Sarà un caso ma a Vienna, appena terminata la mostra di Egon Schiele, artista che rappresenta la figura femminile come oggetto di sguardo, si è pensato di dedicare tre mostre ad altrettante protagoniste donne del mondo dell’arte.
Nella capitale austriaca andranno in scena le opere di personaggi diversi per stile, per espressione ed emotività ma ognuno di loro è riuscito a emergere in un mondo d’arte legato ancora a certi schemi che attraversano presente e passato. Riconoscere l’importanza delle voci femminili nell’arte significa arricchire la nostra comprensione del mondo, favorire il cambiamento sociale e costruire una cultura più equa e rappresentativa. Così l’arte può essere specchio e motore di una società giusta e consapevole.
La scelta delle artiste è stata fatta come un viaggio nelle emozioni toccando, indifferentemente, le forme d’arte più classiche, fino alle più attuali: da Michaelina Wautier, artista seicentesca belga, si arriva ai giorni nostri con le performance di Marina Abramović, passando per i primi del Novecento, con gli scatti di Lisette Model.
Michaelina Wautier è presente al Kunsthistorisches Museum di Vienna fino a fine febbraio. La Wautier è particolarmente interessante perché rappresenta una delle più importanti scoperte nel mondo dell’arte negli ultimi decenni; viene definita come la pittrice che sfidò il barocco. La sua storia è avvolta nel mistero, di lei si sa pochissimo. Fino a poco tempo fa si pensava che le sue opere fossero state eseguite dal fratello Charles, anch’esso pittore e forse suo maestro. Michaelina è stata un’artista dotata di un tratto potente e di una capacità descrittiva unica nel suo genere; questo ha fatto sì che, guardando i suoi dipinti, si è sempre pensato a delle opere di fattura maschile. D’altronde in quel periodo le donne, tranne alcune eccezioni, si dedicavano più di frequente ai paesaggi e alla natura in genere. Le opere dell’artista invece sono ricche di personaggi e rappresentano racconti e momenti mitologici o storie sacre.
L’opera che ha più sconvolto e che ha destato più perplessità per l’attribuzione è stata il suo famoso Baccanale, capolavoro assoluto per le sue dimensioni impressionanti e la descrizione pittorica accuratissima, che tra l’altro mostra un’attenta conoscenza del corpo maschile, cosa che lascia pensare la presenza di modelli uomini. Oggi, grazie al suo più grande collezionista, l’arciduca d’Austria Leopoldo Guglielmo, il Kunsthistorisches di Vienna può celebrare questa misteriosa artista con un numero cospicuo di opere.

Facciamo un salto di tre secoli e ci ritroviamo all’Albertina di Vienna con la mostra dedicata a Marina Abramović (10 ottobre 2025 – 1 marzo 2026), fondatrice della Performance Art e certamente l’artista più sorprendente dei nostri tempi. Bettina M. Busse, la curatrice, ha voluto ripercorrere tutte le più importanti performance dell’artista. Ogni sala del museo ha un tema specifico come la Partecipazione, il Comunismo, i Limiti del Corpo, l’Energia della Natura, l’Illuminazione. Sono proposte le prime performance da solista e le leggendarie performance congiunte come Transitory Objects for Human Use, che invita alla partecipazione del pubblico, e la spettacolare Balkan Baroque che le ha fatto vincere il Leone D’Oro alla Biennale di Venezia nel 1997. Ricordiamo la potenza di questa performance, che forse concettualmente deriva dalle origini dell’Abramović, figlia di due dissidenti jugoslavi; infatti l’artista tocca sempre motivi politici importanti e si manifesta in modo violento e impressionante per una denuncia aperta e forte: Marina, per 4 giorni seduta su un cumulo di ossa bovine sporche di sangue, le pulisce incessantemente e ossessivamente per ricordare la Pulizia Etnica che stava avvenendo in quei giorni nei Balcani e per rappresentare il pulirsi la coscienza da parte degli stati occidentali. Le performance dell’Abramović sono anche e soprattutto basate sulla sfida estrema del suo corpo, fino ad arrivare ai limiti più disperati che sfidano, in tanti casi, addirittura la morte. Forse per l’Abramovic questo è un modo per esorcizzare le proprie paure, è una continua lotta con sé stessa come se volesse espiare qualcosa o magari si tratta di una morbosa curiosità che esplora i limiti della fisicità umana; in ogni caso la spettacolarità delle azioni sembra essere la cosa più importante per un’artista coraggiosa e sicuramente originale. Forti le performance a due come quando si confronta col suo ex-compagno Ulay, creando momenti ad alta tensione, eccentrici e imbarazzanti per il pubblico, facendolo partecipare ad azioni inaspettate come quando, per oltrepassare una porta, i presenti furono costretti a passare tra i corpi nudi dei due artisti. Sono sempre rappresentazioni estreme che coinvolgono al massimo del livello emotivo sia l’artista sia l’osservatore. Le performance scelte per questa occasione sono riproposte ogni giorno, fino alla fine della mostra.

Adesso torniamo ai primi del Novecento per celebrare Lisette Model (1901-1983) presente all’Albertina di Vienna fino al 22 febbraio 2026. Street photographer, la Model è considerata una delle più importanti fotografe donne a livello internazionale. Dotata di grande talento ha influenzato con i suoi scatti, in maniera determinante, il mondo dell’arte contemporanea. Lisette era austriaca naturalizzata statunitense ed è proprio tra le vie variegate di New York che ha trovato l’ispirazione per il suo lavoro di Street Artist, città dove per lungo tempo ha insegnato sia a livello istituzionale sia privato. Passava disinvolta dal fotografare la vita di strada americana alle foto di moda per Vogue o Harper’s Bazaar, riuscendo sempre a cogliere l’energia dei suoi soggetti preferiti. Il suo obiettivo era proprio quello di studiare i personaggi cogliendone la fisicità e l’anima; aveva un modo di fotografare unico: fermava i soggetti per strada senza mai stressarli, agendo in maniera veloce e determinata. Lisette non giudicava mai nessuno ma il suo scatto è impietoso: il soggetto è mostrato per come è, con i suoi difetti e la sua realtà. L’artista ha un modo di fotografare semplice, senza fronzoli, privilegia il bianco e nero, mettendo in evidenza grandi contrasti di luci e ombre, realizzando neri profondi e bianchi evidenti per sottolineare al meglio i tratti e le emozioni. È sorprendente come ottiene lo stesso risultato con le foto dedicate alla moda; è interessata anche a cogliere ciò che c’è dietro un sorriso, sviluppando un mondo di emozioni che catturano l’anima. È un’artista che vuole di più, che non si limita a documentare ciò che vede ma riesce, con semplicità, ad andare oltre, mettendo a nudo la realtà nascosta.
Lisette è stata la testimone di un periodo rivoluzionario, e il suo contributo ha lasciato agli artisti venuti dopo di lei un’eredità importante, che ha permesso di pensare e vedere le cose da una prospettiva differente.
Immagine di copertina: Michaelina Wautier, Bacchanal, 1659 © Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie
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