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Nicola Mette

24,42: due età…due momenti della vita.

24,42: due numeri che si specchiano tra loro, che formano un palindromo, che creano un gioco di somme, di moltiplicazioni e divisioni…e sono uno il quadrato dell’altro e si incontrano a metà per un attimo di vita brevissimo.

24,42: un viaggio all’interno delle danza contemporanea che affronta i temi della violenza e dell’omofobia. La comunità LGBT+ attende da lungo tempo una legge che possa garantire sicurezza e giustizia, condannando
le aggressioni nei confronti di chi ha la sola colpa di amare una persona dello stesso sesso. L’omofobia è spesso
generata dal timore di ciò che non si conosce e dal desiderio di nascondere la propria omosessualità repressa.

24,42 viene concepito da Matteo Bittante durante il lockdown dello scorso aprile 2020. Trovandosi costretto a casa, danzatore in piena carriera, a 42 anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, Matteo coglie l’occasione per guardarsi dentro. Da qui nasce l’idea di raccontare l’incontro di due età, 24 e 42, una che guarda avanti, ma non sa, e l’altra che, grazie all’esperienza, fa capire al giovane di non restare uno spettatore, ma di diventare protagonista della propria vita.

 

matteo bittante
Una scena da 24,42 – Vegliate Dunque di Matteo Bittante.

 

24,42 è un fiume fra due maturità che si ascoltano” spiega Bittante. “Sono contro ogni tipo di violenza e 24,42 è la storia di un ragazzo che viene picchiato da un branco, usato come capro espiatorio sul quale proiettare ogni male, solo perché diverso”.

La diversità fa paura, disturba l’equilibrio instabile di persone culturalmente deboli. 24 dolorante e pieno di ferite cerca una salvezza ritrovando davanti a se un alter ego, un io più maturo, che lo aiuterà a cancellare le cicatrici della sua anima.

24,42 sono il figlio e il padre, gli amanti, i gemelli siamesi uniti per il fianco, il viaggiatore e il mentore. Il primo numero in ascesa, dirompente, curioso, coraggioso, affamato di vita. Il secondo in discesa, consapevole, sazio, generoso. Due età dell’uomo incastrate in una croce chiastica che ruota vorticosamente sul perno del continuo cambiamento.

La storia recente e contemporanea è pervasa da vicende che portano alla luce violenza e odio. Nonostante l’evoluzione e il progresso in ogni campo, c’è un intero tessuto che continua a innervare il presente.
L’odio è uno strumento essenziale della retorica del capro espiatorio: si individua una vittima su cui orientare, anche violentemente, il risentimento sociale, evitando di affrontare le responsabilità e i vincoli che la realtà impone.

Un ragazzo viene inseguito e pestato senza motivo. Esanime si affloscia come un Cristo contuso tra le braccia di una Addolorata piangente dalle nocche abrase. 24 cade, muore e infine risorge sotto lo sguardo indagatore della torcia di 42, che lo trova in un cratere, nudo come un verme e gravido di rabbia. I due uomini intraprendono insieme un viaggio fugace, breve quanto il momento irripetibile di eclissi totale tra un oggetto celeste in fase crescente e uno in fase calante.

Il percorso porterà 24 al primo compimento della maturità, il perdono, e 42 all’accettazione di una nuova età al margine della giovinezza esaurita, giovinezza che cessa di essere un trofeo da rincorrere e invidiare trasformandosi in rinnovata energia da tramandare, per non morire, mai.

L’opera è una parabola notturna che culmina in una nuova alba, in accordo con l’omonimo passo 24,42 del Vangelo secondo Matteo, che recita: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.”

 

24,42 – VEGLIATE DUNQUE
Da un’idea di Matteo Bittante – coreografo
Danzatori: Giovanni Leone e Matteo Bittante
Sound design & Mix: Chris Costa
Costumi: Tom Rebl
Produzione: DANCEHAUSpiù
Foto: Pietro Agostini | The Jack Stupid – Creative Studio

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