui le macchine assumono una loro biologia autonoma): due fattori macroscopici – locale/digitale – per riflettere su come dovranno cambiare i musei, non solo nel modello curatoriale e conservativo ma nel loro pensiero filosofico.

Marcello Maugeri, (or perhaps nearly didn’t), collage digitale, 2020.

Tra le varie speculazioni mi attira ciò che definisco Social Museum: un luogo abitabile ma non statico, serbatoio di architetture in progress, connesso ai tempi e modi della vita, della tecnologia virtuosa, delle filiere corte che riducono la distanza tra artista e pubblico. Un museo che graviti attorno ai temi del presente inclusivo (dove il digitale detiene il fattore liquido ma non disperde gli archivi, la memoria novecentesca, le grandi opere, le avanguardie…) e che sia un selettore dal flusso gigantesco dei social media. Immagino un museo che parli la lingua di Instagram e TikTok senza diventare una sala giochi nipponica; un sito immersivo e tecnologico, combinatorio e olistico, pieno di device ergonomici, che supporti le biblioteche cartacee e le opere tangibili, collegando la memoria stabile ai processi rapidi dell’artainment digitale; un luogo sensoriale e attraente che salvi e rimoduli i topics qualitativi dei social media, cogliendo l’aspetto evoluto dei contenitori ad alta popolarità. Il Social Museum sarà uno spazio di ibridazioni, un archivio curatoriale tra artainment e ricerca, un luogo aperto per selettive costruzioni di contenuti. Musei  del prossimo futuro per il sapere del nuovo presente.

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