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Massimiliano Parente

La bellezza non salverà il mondo

L’arte è di chi sa mettere in scena l’orrore dell’esistenza

Arte e bellezza? Un concetto demolito proprio dall’arte alla fine dell’Ottocento, e poi avanti, dagli impressionisti alle avanguardie dei primi del XXI secolo, espressionisti, cubisti, astrattisti, e infine il tana-libera-tutti, Marcel Duchamp, perché non voleva essere “stupido come un pittore”, e aprì la strada a tutta l’arte contemporanea, cioè all’arte come pensiero.

La bellezza è rimasta l’ultimo baluardo dei conservatori, come se significasse qualcosa in assoluto. Per cui ci si sdilinquisce per Raffaello, Michelangelo, Leonardo e il Rinascimento, che altro non era se non il rinascimento dell’arte greca (la mimesis) e soprattutto i migliori mezzi tecnologici che aveva il potere del tempo, Chiesa e aristocratici, per affermare il proprio dominio, era propaganda.

La vera arte inizia quando smette di avere committenti, quando l’artista inizia a essere indipendente, come del resto l’intera società occidentale, dal pensiero religioso e aristocratico, ovvero smette di essere un servo, l’esecutore di un messaggio, stupido come un pittore appunto. Da qui, l’arte contemporanea usa ogni mezzo per esprimere un pensiero, è piena di stronzate ma anche di cose geniali, ma non di bellezza.

La bellezza è una convenzione, cambia di secolo in secolo, di cultura in cultu- ra, ma l’unica vera bellezza l’hanno creata l’Illuminismo e la rivoluzione scientifica e capitalista, e hanno reso possibile la vera arte, la vera idea dell’artista, dal romanticismo in poi: l’artista che parla per se stesso, non per altri.

 

La bellezza non salverà il mondo, rappresentata con un'opera d'arte di Giuseppe Veneziano e Giovanni Motta.
Giuseppe Veneziano e Giovanni Motta, Digital Renaissence, 2021, video loop.

Nel 1948, il critico d’arte tedesco Hans Sedlmayr, scrisse un libro istruttivo, intitolato Perdita del centro. Voleva il ritorno ai polittici gotici e all’idea di bellezza del Rinascimento. Era stato non per altro un nazista, quelli che bruciavano i quadri dei geni del Novecento.

Oggi l’arte è pensiero. Che sia stupido o intelligente dipende dagli artisti. Ma non deve produrre bellezza. Anzi, gli artisti più importanti, sia nelle arti visive che in letteratura, hanno messo in scena l’orrore dell’esistenza. Penso a Bacon, a Beuys, su un livello più alto a Marcel Proust, a Samuel Beckett, a Bernhard, a me.

L’arte è pensiero, e il pensiero oggi è degli scienziati, che possono essere usati dagli artisti per esprimere qualcosa di importante, op- pure ignorati, per produrre bellezza, cioè intrattenimento decorativo, o propaganda fuori tempo massimo.

Perché poi neppure un cielo stellato è bello, è solo un’altra illusione: ogni stella è come il nostro Sole, non c’è un centro, forse ci sono milioni di Terre come aveva intuito Giordano Bruno bruciato vivo da coloro, i nazisti dell’epoca, che vedevano la bellezza nella Cappella Sistina (e oggi, solo negli ultimi venti anni, ne abbiamo avuto la conferma, osservando oltre quattromila esopianeti, ossia pianeti di altre stelle, altre possibili Terre), sappiamo che oltre il sottile strato del nostro cielo (dove Michelangelo colloca il personaggio immaginario del best seller fantasy dei cattolici) c’è un universo freddo, attraversato da radiazioni e cancerogeno.

L’arte è di chi sa distruggere la bellezza. Altrimenti la bel- lezza sarà delegata alla Starship di Elon Musk che tra un decennio o due partirà per Marte, non a una madonna su tela tra migliaia di madonne. Basta retroguardie. Poi, se non siete d’accordo, guardatevi tutte le madonne con bambino che volete. Potete farlo, siete liberi. Altra conquista dell’Occidente, che ci ha liberato dalla bellezza e anche dagli obblighi di venerare bellezze di propaganda.

 

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