Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Chiara Canali

Nel movimento Cracking Art, il più noto in Italia nel panorama dell’arte al servizio della sostenibilità, il termine “crack” assume anche una connotazione filosofica, in riferimento alla dicotomia dell’Uomo, diviso tra natura e tecnologia. “La riflessione sul binomio Natura-Tecnologia ci ha avvicinati alla plastica come materiale simbolo di questo stato dell’essere umano”, afferma Kicco, tra i principali esponenti di Cracking Art. “Infatti, l’uomo produce la plastica, elemento artificiale, partendo da un elemento naturale, il petrolio”. Da qui nasce l’intuizione della rigenerazione della plastica, che, dopo essere stata estirpata dall’ambiente, viene reintrodotta nel mondo in una forma capace di stimolare la sensibilità dei fruitori d’arte – e non solo – sui temi della sostenibilità. “I polimeri di plastica si trovano dappertutto”, prosegue Kicco, “dai sacchetti che invadono l’ecosistema, alle protesi che invadono il nostro corpo”.

Ecco un altro termine cardine nella poetica di Cracking Art: invasione. L’idea alla base delle colorate installazioni fatte di animali di plastica rigenerata, che hanno reso celebre il movimento, è proprio questa: invadere con animali totemici spazi inaspettati, per creare una favola urbana che generi stupore nel pubblico. “L’intento”, spiega Kicco, “è quello di far passare i nostri messaggi attraverso un animale diverso per ogni luogo, che si faccia carico della morale della storia che vogliamo a raccontare. Ad esempio: il pinguino del 2005 parlava del problema del riscaldamento globale e l’invasione di questi animali raccontava la loro migrazione attraverso nuovi ambienti, a seguito dello scioglimento dei ghiacci.
Ogni posto ha un suo animale e una sua morale”. L’invasione ha anche un altro aspetto importante, quello di aiutare la comunicazione attraverso l’uso spontaneo dei social. “I visitatori promuovono la divulgazione dei messaggi, grazie ai selfie con i nostri animali. Ognuno crea la propria favola personale e, condividendola sui social, amplifica l’esperienza di tutti”.
A fine maggio Cracking Art ha realizzato una nuova tipologia di favola site specific, dove l’invasione artistica ecosostenibile si è spostata dal mondo animale a quello vegetale, cambiando anche il meccanismo creativo delle opere. Infatti, per la prima volta, i 400 elementi floreali componenti l’opera sono stati realizzati a mano, risultando dei veri e propri pezzi unici.
La Natura che non c’era, questo il nome dell’installazione, è stata esposta negli spazi industriali di Tollegno 1900. Essa parla della possibile riconciliazione tra Uomo e Natura che può avvenire solo tramite la rinascita, simboleggiata dal fiore.

 

Cracking Art

“Partendo sempre dal binomio natura-tecnologia, abbiamo, da una parte, osservato i luoghi abbandonati dall’uomo e invasi dalla vegetazione, dall’altra, seguito l’evoluzione tecnologica che prospetta l’autocoscienza dell’Intelligenza artificiale”. La vegetazione di plastica rigenerata è questo: la sintesi tra uomo e tecnologia che si fa Natura in una nuova forma. Il corpo umano dovrebbe essere il protagonista anche di un’altra, inedita installazione, ancora top secret, che affiancherà le “classiche”, senza sostituirle.
Per ora, quel che è certo è che il proposito di Cracking Art di far correre in parallelo passato e futuro con l’arte sarà molto evidente nel prossimo e più imminente progetto, “Cultura Animi”, sviluppato in collaborazione con l’Istituto Agrario Domenico Sartor di Castelfranco Veneto. Il titolo del progetto, “Cultura Animi”, richiama, invece, un altro forte legame – questa volta semantico – tra cultura e coltura, l’origine etimologica della parola “cultura”, infatti, deriva dal latino “colere” che significa “coltivare”.

Il percorso espositivo si articolerà in tre installazioni: Rigeneramento, installazione temporanea con le famose chiocciole che invaderanno la struttura scolastica, che prende il nome dalle proprietà rigeneranti della bava dei suddetti animaletti; Fior di Rana, installazione temporanea con una pioggia di rane che innaffierà metaforicamente la serra della scuola, che rappresenta l’acqua come elemento prezioso per la vita; In Pianta Stabile, installazione permanente, formata da un enorme vaso, percorso dalle chiocciole, all’interno del quale sarà piantato un albero di mele.

Per il movimento la novità assoluta consisterà nella donazione all’istituto di quest’ultima opera che diventerà la prima installazione permanente di Cracking Art.
Le sorprese non sono, però, ancora finite: infatti Cultura Animi “rientra in un format più ampio”, svela Kicco, “del tutto nuovo, il Green Street Art Museum, che vedrà il coinvolgimento di diversi artisti. L’idea è quella di creare un collegamento tra arte urbana e verde, in cui l’arte dalla strada si trasferisce in ambienti dove la Natura è protagonista”.

 

Abbonati ad ArteIN per ricevere il magazine.

Ti potrebbe interessare
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Dal teatro alla videoarte, prove tecniche di artivismo L’Artivismo è un termine che indica il connubio tra arte e…
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Una delle parole d’ordine dell’ultimo periodo è “tokenizzare”! Così come sono diventate sempre più comuni, anche nella sfera dell’arte,…
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Qualche mese fa, prima del secondo lockdown, ho avuto l’opportunità di visitare la collezione d’arte di Giancarlo e Danna…