Il coraggio di ricordare. A Venezia Shirin Neshat mette in scena la storia tragica di Nasim Aghdam

Shirin Neshat, Do U Dare!, 2026. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples
Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Una giovane donna, occhi scuri attraversati da una profonda tristezza, si muove nelle sale preziose di un elegante palazzo storico veneziano. Le immagini che si alternano sulle grandi scatole luminose che la contengono rivelano che il luogo in cui la sua figura minuta agisce è una metropoli lontana, un contesto urbano che non ha nulla a che fare con la laguna, e del resto nemmeno lei e la sua storia hanno nulla di affine con l’ambiente all’interno del quale la stiamo osservando, in una strana prossimità che ce la fa comunque sentire vicina.

La potenza del lavoro di Shirin Neshat sta anche in questo, nel suo modo peculiare di portare storie e volti drammatici dove la scena effimera dell’arte contemporanea regala maggiore visibilità, e di giocare proprio su questo spaesamento per alzare con più forza la limpida voce di denuncia civile, che sempre è sottesa nei suoi racconti visivi.

Allestita fino al 6 settembre nella scenografica ambientazione di Palazzo Marin, una dimora privata di charme nel cuore di Venezia, la trilogia di video che compongono il progetto espositivo Do U Dare! dell’artista iraniana è un’opera potente, che esige un tempo adeguato di visione e di riflessione.  Presentato in concomitanza con l’ultima Biennale di Arti Visive, il progetto espositivo di Neshat, infatti, punta sulla grande visibilità internazionale degli eventi in laguna, ma reclama al contempo uno spazio autonomo e privato, che trova, appunto, in un’ambientazione appartata, capace di regalare penombra e attenzione.

Proiettati su grandi strutture autoportanti, dislocate in diverse sale, i tre video, riprese di altissima qualità espressiva in cui si alternano bianco e nero e colore saturo, sono ambientati ciascuno in un preciso contesto socioeconomico dell’area metropolitana di New York, e spingono  quasi a immergersi in una serie di scenari molto diversificati e caratterizzati – la Brooklyn dell’immigrazione, l’arrogante Wall Street, un sobborgo di New York – dove, attraverso l’intensa performance dell’attrice Pegah Ferydoni, Neshat frammenta e ricompone in tre capitoli la storia tragica di Nasim Aghdam, una giovane di origine iraniana, la cui vita e pratica artistica l’hanno profondamente ispirata.

Nella storia di Nasim c’è, infatti, qualcosa di profondamente differente ma ci sono anche affinità con quella di Shirin, entrambe partono dalla prospettiva della condizione femminile iraniana, comune a chi vive la contraddizione di cercare autonomia e libertà nella società americana, ma ne incontra e subisce le illusioni e le disillusioni, il persistente senso di estraneità.


Shirin Neshat, Do U Dare!, 2026. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan_Naples
Shirin Neshat, Do U Dare!, 2026. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan_Naples

Il progetto si basa sulla storia vera di Nasim, fuggita in California a seguito della persecuzione religiosa del governo iraniano quando era ancora bambina, e cresciuta in una situazione di isolamento e difficile identificazione di sé, fino a trovare rifugio e coraggio nei video provocatori che lei stessa interpretava, curando travestimenti e scenografie, per diffonderli su You Tube. Quei video diventati virali (una selezione dei quali è visibile in mostra) che attraverso milioni di follower regalavano un’esistenza virtuale alla performer, furono improvvisamente oscurati, interrompendo il flusso creativo e spingendola a una grave crisi di identità.

E se, come ha ricordato Neshat all’inaugurazione, Nasim ha dato alla sua vita un esito estremamente tragico, suicidandosi dopo aver tentato un atto terroristico nella sede di YouTube, che l’aveva privata della sua arte, proprio l’arte deve restare lo strumento per riscattarne la memoria. La tensione provocata dalla mancanza di un vero senso di appartenenza e dalla costrizione a cercare la libertà in luoghi dove la censura comunque agisce, ha reso la storia di Nasim molto vicina alla sensibilità dell’artista, che in questo progetto ne ha voluto fare l’emblema di quella lotta tra culture, in una tensione inconciliabile tra vita interiore e vita esteriore, razzismo e desiderio di integrazione, ipocrisia politica e falsi miti, in cui spesso le donne, seppur in diversi modi, ancora soccombono.

La mostra è organizzata in collaborazione con la Galleria Lia Rumma da Banca Ifis e dall’Associazione Genesi, che si impegna ad affrontare tematiche urgenti sui diritti umani e su temi ambientali e socioeconomici, attraverso progetti d’arte contemporanea. Per l’occasione è stato pubblicato un volume monografico da Magonza Editore, con testi dei curatori Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, e un saggio di Giovanni Curatola, esperto di arte islamica. Il volume, ampiamente illustrato, offre un approfondimento generale della poetica di Shirin Neshat oltre all’analisi puntuale del progetto e del suo valore di testimonianza civile.


Shirin Neshat. DO U DARE!
a cura di Ilaria Bernardi and Bartolomeo Pietromarchi
09 maggio 2026 – 06 settembre 2026
Venezia, Palazzo Marin


www.palazzomarin.it
@palazzo.marin.venezia


Immagine di copertina: Shirin Neshat, Do U Dare!, 2026. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples


Continua a scoprire qui i contenuti di ArteiN!

Articoli correlati
Scopri i nostri autori

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.

Esplora la di articoli firmati da questo autore, lasciati affascinare dalle sue avvincenti storie e dalla sua unica prospettiva sull’arte.