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Gianluca Marziani

Un secolo d’arte analogica ha trovato nel White Cube la sua dimensione ideale, lo spazio elettivo in cui far galleggiare l’opera, isolandola dal caos colorato del mondo esterno. Entrati ufficialmente nel millennio tecnologico, circondati da una progettualità che connette sempre più l’opera al mondo reale, diventa necessario un ripensamento dello spazio in cui elaborare la forma praticabile del luogo d’arte.

Che non significa aggiungere device tecnologici, fornire visori VR o creare stanze ad alta immersione. L’utilizzo di protesi digitali va bene ma appartiene agli strumenti del nuovo, mentre la finalità generale chiede un rinnovato format del concetto espositivo, delle sue consuetudini commerciali, delle pratiche di fruizione e coinvolgimento.

Il luogo d’arte nell’era del Covidocene dovrà, innanzitutto, integrare lo spazio fisico alle piattaforme virtuali della comunicazione social. Questo significa far partire l’esperienza visiva prima dell’arrivo nel luogo, allungandola dopo il tempo della visita, disegnando un viaggio dei sensi e non una semplice occasione di svago.

 

covidocene
Massimo Rossetti, QR Code, 2020.

 

Creare un diverso spaziotempo significa integrare molteplici servizi attorno alla mostra, offrendo svariati margini d’esperienza che ognuno definirà con strumenti sartoriali, in grado di aderire alle singole esigenze.
Lo spettatore si trasformerà in un fruitore circolare che interagirà con piattaforme digitali di ultima generazione. Su queste piattaforme, connesse al cloud web del museo, il fruitore si muoverà tra gli ambienti che il museo propone, selezionando tools da un elenco di servizi e prodotti.

Ognuno potrà ricevere il catalogo dove e come preferisce, seguire workshop e lezioni attorno ai temi della mostra, diventare protagonista creativo con una didattica innovativa, realizzare un merchandising personalizzato, interagire con l’artista e il curatore, entrare nel backstage del museo, godersi magazzini e depositi in modo fruibile e  immersivo… Fidatevi: il cubo di domani sarà ricco di nuovi colori.

 

Massimo Rossetti, QR Code Torno Subito, 2019, cm 30×30.

 

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