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Angelo Crespi

Picassianamente i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano. Ma stabilire chi ruba, chi copia, chi semplicemente cita, nell’epoca dei social è arduo. E forse inutile, essendo l’arte fin dagli albori una sorta di lunga e amorevole citazione, per cui ogni artista ha rifatto il precedente con propria tecnica e stile. La faccenda però si complica nel concettuale perché l’opera esiste solo in quanto idea e l’artista, francescobonamianamente, è chi per primo l’ha avuta.

 

brand
Francesco Vezzoli, Ritratto di Chiara Ferragni come Madonna con Bambino dipinta da Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, 2020. Courtesy of the artist.

Prendiamo un recente caso: Francesco Vezzoli per la chicchissima “Vanity Fair” concepisce in digitale Chiara  Ferragni come la Madonna con Bambino del Sassoferrato e Giuseppe Veneziano, senza indugio, posta su Instagram
in patente confronto la sua Ferragni, che risale a un paio di anni prima, dipinta in posa di Madonna con Bambino, ma questa volta da Raffaello. Sempre Vezzoli, sempre per “Vanity Fair”, ponza una bandiera italiana con un taglio al centro come fosse Fontana, e Mr. Savethewall rispolvera un proprio precedente simil vessillo con vari tagli e dal geniale titolo Itaglia.

 

Giuseppe Veneziano, La Madonna di Instagram, 2018, acrilico su tela, cm 51×38.

 

Nulla di male, le idee circolano e con immediatezza, e già Vezzoli in concettosa intervista ha chiarito che nel profluvio di Instagram la sfida è “filtrare le informazioni e semplificarle a livello quasi parossistico”. D’altronde la Cassazione, nel 2018, ha ribadito che non esiste plagio di idea, dato che il diritto di autore non protegge l’idea in sé “ottenibile anche fortuitamente, come autonomo risultato dell’attività intellettuale di soggetti diversi e indipendenti”, mentre ci sarebbe plagio solo quando si riscontra “identità di espressione, intesa come forma attraverso la quale si estrinseca il contenuto del prodotto intellettuale”.

In ogni caso, anche altre artistar sono state colte ad occhieggiare filtrando e semplificando in modo parossistico: Damien Hirst ha ammesso di aver copiato le sue opere più riuscite, Jeff Koons è stato costretto a pagare per aver plagiato immagini dei colleghi. La questione fuori dal campo del diritto è di ordine filosofico: se l’arte concettuale si risolve nell’idea e non esiste protezione dell’idea chiunque può legittimamente riutilizzarla. Conterebbe allora la forma in cui si realizza. Ma visto che l’artista concettuale spesso affida l’esecuzione dell’opera ad altri e non importa come essa viene prodotta, e l’idea può ben averla pensata “fortuitamente” anche chi arriva secondo e terzo, in cosa dunque consiste per davvero l’opera d’arte? Vezzolianamente nel brand.

 

 

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