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Chiara Canali

Una delle parole d’ordine dell’ultimo periodo è “tokenizzare”!
Così come sono diventate sempre più comuni, anche nella sfera dell’arte, espressioni come NFT (acronimo di Non Fungible Token), drop, wallet… Ma andiamo con ordine e proviamo a tracciare un vademecum di questa nuova forma d’arte venduta attraverso i sistemi della blockchain.

Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione tra Arte Digitale e Crypto Art: la Digital Art ha ormai una storia longeva come forma d’espressione artistica, ma fino all’introduzione degli NFT e della tecnologia blockchain, era impossibile assegnare un appropriato valore di mercato a questa tipologia di opere d’arte data la loro facilità di replicazione e diffusione tramite la rete. Al contrario, la Crypto Art, sia che parta da un oggetto tangibile o che sia nativa digitale, identifica tutta quell’arte il cui file digitale viene associata ad un NFT e venduto tramite piattaforme legate alla blockchain.

L’Nft può essere quindi considerato quale una sorta di certificato di autenticità di un’opera creativa, o di un qualunque collectible, che prima di essere immessa sul mercato viene “tokenizzata”, ovvero grazie alla blockchain viene generato un “token” (una stringa di codice crittografato che replica la firma dell’artista) che viene collegato all’oggetto digital tramite uno smart contract. Caratteristiche proprie dell’NFT sono dunque l’unicità, la scarsità e l’indivisibilità, proprio come nel vecchio mercato delle opere d’arte fisiche.

 

tokenizzare
Hackatao, Queen of Crypto CMYK.

 

Alla cosiddetta “aura” di Benjamin il terzo millennio sostituisce l’NFT, che. una volta acquistato, funge da attestato di proprietà. L’NFT non blocca l’immagine digitale in sé, che può continuare a circolare, riprodursi e trasformarsi, come nel caso del Nyan Cat (il famoso GIF di Christ Torres, un meme che raffigura un gattino che vola lasciandosi dietro una scia arcobaleno, venduta lo scorso mese nel mercato della Crypto Art a 300 Ethereum, circa 590 mila dollari circa) e non blocca nemmeno la sua variante fisica, che può essere immessa in un mercato secondario.
Come l’arte tradizionale, quella digitale ha le sue gallerie, o meglio piattaforme online – i cosiddetti marketplaces –, dove il collezionista può acquistare soltanto dopo aver creato il proprio portafoglio elettronico su cui trasferire denaro in criptovalute. Le più conosciute, al momento, sono SuperRare, per opere in edizione unica, KnownOrigin e Makersplace, per multipli, Niftygateway su cui è possibile fare ancora transazioni in dollari.
Gli artisti mettono in vendita le loro opere sulle piattaforme attraverso dei “drop”, ovvero in gergo crypto dei veri e propri lanci, che rispondono alle regole dell’asta.
Tra gli artisti italiani che si sono maggiormente distinti, il duo italiano degli Hackatao che in due anni di attività su SuperRare ha generato transazioni per oltre 6 milioni di dollari. Il duo nasce nel 2007 muovendo i primi passi nel panorama dell’arte fisica tradizionale, tra mostre e collaborazioni con gallerie, facendosi spazio nel mercato dell’arte italiano grazie allo stile pop surrealista che ricorda quello di Murakami e di Warhol. Nel 2018 dopo l’incontro con Jason Bailey, curatore e fondatore di Artnome, arriva la svolta digitale, considerata dagli artisti come un’opportunità per fare qualcosa di nuovo e cambiare il paradigma del mercato dell’arte tradizionale. Tra i soggetti di Hackatao per il mercato crypto ci sono i Podmork, creature totemiche femminili come Queen of Crypto e Queen of Pop. Alla fine di febbraio 2021 gli Hackatao sono stati inseriti dalla rivista online Investorplace nella “10 Top NFT Artists Making Coin in the Latest Crypto Trend” assieme a Trevor Jones, Pak, FEWoCIOUS e, ovviamente, Beeple dopo l’asta milionaria di Christie’s.
Sempre nel contesto nazionale si stanno affermando altri esponenti come DotPigeon, che dipinge case da ricchi nelle quali si intrufola un personaggio con il volto coperto da un passamontagna (suo alter ego); Giovanni Motta, con le sue opere in 3D e i videoloop con protagonista Jonny Boy; Dangiuz, con le su opere digitali dall’estetica cyberpunk e, tra gli ultimi arrivati, anche Federico Clapis che ha tokenizzato alcune sue opere più iconiche come BabyDrone e Connection.

 

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