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Chiara Canali

Qualche mese fa, prima del secondo lockdown, ho avuto l’opportunità di visitare la collezione d’arte di Giancarlo e Danna Olgiati, a Lugano, che ospita oltre 200 opere di grande rilievo che spaziano dal primo Novecento al presente. Assieme all’energia e alla passione con cui gli Olgiati mi ha ospitato e raccontato il loro percorso espositivo, ho potuto apprezzare il nucleo di arte italiana degli anni ’50 e ’70 e quello dell’Arte Povera. All’inizio della loro avventura, Giancarlo e Danna intuirono subito che, per essere presenti nel panorama svizzero, dovevano mettere al centro della loro Collezione l’arte italiana e del sud delle Alpi.

La Collezione Olgiati è solo un esempio eccellente di un patrimonio culturale di cui l’Italia dovrebbe andare fiera: quello delle collezioni e dei musei privati.

Secondo uno studio globale condotto da Larry’s List nel 2016, il Private Art Museum Report, l’Italia figura al quinto posto nel mondo con 19 realtà e al secondo posto in Europa, dopo la Germania. Un fenomeno in crescita che nasce non solo dalla volontà di rendere fruibile al pubblico le proprie collezioni d’arte, ma soprattutto dal desiderio di supportare il patrimonio artistico italiano, non sempre adeguatamente sostenuto dalle gallerie private, dalle istituzioni pubbliche e dai museali nazionali.

Io stessa ricordo di aver curato una delle mie prime mostre (“La Nuova Figurazione italiana. To be continued…”, 2007) presso una collezione privata, quella della Fabbrica Borroni di Bollate, diretta da un grande mecenate e collezionista italiano da poco venuto a mancare: Eugenio Borroni. La Collezione Borroni è stato un importante progetto costituito da oltre 500 opere, che vantava originali nuclei di opere appartenenti alla Scuola Romana di via degli Ausoni, al Medialismo e alla Nuova Figurazione Italiana. Dal 2007 Fabbrica Borroni aveva avviato anche un progetto di valorizzazione della giovane arte italiana. Nel corso dei decenni, era diventata un punto di riferimento importante per artisti, galleristi, curatori.

Purtroppo, la scomparsa del collezionista ha determinato non soltanto l’interruzione di un lavoro di promozione sulla giovane arte italiana ma anche lo smembramento di gran parte del patrimonio di opere da lui collezionate nel corso degli anni. Mi è spiaciuto, infatti, venire a sapere che la Collezione Borroni è stata di recente messa all’incanto presso Cambi Aste: circa 100 opere vendute, per di più in un periodo di pandemia e di crisi epocale, che ha investito anche il sistema dell’arte.

Se una brusca successione può portare allo smembramento della “più vasta collezione privata di giovane arte figurativa italiana”, mi domando quale può essere il futuro delle collezioni e dei musei privati italiani, un patrimonio artistico incalcolabile per il nostro paese. Benché il rapporto stilato da Larry’s List attribuisca
all’Italia 19 musei/collezioni private, si tratta di un numero decisamente inferiore a quelli realmente attivi nel nostro Paese, spesso non censiti perché non costituiti come fondazione o museo.

 

collezioni d'arte
Un particolare di Fabbrica Borroni a Bollate, con un murale di Blu realizzato nel 2007.

 

Come impedire che, alla morte di un collezionista, le raccolte siano disperse e dimenticate? Le problematiche che sorgono in fase di passaggio generazionale di una collezione privata possono cogliere impreparati gli eredi. Se il collezionista compra per passione, l’erede, in alcuni casi, può trovarsi a gestire un patrimonio senza averne una conoscenza specifica.

Come agire in questi casi? Se la volontà è quella di far sopravvivere la collezione, si possono valutare diversi scenari (come suggerisce l’avvocato Calabi di Cbm &Partners): la costituzione di una Fondazione (priva di finalità lucrative con scopo di pubblica utilità) che può essere disposta anche per testamento, oppure il Trust che, nell’ambito delle collezioni, si sostanzia in un rapporto giuridico tra il costituente che trasferisce ad un altro soggetto (trustee, persona fisica o una società) il controllo dei beni e dei diritti nell’interesse di un beneficiario.

O ancora il mandato fiduciario, contratto attraverso cui le società fiduciarie assumono l’amministrazione dei beni per conto dei loro fiducianti. Invece, la donazione con riserva di disporre permette, a differenza delle fondazioni o dei trust, il diritto al donante di cambiare idea sulla destinazione dei beni.

Insomma le modalità sono diverse. Fabbrica Borroni, nelle più rosee aspettative, sarebbe potuta diventare museo dedicato alla giovane arte figurativa italiana visitabile e fruibile per il pubblico (tanto più che conserva sulla sua facciata murales di importanti artisti italiani, come Blu, Bros, Pao). Purtroppo così non è stato. Mi auguro che questa non sia la strada delle tante collezioni diffuse di arte italiana ancora presenti in Italia e che si possano valutare altri scenari e altre strade che preservino lo spirito e il gusto di chi le ha volute, attuate e costruite negli anni.

 

 

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