Il 1497 è l’anno in cui Amerigo Vespucci sbarca sulle coste di quella che oggi chiamiamo Colombia e che i libri di scuola riportano come data ufficiale della scoperta del Sud America da parte di noi Europei. Un Nuovo Mondo ricolmo di ricchezze, naturali e non, oltre che di culture profondamente distanti da quella Cristiana del tempo. Maya, Aztechi, Inca, popoli in possesso di un enorme bagaglio culturale e di un profondo misticismo, oltre che di conoscenze tecnologiche sorprendenti per il loro tempo nel campo della matematica e dell’astronomia. Non è così curioso, a ben pensarci, che la Rivoluzione Copernicana (1543) abbia luogo cinquanta anni dopo il nostro contatto con questi popoli, dai quali abbiamo appreso molto.
In questa terra, così sorprendente per la sua bellezza e con radici davvero molto profonde, nasce Antonio Kuschnir (Rio De Janeiro, 2001), giovane talento portentoso del quale vidi i quadri per la prima volta un anno fa, esaminando delle fotografie digitali che, li per li, non mi dissero praticamente nulla.
Era una di quelle giornate di lavoro in cui sei totalmente concentrato sui tuoi impegni e sulle tue quotidiane frenesie, talmente tanto da correre il rischio di dare una risposta frettolosa, come quella che diedi io: “non mi piace!”. E di questa opinione rimasi fino al mese di luglio quando andai a visitare la sua mostra di Genova, più per un atto di cortesia verso il Gallerista, un caro amico oltre che un collega. Arrivato a Genova ho “sbattuto il muso” contro i suoi quadri e ne sono rimasto semplicemente folgorato. Davanti alle sue tele sono stato investito dalla potenza di quelle radici così profonde, dalla tecnica ineccepibile di questo ventiquattrenne che dipinge con la stessa fiabesca semplicità in cui può capitare di imbattersi osservando una tela di Chagall. Gli abiti delle figure nei suoi quadri sembrano rampicanti che crescono sui loro corpi e li avvolgono lentamente, come liane nella giungla, parte integrante, loro stessi, della composizione naturalista, perennemente protagonista del suo lavoro. Fusi, con altrettanta attenzione e maestria, sono gli aspetti del misticismo Precolombiano con quelli del Cristianesimo importato dai Conquistadores che lavorano assieme creando un’ideale macchina del tempo.
Grazie a essa lo spettatore viene proiettato in un viaggio millenario; tappa fondamentale diventa il momento della fusione tra queste culture, separate da un intero oceano pochi attimi prima, per diventare una sola, pochi attimi dopo. La visione Biblica di Adamo ed Eva esce così dai canoni secolari della pittura europea per acquisire un aspetto completamente nuovo, inedito, in cui le foglie di fico si trasformano in quegli sgargianti, coloratissimi rampicanti e dai volti scompare la paura di chi sta per essere cacciato dal Paradiso. Al posto di quella paura la leggerezza di un semplice gesto, quello di donare un fiore all’altra metà della tua mela. Una riscrittura in piena regola! Esplorare il lavoro di Kuschnir ha qualcosa di magico che, su due piedi, non riesci a comprendere. Nelle sue “Creature” non ci sono mostri, né demoni o peccati originali ma solo l’innocente speranza dei suoi ventiquattro anni. Speriamo rimanga sempre così e soprattutto, speriamo abbia ragione lui.
Immagine di copertina: Antonio Kuschnir, ADAM AND EVE, 2025 – Courtesy l’artista
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