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Chiara Canali

Dal teatro alla videoarte, prove tecniche di artivismo

L’Artivismo è un termine che indica il connubio tra arte e attivismo politico e si configura attraverso le azioni di artisti e collettivi caratterizzati da una forte vocazione all’impegno sociale e politico. Questo binomio è diventato noto soprattutto negli anni Ottanta in relazione alla comparsa delle prime reti telematiche per poi diffondersi con lo sviluppo di Internet e della cultura digitale.

Tra i principali “artivisti” del XX secolo è doveroso menzionare Giacomo Verde (1956-2020), autore che ha attraversato diverse pratiche mediali – video-arte, tecno-performances, spettacoli teatrali, installazioni, opere di arte interattiva e di Net Art – privilegiando l’utilizzo di forme di arte relazionale in cui le istanze estetiche non sono mai disgiunte da un forte impegno etico e politico.

Nel 2007 Giacomo Verde pubblica una sua monografia autobiografica intitolata Artivismo tecnologico. Scritti e interviste su arte, politica, teatro e tecnologie (Edizioni BFS, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 2007).

Come lo stesso Giacomo Verde specifica nella prefazione, per il termine “artivismo” deve ringraziare la studiosa Tatiana Bazzichelli che aveva incluso la sua attività artistica nella sezione “Artivism” della mostra “AHA” (realizzata nel febbraio 2002 presso il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea di Roma) che comprendeva le sezioni “Hacking” e “Activism”.

Nel suo saggio, Giacomo Verde afferma: “Per me l’artivismo è tale quando una creazione artistica si accompagna coscientemente ad una azione politica o quando è cosciente del valore politico che mette in campo. E comunque l’arte, in quanto azione pubblica, è sempre politica anche se non vorrebbe. Si tratta di decidere da che parte stare.

L’artivismo è nato in un contesto che si riconosce nell’autore collettivo, nel binomio arte-vita e nel superamento dell’oggetto d’arte. E questa è una precisa scelta di campo. L’ibridazione tra arte e attivismo dovrebbe produrre una doppia azione: nel campo attivista dare più spazio alla comunicazione creativa e nel campo artistico aumentare il senso di responsabilità politica delle proprie scelte”.

La sua attività artistica, più che consistere nella produzione di oggetti da esporre in mostre e gallerie, si traduce in “operazioni” che convocano la presenza dello spettatore in un cerchio relazionale dove è “vietato non partecipare”, e questo vale in particolar modo a partire dagli anni Novanta, quando Giacomo Verde ha cominciato, tra i primi in Italia, ad occuparsi di arte interattiva.

 

Giacomo Verde
Giacomo Verde

 

L’impegno in ambito sociale e politico è un altro aspetto fondamentale che contraddistingue l’estetica relazionale di Giacomo Verde e che si traduce in svariate pratiche di attivismo artistico, azioni di Netstrike, di sostegno e partecipazione attiva a campagne di controinformazione e ad iniziative no-profit, in una costante ricerca di un punto di equilibrio, non sempre facile da attuare, tra “bellezza” e “giustizia”, fra atteggiamenti etici, morali e politici.

Distante dagli aspetti più vistosi e spettacolari del sistema dell’arte contemporanea, l’operare artistico di Giacomo Verde attecchisce e prolifica in territori decentrati ma vitali, per dar voce a bisogni e ad immaginari che non trovano spazio nei media ufficiali. Molti dei suoi progetti si configurano come kit creativi dotati di “istruzioni per l’uso”, opere aperte, o meglio open source, il cui codice sorgente è a disposizione di tutti, per incentivare sia la creatività individuale che collettiva.

Coniugare la creatività con l’impegno sociale e politico e coinvolgere attivamente lo spettatore sono, quindi, tra le principali motivazioni che stanno alla base della poetica di Giacomo Verde, assieme a un’attitudine ludica e liberatoria.

Mettere in scena il linguaggio oltre che i contenuti, mostrare i processi di trasfigurazione del reale che ogni atto rappresentativo comporta, sono strategie estetiche e cognitive che le avanguardie artistiche e teatrali, da Duchamp a Brecht, hanno adottato per evidenziare l’artificialità e la convenzionalità delle procedure rappresentative e mimetiche.

È nel solco di questa tradizione che si collocano le “strategie di smascheramento” e di rottura della cornice illusionistica costantemente adottate da Giacomo Verde, come nel Tele-Racconto, dispositivo ideato dall’artista negli anni Novanta, in cui si intrecciano narrazione, micro-teatro e macro-ripresa in diretta, divenuto poi una sorta di prototipo per altre operazioni performative, quali la realizzazione di video-fondali-live in concerti, recital di poesia e spettacoli teatrali.

 

 

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