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Stati d’animo (del collezionismo)

Umberto Boccioni, States of Mind III; Those Who Stay, oil on canvas, 1911, MoMa New York
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Stati d’animo è un’opera di Umberto Boccioni datata 1911 e composta da tre dipinti: il primo, Gli addii, mette in scena il movimento delle persone dentro una stazione ferroviaria; il secondo, Quelli che vanno, si presenta con linee oblique che suggeriscono la partenza del treno; il terzo, Quelli che restano, è improntato su linee verticali che stanno per quelli che, al contrario, sono rimasti in stazione.

Il trittico si trova al Museo d’Arte Moderna di New York. Ma non è di questo che voglio parlarvi. Non di New York. Non del Futurismo.  E nemmeno di Boccioni. Mi interessano invece due di quei tre titoli, precisamente: Quelli che vanno e Quelli che restano.  Mi interessano, perché vorrei trasportarli nell’attuale mercato dell’arte.

Una volta, lo ricordo benissimo, la domanda che i collezionisti si facevano era questa: “Chi sono quelli che vanno?” (riferito ovviamente ai nomi destinati a costare via via di più), mentre ora, nell’epoca dei database, del collezionismo fai da te, del “quello ha fatto un record da… (segue nome della casa d’asta)”, in quest’epoca dove tutti sanno tutto di tutto (si fa per dire, ovviamente), la domanda che dobbiamo porci è invece un’altra: “Chi sono quelli che restano?”.

Una volta funzionava così: tu andavi da Giorgio Morandi, consapevole che il quadro non te lo avrebbe regalato, Morandi è sempre costato molto, ma al contempo sicuro che negli anni a seguire sarebbe costato di più, perché il mondo del mercato dell’arte viaggiava di pari passo con quello delle mostre istituzionali, delle Biennali e delle Quadriennali, delle Documenta di Kassel, il mondo dell’arte viaggiava di pari passo con i contributi critici dei maggiori storici dell’arte a volte anche riportati dai maggiori quotidiani nazionali.

C’era, insomma, una stretta relazione tra prezzo e valore. 

Ma oggi? Siamo sicuri che sia ancora così? Siamo sicuri che tutto questo valga ancora?

Perché a me sembra di capire che oggi, l’unica cosa che veramente conta, è l’andamento del mercato in tempo reale. Della serie: se sale va bene; se non sale va male. E quindi vendo.

Parafrasando il trittico di Boccioni, possiamo quindi dire che lo stato d’animo attuale corrisponda più a “quelli che vanno”, che a “quelli che restano”, anche se, vista la volatilità del mercato e il repentino cambiare di gusti del collezionismo, sarebbe opportuno domandarsi chi, tra tutti questi artisti oggi protagonisti, resterà nei prossimi decenni.

E la risposta non sarebbe poi così difficile: resteranno quegli artisti presenti in tutti i manuali di storia dell’arte e, a volte, anche esposti sulle pareti dei musei. Che non è detto siano quelli più gettonati del momento.

Niente di grave, ovviamente, era solo una mia riflessione la mia.

O, più precisamente, un consiglio: al posto di chiederci “chi sono quelli che vanno oggi?”, sarebbe forse il caso di cominciare a domandarsi “chi sono quelli che resteranno domani?”.

Per dirla alla Boccioni: Quelli che restano. E non Quelli che vanno.

Non è difficile. Basta abituarsi.


Immagine di copertina – Umberto Boccioni, States of Mind III; Those Who Stay, oil on canvas, 1911, MoMA New York


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