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Alberto Fiz

L’impatto del Covid sul mercato dell’arte ha radicalmente modificato metodi e strategie con una rivoluzione inaspettata solo quindici mesi fa. È stato come uscire da una cabina con il telefono a gettoni e trovarsi nel bel mezzo di una chat. La trasformazione è stata globale. Anzi virale, tanto che il lockdown ha dato vita alla look down generation con un’infinità d’interazioni in più rispetto al recente passato e la rapida crescita di una nuova generazione di collezionisti digitali che per la prima volta sono entrati sul mercato.

Proprio l’online e le aste ibride hanno consentito di limitare i danni causati dalla crisi rendendo la situazione attuale differente rispetto a quanto era accaduta in occasione di precedenti crack come quelli del 1991 e del 2008. In base a qaunto rilevato da Art Tactics, nel 2020 il fatturato delle prime tre società, Sotheby’s, Christie’s e Phillips, è sceso complessivamente del 19,8% ma il dato non appare affatto omogeneo.

E se Phillips ha addirittura guadagnato il 3%, Sotheby’s ha lasciato sul campo il 16% del proprio giro d’affari (il globale è stato di 5 miliardi di dollari superiore a quello della rivale) e Christie’s il 25%. Una discesa in parte compensata dal forte incremento delle private sales, le vendite in trattativa privata che hanno consentito alle due major Sotheby’s e Christie’s d’incassare 2,8 miliardi di dollari (2,3 miliardi di euro).

 

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Beeple, Everydays: The First 5000 Days, 2021.

 

 

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