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Roberto Floreani

Va al maestro del Futurismo l’invenzione dell’Astrazione

La celebrazione delle ricorrenze si rivela il più delle volte funzionale all’approfondimento sull’autore o sull’argomento prescelti, alla luce delle novità maturate nel tempo. Per quanto riguarda Giacomo Balla, di cui si è appena celebrato il 150° della nascita (18 luglio 1871), così come, in ambito artistico analogo, si era verificato sia per i centenari del Futurismo (2009), che della morte di Umberto Boccioni (2016).

Grazie alla celebrazione del centenario, si è riusciti a fare un po’ di chiarezza all’interno del Futurismo, saccheggiato, depotenziato o semplicemente oscurato per interminabili decenni: certificando la sua importanza seminale e il suo periodo di operatività dal 1909 al 1944 nella sua compattezza, marginalizzando diciture di fantasia diventate di uso comune quali primo e secondo, eroico, storico o altro.

“Giacomo Balla attraversa, in modo quasi miracoloso, tutti questi presupposti, sia da futurista che da astrattista, o ancor meglio da Astrattista Futurista”

Nel 2016 si è poi rivalutata la portata mondiale di Umberto Boccioni, anche come scultore e teorico e oggi, con Giacomo Balla, si ribadisce una via italiana all’Astrazione che inizia proprio in quegli anni e proprio con quei protagonisti, nel tentativo di superare l’atavico complesso d’inferiorità della ricerca nazionale rispetto a quella europea.

Giacomo Balla attraversa, in modo quasi miracoloso, tutti questi presupposti, sia da futurista che da astrattista, o ancor meglio da Astrattista Futurista, come avrà modo di firmarsi nella Ricostruzione futurista dell’Universo, pubblicato con Fortunato Depero, nel 1915.

 

Giacomo Balla
Lo “studiolo rosso” di Casa Balla a Roma, in via Oslavia. Courtesy MAXXI – Roma. ©GIACOMO BALLA, by SIAE 2021.

 

 

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