La sindrome di Stendhal è inevitabile: nel 1545ca Agnolo Bronzino ci restituisce questo ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni che è sicuramente una delle opere più emozionanti nella Storia dell’Arte italiana.
Lo splendore di Eleonora è mutuato dal Bronzino in un’indagine sulla vera essenza di questa donna che esprime una modernità ante litteram col suo essere madre e sposa ma anche controparte e compagna del marito Cosimo I° De’ Medici. L’artista scopre, al di là di questo “manifesto” dello stile fiorentino di quegli anni, tutta l’intelligenza, la diplomazia, il garbo di una sposa sapiente e determinata.
Eleonora era nata in Spagna nel 1522 ma cresciuta a Napoli dove era giunta al seguito di suo padre. Cosimo de’ Medici avrebbe dovuto sposare Isabella, primogenita di Don Pedro, ma il giovane principe le preferì la più giovane Eleonora.
L’Umanesimo aveva posto l’uomo al centro del mondo, questa visione antropocentrica non negava né la spiritualità né il divino, l’uomo si dibatteva in un costante confronto-conflitto con la ragione e lo spirito. La contestuale nascita di una nuova borghesia mercantile e finanziaria aveva sviluppato una cultura “laica” e razionalista tesa a una interpretazione sperimentale della realtà: è in questo momento che tutte le discipline culturali e artistiche si sviluppano esponenzialmente stimolate dal nuovo modello di vita. La gioielleria comincia a perdere il carattere di ornamentazione rituale e cerimoniale per assumere la funzione di ORNAMENTAZIONE PERSONALE.
Gli artisti svincolatisi, in parte, dalla tutela ideologica della Chiesa cercarono di trovare soluzioni nuove ispirandosi al mondo classico e al pensiero antico, configurandolo sul piano della realtà e della razionalità. Necessaria premessa per capire il ruolo di Eleonora che impone una sua visione personale della vita di corte e uno stile personalissimo che cambia anche il contesto economico di Firenze.
Nel 1540 la sede della Corte Medicea passa da Via Larga a Palazzo Vecchio, i migliori artigiani sono al servizio dei Duchi ed Eleonora gestisce personalmente le spese della famiglia e della casa. Gli appartamenti vengono affrescati dal Bronzino e da Giorgio Vasari, mentre l’aspetto esterno del palazzo rimane austero e autorevole. A lei si deve l’acquisto di Palazzo Pitti che diventerà la sede della prestigiosa casata medicea. Eleonora non potrà godere di questi fasti perché morirà nel 1562 a soli 40 anni.
Il ritratto del Bronzino è ufficiale e dunque strumentale al rango di Eleonora, l’artista usa il linguaggio figurativo della metafora e del simbolo che è fortemente evocativo della personalità della stessa.
L’acconciatura di Eleonora è già una novità: indossa la “SCUFFIA”, ovvero una cuffia in rete d’oro molto innovativa rispetto ai canoni dell’epoca che prevedevano acconciature ornate con spille e trecce di capelli posticci.
In età neroniana si portavano simili ornamenti e anche se Eleonora non poteva aver visto gli scavi di Pompei, la tradizione popolare napoletana sicuramente ne conservava la memoria. Coordinata alla scuffia, la rete d’oro che orna la scollatura del sontuoso abito damascato: novità che sottolinea la casta femminilità e la bellezza della donna. Gli ORECCHINI, desueti ormai da molti anni, appaiono qui con il tocco luminoso delle perle che sottolineano lo splendore del viso. La COLLANA con pendente che Eleonora indossa è un gioiello tradizionale che viene aggiornato con una seconda, inconsueta collana celebrativa della ricchezza del casato mediceo. LA PERLA è anche simbolo di castità e fertilità perché, associata alla luna e a Venere, sovrintende ai processi generativi. Nel matrimonio, la fertilità è “casta”. Il PENDENTE ha un diamante incastonato che è simbolo di forza e di invincibilità, esso esprime il suo potere apotropaico capace di allontanare il maligno ma anche l’invidia altrui. La CINTURA che la Duchessa indossa è d’oro con un BALASCIO (spinello rosso spesso confuso con il rubino), uno smeraldo di taglio cabochon e due zaffiri incolori molto somiglianti a diamanti. I colori delle pietre rappresentano le tre Virtù teologali: FEDE il bianco degli zaffiri incolori, SPERANZA il verde dello smeraldo, CARITA’ il rosso del rubino balascio. I castoni sono disegnati con il tronco o broncone di alloro, simbolo araldico voluto da Lorenzo il Magnifico dopo l’assassinio del fratello Giuliano nella Congiura dei Pazzi. La cintura termina in una grande nappa di piccole perle su cui il Bronzino imprime un movimento a spirale che riempie di dinamicità tutto il ritratto.
Bella e affusolata è la mano della Duchessa, stranamente priva di anelli, che rimanda alla piccola mano di suo figlio Giovanni, l’abbraccio è simbolo di protezione e di continuità della grande casata medicea. La particolare ricercatezza dei gioielli che Eleonora indossa si coniuga perfettamente con l’abito vanto delle manifatture fiorentine: il prezioso broccato è intessuto con “ricci” d’oro di diverse altezze e su un fondo in argento. I RICCI si ottengono rialzando le trame metalliche e solo pochissimi artigiani erano in grado di eseguire un simile capolavoro tessile.
Nel primo quarto del secolo XVI la difficile situazione politica di Firenze indusse molti artigiani tessili a fuggire dalla città, Cosimo I emise bandi per agevolarne il ritorno ed Eleonora fu l’artefice materiale di questo progetto. La Duchessa diede lavoro a tutte le manifatture cittadine ottenendo così condizioni di benessere diffuso che produssero notevole consenso attorno al suo consorte.
La regola di Eleonora è quella di evitare gli eccessi: è d’obbligo esprimere semplicità e morigeratezza riservando lo sfarzo agli eventi ufficiali che evidenziano la potenza del Casato de’ Medici. Il suo motto è “Cum pudore laeta foecunditas” che si riferisce alle virtù femminili ma non esclude, nella modernità della sua visione, la capacità di essere vera compagna ed indispensabile promotrice del successo del proprio compagno di vita.
Immagine di copertina – Agnolo Bronzino, Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni, olio su tavola, 1545, Galleria degli Uffizi, Firenze
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